Assessora Filippi, schivare quel muro è impresa ardua…

Qualche valutazione in risposta all'articolo apparso oggi su Modenaqui, circa la questione del muro della Balena Blu.
E’ francamente desolante vedere un assessore torcersi in un viluppo di giustificazioni, per non dover ammettere che un brutto manufatto è semplicemente quello che è (peraltro condendo il tutto con il ricattino morale dell’ingratitudine, usato spesso anche in altre occasioni da altri esponenti della maggioranza).

Ma visto che questo è il livello del dibattito e visto che, con mia triste sorpresa, per il rispetto che porto alla persona, l’assessora Filippi si esercita in una vera e propria opera di disinformazione, sarà il caso di smontare almeno le mistificazioni più grossolane del suo ragionamento.

Partiamo dalla fine:
1) nessuno ha mai chiesto di non rispondere alle prescrizioni dell’ARPA e anche i tecnici dell’ARPA hanno detto di non aver MAI prescritto un muro di cemento come barriera antirumore. Quindi se qui c’è qualcuno che ha provato a dare una risposta facile a un problema difficile (creatosi in seguito alla decisione errata di collocare lì la scuola), forse la Filippi lo deve cercare all’interno del Comune che ha autorizzato l’opera.

2) L’istruzione pubblica rientra fra i compiti attribuiti all’Unione Terre d’Argine, che fino all’ultima finanziaria era FUORI dalle prescrizioni dei patti di stabilità, quindi dire che se non l’avessero fatta i privati, il Comune non la poteva fare per via del patto di stabilità è affermare cosa non vera

3) Anche che l’investimento fosse stato in carico al solo Comune di Carpi, per fare una scuola magari in un’area più indicata di quella “proposta” dai costruttori di una delle più massicce e orrende (a mio personale giudizio) lottizzazioni del territorio carpigiano, chiamare il patto di stabilità come scudo è un pretesto. Il Comune di Carpi ha una cinquantina di milioni di debiti, per investimenti avviati negli ultimi anni, quindi una sua capacità di investimento l’aveva all’epoca della costruzione di quella scuola (e ce l’ha ancora). Limitata fin che si vuole dalle leggi assurde del federalismo all’incontrario di questo governo, ma in ogni caso scelte sono state fatte e non si può semplicemente dire: la scuola non si poteva fare. Si poteva decidere di non fare altro (qualche rotonda, ad esempio?)

Chiarito quindi che nel merito della questione “muro” l’assessora svia e disinforma, facciamoci carico anche delle altre valutazioni politiche inserite nelle sue “riflessioni”.

Se si tratta di opporsi alle politiche deliranti di questo governo, siamo perfettamente d’accordo: il taglio dei servizi nelle scuole statali e dei contributi ai servizi essenziali per i Comuni è uno scandalo e la negazione di qualsiasi autonomia locale tanto sbandierata dalle destre.
Ma tutto questo, con il muro non c’entra

Sulla sussidiarietà nei servizi del Comune di Carpi: Rifondazione Comunista, nella scorsa legislatura, si oppose alla realizzazione della scuola anche perché contraria al modello di “scuole convenzionate”; che l’assessora Filippi rivendica come miglior modello di gestione di questo tipo di servizi
Per noi il punto è invece che sulla cosiddetta sussidiarietà si sia giocata una massiccia partita di esternalizzazione di servizi, con l’unico scopo di contenere i costi, in primis quello del lavoro, quindi si dovrebbe andare a valutare quanti e quanto pagati e con che tipo di contratti sono assunti i lavoratori di queste strutture convenzionate, rispetto agli operatori delle scuole comunali.
Nel caso si scoprisse che il vantaggio è tutto nella contrazione dei diritti di chi nella scuola ci lavora, francamente ritengo che un pensiero su cosa sia la tanto ideologizzata sussidiarietà nel Comune di Carpi vada fatto
Ma anche tutto questo non c’entra nulla con il muro di via Tre Ponti.

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