mercoledì 5 settembre 2018

Carpi amministrative 2019: fantapolitica nelle nebbie


A 10 mesi (più o meno) dal prossimo giro elettorale, il panorama politico di Carpi appare all’apolide di sinistra come un porto delle nebbie, pure un po’ paludoso (e parecchio zanzaroso).

Non essendoci, al momento, manco un qualche minimo indizio che possa valer la pena recarsi alle urne al primo turno nel 2019, non resta che il rifugio nella fantapolitica, che in qualche modo bisognerà pur battere la noia di un dibattito elettorale che correrà, in gran parte, sui medesimi binari delle ultime tre campagne elettorali, per quel che riguarda la politica locale, condendo il tutto con echi di politica nazionale, che di sicuro non aggiungeranno granchè di positivo al dibattito 
Sia come sia, bene che vada, si prefigurano quattro scenari:

Scenario "Coazione a ripetere"
Il partitone (sempre meno meno “one”), capisce che non tira aria per fare grosse competizioni interne, lima le ambizioni personali di tizio o caio, creando tre nuove fondazioni (una dedicate all'organizzazione di feste per l’assessore Morelli)  e due nuove aziende speciali, dove parcheggiare assessori a fine carriera o esponenti di correnti di minoranza
La campagna elettorale di Bellelli non lo distoglie dai suoi normali intensi impegni istituzionali che hanno caratterizzato il suo mandato (dalla premiazione del torneo dello scopone scientifico alla cena dell’associazione per la tutela dei sanpietrini della piazza). 
I suoi alleati (quello un po’ più a sinistra travestito da centro sociale, quello un po’ più a destra travestito da civico  e il verde travestito da verde), lo accompagnano eseguendo coreografie dei Village People.  
Vista l’aria che tira a livello nazionale, se la devono  giocare al ballottaggio (forse), ma alla fine l’amor per il quieto vivere e il conformismo medio carpigiano riesce a salvarli.
La giunta non toccherà niente di rilevante (AIMAG, urbanistica…) per cinque anni per paura di turbare il delicato equilibrio interno, la città viene incellofanata, aspettando che passi la nuttata e  al massimo se ne riparla per le elezioni del 2024

Scenario "Fratelli Coltelli"
L’assessore Morelli decide di lavare l’onta della mancata candidatura alle politiche e si candida contro Bellelli.
SI tira dietro un po’ dei benpensanti di Carpi Futura, un po’ di “milieu” di derivazione parrocchiale di antica memoria democristiana, mischia il tutto con un po’ di civismo di risulta, collateralismo delle associazioni di categoria, con un programma condito di anglicismi , “innovazione” e “sinergie”, si presenta contro il PD (e i  Village People).
Risultato: al ballottaggio vanno il centrodestra e il M5S anche se hanno candidato i primi due scappati di casa che passavano di lì.
Per il ballottaggio il PD molla i village people e contratta almeno due posti in giunta con il primo offerente, Morelli farà l’Assessore alla feste per gli altri (che vinceranno perché notoriamente ai ballottaggi il PD porta sfiga).
  
Scenario "Calata dei Barbari"
 Si scopre che in realtà i carpigiani sono molto più sensibili agli straventi della propaganda nazionale di quanto si pensasse, i leghisti mettono insieme i cocci del centrodestra e trovano uno (o una) Salvini in salsa carpigiana che, nonostante non si sia mai visto né sentito a Carpi negli ultimi dieci anni,  con soli trecentomila tweet in un mese dedicati all’invasione degli extracomunitari a Carpi, condite di foto di cammelli che si abbeverano alla fontana dei giardini del teatro,  riesce a conquistare il ballottaggio contro Bellelli.
I 5 Stelle, che non sono né di destra né di sinistra quindi votano a destra,  consegnano le chiavi della città ai leghisti, che festeggiano la vittoria con una sobria cerimonia di rievocazione longobarda con bevuta collettiva di un’ampolla di acqua (a testa) dalle sorgenti della Lama.
Passata la gastroenterite vengono presi provvedimenti fondamentali come vietare il couscous nelle mense scolastiche, imporre ai kebabbari di fare il gnocco fritto e appendere il crocifisso su tutte le auto circolanti  (che potranno parcheggiare anche in terza fila in piazza, ma solo se sopra i 2000cc di cilindrata).
Le  ronde padane saranno rese obbligatorie per tutti i maschi a partire dai 16 anni, durante le quali i prodi carpigiani allontaneranno qualsiasi losco figuro (ovvero chiunque di carnagione scura) a colpi di copie cartonate di vangelo (unico uso ammesso, lettura vietata)
Per cinque anni si darà la colpa per qualsiasi cosa alle “risorse volute dalla Boldrini” (per i fatti più inspiegabili si ricorrerà ai burocrati di Bruxelles).
Gli esponenti PD si rifugeranno sui monti per organizzare la resistenza da un agriturismo con la spa (Morelli organizzerà le feste).

Scenario "Scia Chimica"
I carpigiani stanchi di vaccinazioni forzate e preoccupati delle continue scie chimiche originate dall'impianto di compostaggio, mandano al ballottaggio il o la candidata sindaco dei 5 Stelle, che vince perché non essendo né di destra né di sinistra raccoglie tutti i voti di destra.
Nel giro dei cinque anni di mandato tutti i dipendenti comunali susseguitisi dalla Liberazione in poi vengono denunciati per un reato qualsiasi estratto a caso dal Sindaco stellato ogni prima seduta di giunta del mese.
I cittadini sono chiamati ad esprimersi su piattaforma web dall’una all’una e trenta di notte, su tutti i principali provvedimenti per la città (il colore delle strisce per delimitare le piste ciclabili, il materiale delle sedie per i dehors…).
Per cinque anni si da la colpa per qualsiasi cosa alle giunte precedenti e ai burocrati di Bruxelles.
Nel frattempo vengono raccolte le autocandidature per la presidenza AIMAG e il posto da direttore generale dell’Unione Comunale, tramite video postati sul sito comunale  e festa finale in piazza con televoto da casa.
Il PD comunque, accettata la sconfitta, decide di collaborare: l’assessore Morelli organizza la festa.

Scenario "Civici della Provvidenza"
Un esclusivo e raffinato consesso di carpigiani, dotati di immense competenze e buon gusto,  derivanti dall’esercizio plurisecolare di professioni rispettate, tramandatosi di padre in figlio insieme con la ricetta della perfetta mostarda carpigiana (per i non carpigiani: non ridete, esiste), dopo una seduta mistica al tavolinetto che già fu usato da Prodi al tempo del sequestro Moro, fondano il nuovo movimento civico che crea per germinazione spontanea il candidato che rappresenta la perfetta sintesi tra antichi valori, vision e mission, con un nota di noce moscata e retrogusto fruttato.
I carpigiani folgorati dalla luce emanata dalla sua aura e dall’eleganza dei modi, lo eleggono contro Bellelli che in effetti a confronto pare Calimero.
Piazza Martiri viene trasformata in un campo da golf a democratico ingresso a pagamento, la stazione dei treni viene demolita per favorirne la continuità paesaggistica con il finalmente realizzato Parco Lama, il cui accesso però sarà limitato alle Range Rover (elettriche, ça va sans dire).
65000 carpigiani vengono trasferiti nel quartiere industriale tra il casello dell’autostrada e Fossoli per non turbare la vista dell’equilibrio architettonico del centro storico con gente in sandali o sneackers.
L’età media di Carpi si innalza di altri quindici anni, ma sono tutti bellissimi e intelligentissimi.
Il castello diventa finalmente il tanto sospirato ristorante che serve amouse bouche di gnocco fritto destrutturato e lambruschi millesimati da uve passite alla nebbia e PM10.
Contro la volgarità delle ronde leghiste, i nostri civici dotano le squadre per il decoro urbano di pettorine Dolce e Gabbana, che si occupano di prevenire situazioni di degrado come il mancato uso del congiuntivo nei filossi in piazzetta.
Essendo puliti, intelligenti e bellissimi, ovviamente i civici non sono razzisti, ma tutti gli extracomunitari non impegnati come badante o maggiordomo e tutti i rom residenti sul territorio comunale, per ragioni di stile, misteriosamente scompaiono dopo il primo mese di mandato.

Scenario Carpi Cuba Libre
Tutti gli spezzoni della sinistra extra PD riescono a stare insieme in una stanza per più di due ore senza scannarsi a vicenda e…

No, vabbè, pure la fantapolitica ha dei limiti.

venerdì 15 giugno 2018

Pozzi di via Aristotele: questione finalmente chiusa (l'ignavia carpigiana resta)

Da articoli di giornale si apprende che la questione della cementificazione dell'area di via Aristotele a Modena, sulla quale sorgono diversi pozzi di captazione idrica per HERA e AIMAG, è definitivamente archiviata.
Facciamo a fidarci, ma intanto a me l'annuncio riporta alla mente una delle più dure battaglie consiliari (ed extra consiliari), nel periodo in cui sedevo in consiglio comunale.

Ricordo che fu anche una delle poche volte che cercai un confronto diretto con l'allora Sindaco Enrico Campedelli,per evitare rischi per i pozzi AIMAG, per prendere un'iniziativa comune di maggioranza e opposizione nei confronti del Comune di Modena, almeno mandare un segnale.

Ovviamente, nonostante avessi segnalato che quello per me era l'ultimo appiglio per poter credere che potesse esistere una possibilità di dialogo fra maggioranza e l'opposizione che rappresentavo, in nome di un bene comune, non se ne fece nulla.

Seguirono (e precedettero) quell'incontro iniziative pubbliche, dibattiti in Consiglio Comunale, ricordo persino un confronto in una tv locale con l'allora capogruppo PD Paolo Trande (uno di quelli che oggi ci chiama "all'unità delle sinistre" dentro LeU, evidentemente essendo tutte le scelte precedenti passate in prescrizione).

Ecco, alla chiusura di questa vicenda non posso che (amaramente) constatare che il partitone dell'epoca (ma mi sa anche quello di oggi) era assolutamente impermeabile a qualsiasi sollecitazione che non venisse dal suo interno e che su questo caso, gli interessi di partito modenesi risultarono molto più rilevanti di qualsiasi valutazione a favore della comunità carpigiana, dove Sindaco e partito non osarono "disturbare" i compagni del capoluogo (prima regola se si vuole avere un futuro professionale dentro le fila del partito).

Un segnale di disponibilità, ma anche di indipendenza e autonomia di pensiero, all'epoca, forse avrebbe potuto aprire una stagione diversa, ma se oggi dagli epigoni locali del renzismo e dagli eredi locali della stagione bersaniana del partito, si smoccola sulla propria debolezza, sul calo di consensi e sulle divisioni a sinistra, forse basta guardarsi un attimo indietro per capire il perchè.

Se volete rispolverare i termini della questione basta una ricerca con le parole "Aristotele" o "pozzi" su questo blog

L'immagine con l'articolo della Gazzetta è tratto da una pagina pubblica di FaceBook

martedì 12 giugno 2018

"Non s'ha da fare", gran prova del Cantiere Concentrico


E alla quarta edizione di Concentrico, dovevo pur riuscire a partecipare ad un evento, roba che adesso ci ho tutto un friccicorio di condivisione da sentirmi infine anche io carpigiano fra i carpigiani (o fagiano fra i fagiani), roba che potrò sentirmi finalmente parte di questo miscuglio di arte cultura e gente festante, che alla fine se l’arte non serve a questo non si sa a cosa serva.

Sia come sia, parcheggiato il pargolo con la baby sitter e arrivati trafelati in teatro, ci tocca pure di acconciarci in seconda fila su un palco di second’ordine, che i posti son già tutti presi, in una temperatura da jungla tropicale e va bene che lo spettacolo è gratuito e la compagnia di appassionati dilettanti, ma qua c’è un pienone che manco con Gassmann (padre).

Sia come sia, l’anteprima di Concentrico 2018 è stato lo spettacolo preparato dal Cantiere Concentrico, che con il loro “Non s’ha da fare”, hanno ripreso in mano la dannazione di milioni di italici studenti, “I promessi sposi”, per rileggerlo in chiave divertente e al tempo stesso toccante, tutt’altro che farsesca ma con momenti di sagace ironia

I partecipanti del laboratorio guidato da Irma Ridolfini, Paolo Zaccaria e Michele Mariniello devono aver lavorato duro durante l'inverno per arrivare ad offrirci uno spettacolo sentito, coreografico, con alcune trovate sceniche veramente interessanti (il dualismo del Renzo interpretato in modo perfettamente sincronizzato da due distinti attori, la coscienza multipla dell’innominato che lo circonda e lo tormenta in una danza che ondeggia su tutto il palco, e molti altri sarebero quelli da citare), che potrebbero far riscoprire il piacere di quella storia anche agli scolari più riottosi.

Mi fermo qua che domattina c'è da svegliarsi presto, ma se una cosa va detta di questo spettacolo, è che dopo questa “prima”, bisognerebbe augurarsi che potessero esserci repliche su altri palcoscenici, che tanto lavoro e tanta passione meriterebbe di durare ben più di una sera.
E la prossima volta potete pure far pagare il biglietto.

venerdì 18 maggio 2018

Va bene le colpe della sinistra, ma se invece fosse che semplicemente alle "masse" non gliene frega un cazzo?

Dopo un ricco momento conviviale, nei fumi della digestione di un pasto ipercalorico e abbondantemente innaffiato di lambrusco, ritardando saggiamente il momento di coricarmi, mi sono imbattuto in un post di Matteo Pucciarelli, che avevo avuto modo di conoscere qualche anno fa per una bella iniziativa di presentazione di un paio di suoi saggi a Modena, e che trovo giornalista brillante e mi è venuto da rispondergli. 
Date le circostanze la risposta è venuta particolarmente e inutilmente lunga e verbosa, ovvero il classico pippone socio politico che sta giusto bene qua su un blog e che mi pareva ingiusto perdere nel flusso perenne dei social (tanto più che annebbiato dall'alcool, chissà se l'avrei mai ritrovato) e quindi eccolo qua.

Caro Matteo, stavolta non sono d'accordo. 
Sì, io mi ricordo, nel mio piccolo, di essermi impegnato nella mia città, per dire alcune cose, semplici, immediate, concrete, che avessero a che fare con la gestione quotidiana della nostra comunità, con i problemi della crisi (che forse 10 anni fa mordeva anche più di ora, o forse semplicemente adesso ci siamo più assuefatti). 

Ed ho provato a farlo rinunciando ad attaccamento ad ogni bandiera, (ma non ad ogni valore), mettendo sul campo con chi ci voleva stare proposte non fondate sui massimi sistemi, elaborate insieme ad altri, insieme, vedendo gruppi crescere e impegnarsi, che ti pare che ce la si possa anche fare, non dico a vincere, ma almeno a riuscire a porre qualche tema. Ma poi al momento in cui la mobilitazione o anche solo il voto, sarebbe importante, ognuno giustamente ha meglio da fare o vota altri schieramenti per mille motivi diversi ("ma altrimenti voterei per voi eh!?") e pensi che sono quelli più impegnati a fare cose giuste, e che per questo vorresti che vedere schierate in prima persona, o sono quelli che sono nelle situazioni più svantaggiate, e che quindi in teoria, dovrebbero essere i primi a sostenere posizioni simili alle tue.
E invece ogni volta scopri di far parte di una minoranza sempre più piccola. E va bene la pochezza delle nostre classi dirigenti, le meschinerie del professionismo politico, va bene anche la militanza disinteressata ma cieca del tifo da stadio, ma alla fine, non ci credo più che il prblema è che siamo "noi" (la sinistra variamente intesa) ad aver perso "il contatto con le masse popolari". Io che son figlio di operai con la quinta elementare, che ho avuto modo di studiare, mi sono sempre impegnato (quando mi impegnavo), perchè credevo io che fosse importante esserci.

Certo in famiglia si respiravano certi valori, ma la militanza me la sono andata a cercare, non ho aspettato che mi venissero a chiamare, e improvvisamente mi sono ritrovato ad essere fra quelli che provavano a chiamare e organizzarsi con altri. 
E allora fai le riunioni, fai il volantino , partecipa alla marcia, raccogli le firme, sostieni il candidato, ecc ecc., per la tua personale visione di cosa è giusto e sbagliato e per la netta consapevolezza che con le tue sole opinioni personali, con il tuo solo personale senso di giustizia, ci fai la birra che non lo metti in comune con quello di altri e non lo trasformi in qualcosa di utile.
Ma detto tutto questo devo anche dire (e non è un problema dell'oggi, ma era già molto vivo durante la mia adolescenza negli anni 80) che in realtà, può anche essere che le classi popolari, tutto 'sto senso di giustizia collettivo se lo siano perso loro per strada, e tu puoi anche dire che non parli più il loro linguaggio, ma se il loro linguaggio è figa e pallone e metterlo nel culo al vicino, forse l'unico modo per rappresentarli e vincere è parlare di figa, pallone e metterlo nel culo al vicino (possibilmente quello più sfigato di te).
Quindi, fatto salvo che negli ultimi 30 anni a sinistra tutta abbiamo avuto una classe dirigente il cui risultato più evidente è aver prodotto figuri alla Gennaro Migliore, e che quindi è naturale che se qualcuno è incazzato con il potere, ritenga molto più credibile i cosiddetti "populisti" rispetto anche a quel po' di sinistra che ha cercato di opporsi all'involuzione del (ex) partitone; mi verrebbe però anche da dire che se uno vuole, gli strumenti per capire che votare o militare nella Lega o in un movimento che ritenga accettabile allearsi con la Lega, ce li ha e non è che si è ridotto così perchè, poverino, è tenuto nell'ignoranza dalle reti mediaset o dall'onanismo via web, ma che sia proprio eticamente e antropologicamente irraggiungibile da qualsiasi discorso che abbia a che fare con la gestione della complessità, la giustizia sociale che vada oltre ad un confine nazionale e l'assuefazione acritica al nostro modo di produrre e consumare. 

E a quel punto, la sinistra (vera) potrebbe avere anche come leader un mix tra Gandhi, Malcom X e Chè Guevara, e fornire tutte le meglio soluzioni, che questi continuerebbero a dirti che è più accettabile votare Lega o 5S, prima di tutto perchè gli consente di non doversi rimettere in discussione nelle loro pigrizie, pregiudizi e conformismi quotidiani, pur consentendogli di sentirsi contro quel mondo che lo frega. 
Ergo, e sarà stata la ricca cena a gnocco fritto tigelle e lambrusco reggiano di stasera, caro mio, all'alba dei mie 49 anni ed essendo felicemente rifluito nello status di semplice elettore "di sinistra" da quello di attivista politico che dal 1986 ad oggi ci ha sempre creduto nell'impegno diretto in politica, mi sento sì di riconoscere che non siamo stati grado di darci un'organizzazione decente negli ultimi trent'anni, ma se le classi subalterne sono rimaste senza una rappresentanza ( o se credono di averla trovata in chi istiga all'odio e ti indica la soluzione di tutti i problemi nella caccia al capro espiatorio, che siano gli immigrati o "la casta"), mi vien da pensare che non è perchè (poverini) è colpa della scuola, dei media e dell'analfabetismo di ritorno, ma è perchè gli piace proprio così, a prescindere da quante proposte "semplici e immediate" tu riesca a fare e quindi, forse, è anche ora che la smettiamo di autoflagellarci perchè non siamo in grado di parlare la lingua di quelli che vorremmo rappresentare, perchè forse non è quello il problema. Il problema è che quelli che vorremmo rappresentare hanno deliberatamente scelto di portare il cervello all'ammasso, perchè era più comodo.
Con i sensi di colpa io ho chiuso.

domenica 11 marzo 2018

Il mio contributo agli Stati Generali di Possibile

Dato che sono uno che negli errori tende a perseverare, e dato che in quanto iscritto nel 2017 me ne viene data la possibilità, allego di seguito l'ìntervento che farei all'assemblea di Possibile se mi fosse stato possibile partecipare.
Ovviamente i compagni di Possibile possono fare di questo messaggio l'uso che meglio credono, e sarà quel che sarà.

Care Compagne, Cari Compagni,
Non potendo essere presenta all’assemblea provinciale per motivi di lavoro, quindi non potendo esprimere il mio voto per i delegati all’assemblea nazionale, vi invio questa breve nota per provare comunque a comunicare la mia posizione in merito al percorso post elettorale di Possibile, sperando che sia comunque un contributo alla discussione ben accetto e possa trovare spazio nelle vostre assemblee. Cercherò di essere molto sintetico, quindi perdonate la ruvidità.
Come molti di voi sanno, da iscritto a Possibile, scelta all'epoca resa pubblica per i quattro lettori interessati del mio blog e sui miei social, ho ritenuto  in modo altrettanto pubblico e trasparente di non poter sostenere LeU, per motivi spiegati in diverse occasioni e inviati anche alla segreteria nazionale,  ed ho firmato e sostenuto le mie ragioni di voto a favore di Potere al Popolo, come unica scelta residua praticabile.
Per me il programma ideale, non il meno peggio, resta quello delineato con “Per giorni migliori”, e ideale resta il metodo con il quale Possibile ci era arrivato. Pur non potendo parteciparvi direttamente, me ne ero sentito pienamente rappresentato, così come mi sentivo pienamente rappresentato dall’idea che si dovesse presentare UNA sola lista a sinistra del PD.
Nel momento in cui questo non è  stato possibile, ritengo sia stato sbagliato non ricorrere ad un voto di convalida della scelta di Liberi e Uguali da parte di tutta la base e ritengo debole la giustificazione che la cosa “non fosse ammessa” dagli altri “soci” di LeU. In questo modo Possibile ha rinunciato ad uno dei suoi caratteri fondanti, ovvero il volere meccanismi di partecipazione democratica effettivi nella formazione delle scelte politiche.
Per tutti questi motivi, se potessi partecipare all’assemblea, chiederei ai miei delegati ed ai compagni del provinciale di far mettere al voto tre cose:
1)      Mantenere l’autonomia organizzativa di Possibile e mettere in discussione il discorso di unione “parziale”, limitato ad esponenti di classi dirigenti dei tre movimenti che ne fanno parte, realizzato da LeU, dal quale occorre sganciarsi al più presto dal punto di vista organizzativo, per riprendere in una visione più ampia e scevra da pregiudizi rispetto quella parte di sinistra non rappresentata da LeU e soprattuto i molti elettori di sinistra che hanno scelto di rifugiarsi nell’astensione o nel voto di al M5S, ripartendo dallo spirito del “Brancaccio” e rimettendo lì in discussione con gli altri i propri metodi di selezione di gruppi dirigenti e future candidature.
2)      Dato che abbiamo un utile e intelligente sistema per le votazioni “On line”; abolire la pratica del voto per delega all’interno di Possibile, costruendo i percorsi e le occasioni per consentire anche agli iscritti che per problemi di lavoro, famiglia o salute non possono partecipare fisicamente alle assemblee, ma vogliono poter esprimere la propria volontà su temi rilevanti come quello in discussione in questi Stati Generali lo possano fare. Ovviamente considerò comunque le assemblee momenti  essenziali per il confronto e la formazione degli orientamenti interni all’organizzazione, semplicemente chiedo di evitare forme rituali tipiche delle passate organizzazioni politiche, nel momento delle decisioni determinanti.
3)      Di chiarire fin da ora, per evitare “imbarazzi” futuri, che per le amministrative del 2019 in provincia di Modena, non si faranno alleanze elettorali con chi sostiene le attuali maggioranze, ma si contribuirà alla formazione di liste che possano coerentemente raccogliere, a livello locale, gli indirizzi programmatici contenuti in “Per giorni migliori”.
Nel mio piccolo, la mia tessera per il 2018 e il mio impegno comunicativo a favore di Possibile, dipenderanno da come Possibile deciderà di trattare nel dibattito locale e nazionale, questi tre indirizzi e quanto vorrà mantenere del suo spirito e metodo originari.
Un caro saluto a tutti e buon lavoro.
Lorenzo Paluan

martedì 6 marzo 2018

Caro Civati, grazie del cortese messaggio, ti giro cortese risposta.

Ovviamente il testo che segue è una email inviata a tutti gli iscritti di Possibile, quindi capisco bene quanto sia patetico rispondere ad una email inviata in automatico, io però ci provo lo stesso, tanto per il gusto di essere chiari.
DI seguito, la mail arrivata oggi e la mia risposta, che rendo pubbliche, dato che le ritengo una questione politica e non corrispondenza privata.

Il voto a Carpi secondo me (edizione Politiche 2018)


Non c’è nulla da fare, giocare con i numeri della politica, per chi soffre di pericolose deviazioni comportamentali e sindromi antisociali come le mie, resta un richiamo irresistibile, quindi ecco qua l’edizione 2018 in salsa o meglio mostarda carpigiana (che, per inciso, a me non piace).

Potere al Popolo: manca sia l’uno che l’altro.
Nella maratone notturna del buon Mentana, a tarda ora, si è vista una Viola Carofalo festeggiare in un ristorante napoletano per un risultato che lei e i militanti dell’OPG ritengono importante.
Sarà e ne hanno tutto il diritto, ma da loro elettore, sommessamente faccio notare che se si decide di partecipare ad un’elezione, con un risultato come quello ottenuto, al massimo ci fai la birra (e pare che di birra ne girasse parecchia, da quelle parti  ieri sera).
Si sbertucciava il risultato di Rivoluzione Civile di Ingroia del 2013, e nonostante una campagna elettorale infinitamente più partecipata di allora, la lista si ritrova senza popolo a cui affidare qualsivoglia potere.
Possimo metterci tutte le attenuanti del caso, ma la cosa è innegabile.
In quel di Carpi poi risultiamo pure più bassi della media nazionale, per la  Camera sono meno di 350 i voti, peggior risultato di sempre per le liste collocate a sinistra e in opposizione al partitone.
Inutile fustigarsi o cercare le cause nel poco tempo e nell’impossibilità di apparire sui media: semplicemente “il popolo” ha ritenuto che una lista del genere non servisse e, a mio modesto parere, un risultato del genere non lascia margini per poter costruire alcunchè di credibile per le prossime amministrative, sicuramente non in un solo anno.
Non credo ci siano stati errori di metodo e in politica non ci possono essere errori di contenuti, nel senso che il programma nato dalle famose 150 assemblee sparse per l’Italia era esattamente quello che gli attivisti di PaP e i loro elettori volevano.
Molto semplicemente, bisogna prendere atto che erano istanze che interessavano giusto quei pochi, come il sottoscritto, che credono che la giustizia sociale “correttamente intesa” debba giocare un ruolo nell’elaborazione di una proposta politica.
Nulla di sbagliato, quindi, nella scelta di andare avanti dopo il fallimento dell’ipotesi unitaria del Brancaccio, ma evidentemente siamo una esigua minoranza che parla una lingua incomprensibile per i più, dicendo cose che per forma o contenuti, interessano solo noi. Detto questo, io gli altri con il caxxo che li voto (tiè!).

Il partitone non è più “one”
Seimila voti scarsi in meno rispetto alle politiche del 2013, seimila abbondanti rispetto alle europee, questa volta la botta si è sentita davvero. Un consenso ridotto al 33% all’ex partitone qualche anno fa qua sarebbe suonato come una bestemmia, ma questo è. 
Passa la Lorenzin, e la cosa potrebbe sembrare paradossale, che uno dei pochissimi collegi “rossi”, finisca in mano all’ex coordinatrice di Forza Italia, alla guida di una lista che rappresenta forse lo 0,5% dell’elttorato. Poco più a nord, nel collegio che comprende anche Novi, non passa Stefano Vaccari, travolto dall’avanzata leghista nel ferrarese. Per l’ultimo segretario della FGCI provinciale di Modena (correva l’anno 1989), non è bastata la messa a fianco della Lorenzin per San Geminiamo per ritrovare la grazia di uno scranno e si crea così un nuovo ed ulteriore problema di ricollocamento per la federazione del PD modenese.

Il M5S raddoppia
Sicuramente un successo per il M5S,. che guadagna 7 punti rispetto alle politiche del 2013 e raddoppia rispetto alle amministrative del 2014. Nessun collegio per loro, che a Carpi candidavano “attivisti”, quindi in un certo senso persone poco conosciute, ma il colpaccio non riesce neanche nel collegio poco più a nord al parlamentare uscenti Vittorio Ferraresi (che dovrebbe essere recuperato al proporzionale, se ho visto bene)


Liberi e Uguali (a prima)
Alla fine LeU si porta a casa giusto 800 voti in più di quelli avuti da SEL alle politiche del 2013. 800 voti sui 6000 persi dal partitone, basta questo per dire del successo dell’operazione, tenuto conto che i leader nazionali erano ogni giorno in uno qualsiasi dei talk show televisivi, che esibivano addirittura la seconda e terza carica dello Stato in un'unica lista, e che hanno speso una paccata di soldi già prima della campagna elettorale ufficiale, praticamente unici, in una campagna fatta di affissioni pubblicitarie grandi e piccole, che manco il SIlviodei tempi d'oro poteva permettersi.
Certo se riuscirà a tenere questo risultato (e se riusciranno a stare insieme) anche tra un anno, per la prima volta da quando esiste l’elezione diretta del Sindaco, potrebbe esserci un consigliere a “sinistra” del PDS-DS-PD nell’alleanza di centrosinistra a Carpi, ma che sia poi distinguibile da quanto il partitone proponga in termini di amministrazione comunale, questo è tutto un altro paio di maniche.

A destra (in fondo a..)
Va bon , son cresciuti, ovviamente soprattutto grazie alla Lega, ma quella coalizione lì a Carpi faceva più del 30% nel 2009 e non mi pare che ci siano ancora tornati e soprattutto non sembrano in grado di esprimere nessun esponente credibile per il territorio, anche in chiave prossime elezioni amministrative.

E quindi?
E quindi… niente.
Nel senso che così stando le cose, e fatte le dovute differenze, tra elezioni politiche e amministrative, chiunque creda che Carpi sia diventata “scalabile” per le elezioni comunali del 2019, secondo me si illude, sostanzialmente per due motivi.
Il primo è la perdurante assenza all’orizzonte di un candidato sindaco sufficientemente forte e credibile da presentare da parte di qualunque degli schieramenti opposti al (ex)partitone  
Il secondo è che tutti i contendenti sono vittime di sindromi da autosufficienza, per cui il M5S va da solo perché sì, il centrodestra sta insieme obtorto collo, ma comunque non sfonda il 30% dei consensi e in un secondo ipotetico doppio turno, sarebbe invotabile per gli elettori M5S (anche se potrebbe pescare qualcosa dai civici di CarpiFutura) e Carpifutura non potrà più godere del vantaggio di un centrodestra in crisi di consensi come quattro anni fa (con la Lega al 3%, tanto per intenderci) e un M4S ancora non “maturo” come oggi e comunque alleandosi a liste di partito perderebbe appunto quel carattere di “civismo”, che ha reso la lista votabile anche da molti elettori del PD a livello nazionale, ma un po’ stanchini dell’eterno gestire delle cose comunali da parte del (ex)partitone.
Ben che vada (per loro) potrebbero obbligare Bellelli al secondo turno, ma non ci scommetterei troppo.

A meno che…
A meno che, se vogliamo andare di fantapolitica, la crisi nazionale del PD non si trasformi in un ulteriore frattura, che a quel punto lascerebbe la sua ala più renziana libera di tentare strade “à la Macron”, e allora potremmo addirittura vedere un duello Bellelli (finalmente libero di non dover far più finta di essere renziano), spalleggiato dai suoi vecchi compagni bersaniani e il suo vicesindaco Morelli, che potrebbe mettere su un fronte moderato pescando da Carpifutura e magari pure Forza Italia sotto mentite spoglie.
Ipotesi surreale ma che secondo me non dispiacerebbe a molte di quelle associazioni di categoria e altri circoli imprenditoriali e benpensanti, con l’idea di modernità e sviluppo ferma agli anni 90, che si attaglia perfettamente alla figura del nostro vicesindaco e assessore alle feste che, come descritto inaltre parti, dato l’esaurirsi del suo secondo mandato da assessore e la sua trombatura nelle candidature per le politiche, rischia un'inevitabile uscita dalla scena almeno per i prossimi cinque anni (se non definitiva e salvo deroghe).
Ecco, in quel caso, anche in assenza di candidati sindaco credibili per l’elettorato carpigiano, pure il M5S potrebbe pensare di potersela giocare al ballottaggio.
Qualunque sia lo scenario, do per certo che spazio per un lista civica dichiaratamente di sinistra come quella di Carpi Bene Comune nel 2014, non ce ne sarà (e non ce ne sarà, temo, ancora per molto).

Si accettano scommesse (cioè, al massimo un caffè e sempre che i lettori non siano più dei soliti famigerati quattro).