venerdì 5 aprile 2013

Il M5S in località sconosciuta

Pare dai giornali che i parlamentari del M5S si siano intruppati su un bus, per andare a incontrarsi con Grillo in una località sconosciuta, con un ordine del giorno non noto ai comuni mortali, ma che dovrebbe avere a che fare con le presunte divisioni interne.

Mentre in Parlamento i cittadini del M5S cominciavano a fare il loro lavoro con un certo merito e metodo, un'iniziativa di questo genere fornisce il pretesto per un generale e motivato sbertucciamento in rete e sui media.
Tutta questa manfrina della "deportazione" dei parlamentari in luogo segreto, è la manifestazione di un discreto livello di paranoia dentro il movimento, che mi pareva già alto con le espulsioni dell'anno scorso, figuriamoci ora.

Paranoia e debolezza, perchè se non sai gestire le opinioni diverse che inevitabilmente emergono quando riunisci più di tre italiani nella stessa stanza, vuol dire che non hai l'organizzazione e il metodo e la ragionevolezza per farlo.
Per evitare la panna montata di TV e giornali sulle "spaccature interne", la si rende plateale nella forma (se ci si riunisce a porte chiuse, è chiaro che la discussione deve essere quantomeno "delicata"), metti un bel velo sopra ai contenuti, e in questo modo riesci a raddoppiare il danno: chi critica il M5S per essere "eterodiretto" ci andrà a nozze e chi nel movimento vuole capire se è in sintonia con le persone che ha eletto oppure no, deve aspettare il comunicatino finale.

Il danno, per quanto mi riguarda, mi pare ancora più grave pensando al fatto che, mentre tutti si sgoleranno sui parlamentari "eterodiretti" (proprio quando invece cominciavano ad emergere i primi risultati di un buon lavoro parlamentare) e sulla "segretezza" (di Pulcinella) del M5S, passerà (e già passata in realtà) in totale indifferenza l'intervista rilasciata al Manifesto da Luigi Saraceni, nel 1994 capogruppo  del PDS nella giunta parlamentare per le elezioni, che spiega senza tanti giri di parole che ci fu "un ordine" ai parlamentari PDS per NON sostenere l'ineleggibilità di Berlusconi.
Ordine che Saraceni descrive come "direttiva giunta dall'alto" e che si risolse con l'assenza "strategica" di tredici parlamentari del centrosinistra al momento del voto.
E' solo un piccolo esempio (ma neanche tanto visti i risultati) di cosa significa essere molto "politically correct" nelle procedure di partito in superficie, per poi lasciar eintonso un nucleo intoccabile di potere, gestito in modo opaco, nei fatti e chi vuole può sbizzarrirsi a trovarne altri esempi negli ultimi anni.

Il punto è che oggi il M5S presta il fianco, con questa buffonata della gita "obbligatoria" per i parlamentari, alle critiche di chi ci ha regalato venti anni di Berlusconi, in virtù di meccanismi per nulla chiari, nè democratici nè trasparenti,  confermati dal discorso alla Camera di Violante del 2003, quando invece su una storia come questa ci sarebbe da lavorare e lavorare parecchio, perchè, ribadisco, a mio parere, parte da quell'atto parlamentare un ventennio di sfascio per questo paese. 
E fu una decisione talmente controversa da arrivare addirittura a non rendere pubblico il verbale di quella seduta di giunta (un atto istituzionale, non interno ad un movimento o partito).
Chi nel centrosinistra di allora prese questa decisione? In quale brillante processo democratico? Dove se ne discusse? Che livello di consapevolezza su questi meccanismi era garantito ai semplici iscritti e militanti? Boh.
Però oggi sono gli stessi che fanno le lezioni di democrazia agli altri.

Insomma, il M5S, per seguire le paranoie di Grillo o di chi per lui, si rivela il miglior alleato dei propri avversari e per tre passi che si potrebbero fare avanti (e che riesce anche a fare ,a volte), riesce sempre a trovare il modo per tornare al punto di partenza, inchiodato alle incoerenze della sua non organizzazione interna, che si vuole al tempo stesso antileaderistica ma dove un leader può decidere di chiamare a raccolta i parlamentari, fuori da ogni sede pubblica e istituzionale e a porte chiuse.

La partita non è ancora finita (n realtà, in politica, nulla ha mai fine), il M5S può ancora recuperare da questi errori pacchiani e da questi boomerang in termini di comunicazione, ma questo è di sicuro un autogol.
Se sia da imputare ai giocatori o ai due allenatori, è da vedere. Di sicuro, al momento, su troppe cose, agli elettori e attivisti del M5S al momento è riservato solo il ruolo di tifosi (esattamente come negli altri partiti, dove puoi votare la faccia X o la Y, ma alla fine le decisioni che contano le prendono in dieci, se va bene. E non è detto che siano quelli per cui si è votato...).

L'intervista a Saraceni la trovate qui.
Manca solo il nome di chi dobbiamo ringraziare per venti anni di Berlusconi.