venerdì 18 maggio 2018

Va bene le colpe della sinistra, ma se invece fosse che semplicemente alle "masse" non gliene frega un cazzo?

Dopo un ricco momento conviviale, nei fumi della digestione di un pasto ipercalorico e abbondantemente innaffiato di lambrusco, ritardando saggiamente il momento di coricarmi, mi sono imbattuto in un post di Matteo Pucciarelli, che avevo avuto modo di conoscere qualche anno fa per una bella iniziativa di presentazione di un paio di suoi saggi a Modena, e che trovo giornalista brillante e mi è venuto da rispondergli. 
Date le circostanze la risposta è venuta particolarmente e inutilmente lunga e verbosa, ovvero il classico pippone socio politico che sta giusto bene qua su un blog e che mi pareva ingiusto perdere nel flusso perenne dei social (tanto più che annebbiato dall'alcool, chissà se l'avrei mai ritrovato) e quindi eccolo qua.

Caro Matteo, stavolta non sono d'accordo. 
Sì, io mi ricordo, nel mio piccolo, di essermi impegnato nella mia città, per dire alcune cose, semplici, immediate, concrete, che avessero a che fare con la gestione quotidiana della nostra comunità, con i problemi della crisi (che forse 10 anni fa mordeva anche più di ora, o forse semplicemente adesso ci siamo più assuefatti). 

Ed ho provato a farlo rinunciando ad attaccamento ad ogni bandiera, (ma non ad ogni valore), mettendo sul campo con chi ci voleva stare proposte non fondate sui massimi sistemi, elaborate insieme ad altri, insieme, vedendo gruppi crescere e impegnarsi, che ti pare che ce la si possa anche fare, non dico a vincere, ma almeno a riuscire a porre qualche tema. Ma poi al momento in cui la mobilitazione o anche solo il voto, sarebbe importante, ognuno giustamente ha meglio da fare o vota altri schieramenti per mille motivi diversi ("ma altrimenti voterei per voi eh!?") e pensi che sono quelli più impegnati a fare cose giuste, e che per questo vorresti che vedere schierate in prima persona, o sono quelli che sono nelle situazioni più svantaggiate, e che quindi in teoria, dovrebbero essere i primi a sostenere posizioni simili alle tue.
E invece ogni volta scopri di far parte di una minoranza sempre più piccola. E va bene la pochezza delle nostre classi dirigenti, le meschinerie del professionismo politico, va bene anche la militanza disinteressata ma cieca del tifo da stadio, ma alla fine, non ci credo più che il prblema è che siamo "noi" (la sinistra variamente intesa) ad aver perso "il contatto con le masse popolari". Io che son figlio di operai con la quinta elementare, che ho avuto modo di studiare, mi sono sempre impegnato (quando mi impegnavo), perchè credevo io che fosse importante esserci.

Certo in famiglia si respiravano certi valori, ma la militanza me la sono andata a cercare, non ho aspettato che mi venissero a chiamare, e improvvisamente mi sono ritrovato ad essere fra quelli che provavano a chiamare e organizzarsi con altri. 
E allora fai le riunioni, fai il volantino , partecipa alla marcia, raccogli le firme, sostieni il candidato, ecc ecc., per la tua personale visione di cosa è giusto e sbagliato e per la netta consapevolezza che con le tue sole opinioni personali, con il tuo solo personale senso di giustizia, ci fai la birra che non lo metti in comune con quello di altri e non lo trasformi in qualcosa di utile.
Ma detto tutto questo devo anche dire (e non è un problema dell'oggi, ma era già molto vivo durante la mia adolescenza negli anni 80) che in realtà, può anche essere che le classi popolari, tutto 'sto senso di giustizia collettivo se lo siano perso loro per strada, e tu puoi anche dire che non parli più il loro linguaggio, ma se il loro linguaggio è figa e pallone e metterlo nel culo al vicino, forse l'unico modo per rappresentarli e vincere è parlare di figa, pallone e metterlo nel culo al vicino (possibilmente quello più sfigato di te).
Quindi, fatto salvo che negli ultimi 30 anni a sinistra tutta abbiamo avuto una classe dirigente il cui risultato più evidente è aver prodotto figuri alla Gennaro Migliore, e che quindi è naturale che se qualcuno è incazzato con il potere, ritenga molto più credibile i cosiddetti "populisti" rispetto anche a quel po' di sinistra che ha cercato di opporsi all'involuzione del (ex) partitone; mi verrebbe però anche da dire che se uno vuole, gli strumenti per capire che votare o militare nella Lega o in un movimento che ritenga accettabile allearsi con la Lega, ce li ha e non è che si è ridotto così perchè, poverino, è tenuto nell'ignoranza dalle reti mediaset o dall'onanismo via web, ma che sia proprio eticamente e antropologicamente irraggiungibile da qualsiasi discorso che abbia a che fare con la gestione della complessità, la giustizia sociale che vada oltre ad un confine nazionale e l'assuefazione acritica al nostro modo di produrre e consumare. 

E a quel punto, la sinistra (vera) potrebbe avere anche come leader un mix tra Gandhi, Malcom X e Chè Guevara, e fornire tutte le meglio soluzioni, che questi continuerebbero a dirti che è più accettabile votare Lega o 5S, prima di tutto perchè gli consente di non doversi rimettere in discussione nelle loro pigrizie, pregiudizi e conformismi quotidiani, pur consentendogli di sentirsi contro quel mondo che lo frega. 
Ergo, e sarà stata la ricca cena a gnocco fritto tigelle e lambrusco reggiano di stasera, caro mio, all'alba dei mie 49 anni ed essendo felicemente rifluito nello status di semplice elettore "di sinistra" da quello di attivista politico che dal 1986 ad oggi ci ha sempre creduto nell'impegno diretto in politica, mi sento sì di riconoscere che non siamo stati grado di darci un'organizzazione decente negli ultimi trent'anni, ma se le classi subalterne sono rimaste senza una rappresentanza ( o se credono di averla trovata in chi istiga all'odio e ti indica la soluzione di tutti i problemi nella caccia al capro espiatorio, che siano gli immigrati o "la casta"), mi vien da pensare che non è perchè (poverini) è colpa della scuola, dei media e dell'analfabetismo di ritorno, ma è perchè gli piace proprio così, a prescindere da quante proposte "semplici e immediate" tu riesca a fare e quindi, forse, è anche ora che la smettiamo di autoflagellarci perchè non siamo in grado di parlare la lingua di quelli che vorremmo rappresentare, perchè forse non è quello il problema. Il problema è che quelli che vorremmo rappresentare hanno deliberatamente scelto di portare il cervello all'ammasso, perchè era più comodo.
Con i sensi di colpa io ho chiuso.

domenica 11 marzo 2018

Il mio contributo agli Stati Generali di Possibile

Dato che sono uno che negli errori tende a perseverare, e dato che in quanto iscritto nel 2017 me ne viene data la possibilità, allego di seguito l'ìntervento che farei all'assemblea di Possibile se mi fosse stato possibile partecipare.
Ovviamente i compagni di Possibile possono fare di questo messaggio l'uso che meglio credono, e sarà quel che sarà.

Care Compagne, Cari Compagni,
Non potendo essere presenta all’assemblea provinciale per motivi di lavoro, quindi non potendo esprimere il mio voto per i delegati all’assemblea nazionale, vi invio questa breve nota per provare comunque a comunicare la mia posizione in merito al percorso post elettorale di Possibile, sperando che sia comunque un contributo alla discussione ben accetto e possa trovare spazio nelle vostre assemblee. Cercherò di essere molto sintetico, quindi perdonate la ruvidità.
Come molti di voi sanno, da iscritto a Possibile, scelta all'epoca resa pubblica per i quattro lettori interessati del mio blog e sui miei social, ho ritenuto  in modo altrettanto pubblico e trasparente di non poter sostenere LeU, per motivi spiegati in diverse occasioni e inviati anche alla segreteria nazionale,  ed ho firmato e sostenuto le mie ragioni di voto a favore di Potere al Popolo, come unica scelta residua praticabile.
Per me il programma ideale, non il meno peggio, resta quello delineato con “Per giorni migliori”, e ideale resta il metodo con il quale Possibile ci era arrivato. Pur non potendo parteciparvi direttamente, me ne ero sentito pienamente rappresentato, così come mi sentivo pienamente rappresentato dall’idea che si dovesse presentare UNA sola lista a sinistra del PD.
Nel momento in cui questo non è  stato possibile, ritengo sia stato sbagliato non ricorrere ad un voto di convalida della scelta di Liberi e Uguali da parte di tutta la base e ritengo debole la giustificazione che la cosa “non fosse ammessa” dagli altri “soci” di LeU. In questo modo Possibile ha rinunciato ad uno dei suoi caratteri fondanti, ovvero il volere meccanismi di partecipazione democratica effettivi nella formazione delle scelte politiche.
Per tutti questi motivi, se potessi partecipare all’assemblea, chiederei ai miei delegati ed ai compagni del provinciale di far mettere al voto tre cose:
1)      Mantenere l’autonomia organizzativa di Possibile e mettere in discussione il discorso di unione “parziale”, limitato ad esponenti di classi dirigenti dei tre movimenti che ne fanno parte, realizzato da LeU, dal quale occorre sganciarsi al più presto dal punto di vista organizzativo, per riprendere in una visione più ampia e scevra da pregiudizi rispetto quella parte di sinistra non rappresentata da LeU e soprattuto i molti elettori di sinistra che hanno scelto di rifugiarsi nell’astensione o nel voto di al M5S, ripartendo dallo spirito del “Brancaccio” e rimettendo lì in discussione con gli altri i propri metodi di selezione di gruppi dirigenti e future candidature.
2)      Dato che abbiamo un utile e intelligente sistema per le votazioni “On line”; abolire la pratica del voto per delega all’interno di Possibile, costruendo i percorsi e le occasioni per consentire anche agli iscritti che per problemi di lavoro, famiglia o salute non possono partecipare fisicamente alle assemblee, ma vogliono poter esprimere la propria volontà su temi rilevanti come quello in discussione in questi Stati Generali lo possano fare. Ovviamente considerò comunque le assemblee momenti  essenziali per il confronto e la formazione degli orientamenti interni all’organizzazione, semplicemente chiedo di evitare forme rituali tipiche delle passate organizzazioni politiche, nel momento delle decisioni determinanti.
3)      Di chiarire fin da ora, per evitare “imbarazzi” futuri, che per le amministrative del 2019 in provincia di Modena, non si faranno alleanze elettorali con chi sostiene le attuali maggioranze, ma si contribuirà alla formazione di liste che possano coerentemente raccogliere, a livello locale, gli indirizzi programmatici contenuti in “Per giorni migliori”.
Nel mio piccolo, la mia tessera per il 2018 e il mio impegno comunicativo a favore di Possibile, dipenderanno da come Possibile deciderà di trattare nel dibattito locale e nazionale, questi tre indirizzi e quanto vorrà mantenere del suo spirito e metodo originari.
Un caro saluto a tutti e buon lavoro.
Lorenzo Paluan

martedì 6 marzo 2018

Caro Civati, grazie del cortese messaggio, ti giro cortese risposta.

Ovviamente il testo che segue è una email inviata a tutti gli iscritti di Possibile, quindi capisco bene quanto sia patetico rispondere ad una email inviata in automatico, io però ci provo lo stesso, tanto per il gusto di essere chiari.
DI seguito, la mail arrivata oggi e la mia risposta, che rendo pubbliche, dato che le ritengo una questione politica e non corrispondenza privata.

Il voto a Carpi secondo me (edizione Politiche 2018)


Non c’è nulla da fare, giocare con i numeri della politica, per chi soffre di pericolose deviazioni comportamentali e sindromi antisociali come le mie, resta un richiamo irresistibile, quindi ecco qua l’edizione 2018 in salsa o meglio mostarda carpigiana (che, per inciso, a me non piace).

Potere al Popolo: manca sia l’uno che l’altro.
Nella maratone notturna del buon Mentana, a tarda ora, si è vista una Viola Carofalo festeggiare in un ristorante napoletano per un risultato che lei e i militanti dell’OPG ritengono importante.
Sarà e ne hanno tutto il diritto, ma da loro elettore, sommessamente faccio notare che se si decide di partecipare ad un’elezione, con un risultato come quello ottenuto, al massimo ci fai la birra (e pare che di birra ne girasse parecchia, da quelle parti  ieri sera).
Si sbertucciava il risultato di Rivoluzione Civile di Ingroia del 2013, e nonostante una campagna elettorale infinitamente più partecipata di allora, la lista si ritrova senza popolo a cui affidare qualsivoglia potere.
Possimo metterci tutte le attenuanti del caso, ma la cosa è innegabile.
In quel di Carpi poi risultiamo pure più bassi della media nazionale, per la  Camera sono meno di 350 i voti, peggior risultato di sempre per le liste collocate a sinistra e in opposizione al partitone.
Inutile fustigarsi o cercare le cause nel poco tempo e nell’impossibilità di apparire sui media: semplicemente “il popolo” ha ritenuto che una lista del genere non servisse e, a mio modesto parere, un risultato del genere non lascia margini per poter costruire alcunchè di credibile per le prossime amministrative, sicuramente non in un solo anno.
Non credo ci siano stati errori di metodo e in politica non ci possono essere errori di contenuti, nel senso che il programma nato dalle famose 150 assemblee sparse per l’Italia era esattamente quello che gli attivisti di PaP e i loro elettori volevano.
Molto semplicemente, bisogna prendere atto che erano istanze che interessavano giusto quei pochi, come il sottoscritto, che credono che la giustizia sociale “correttamente intesa” debba giocare un ruolo nell’elaborazione di una proposta politica.
Nulla di sbagliato, quindi, nella scelta di andare avanti dopo il fallimento dell’ipotesi unitaria del Brancaccio, ma evidentemente siamo una esigua minoranza che parla una lingua incomprensibile per i più, dicendo cose che per forma o contenuti, interessano solo noi. Detto questo, io gli altri con il caxxo che li voto (tiè!).

Il partitone non è più “one”
Seimila voti scarsi in meno rispetto alle politiche del 2013, seimila abbondanti rispetto alle europee, questa volta la botta si è sentita davvero. Un consenso ridotto al 33% all’ex partitone qualche anno fa qua sarebbe suonato come una bestemmia, ma questo è. 
Passa la Lorenzin, e la cosa potrebbe sembrare paradossale, che uno dei pochissimi collegi “rossi”, finisca in mano all’ex coordinatrice di Forza Italia, alla guida di una lista che rappresenta forse lo 0,5% dell’elttorato. Poco più a nord, nel collegio che comprende anche Novi, non passa Stefano Vaccari, travolto dall’avanzata leghista nel ferrarese. Per l’ultimo segretario della FGCI provinciale di Modena (correva l’anno 1989), non è bastata la messa a fianco della Lorenzin per San Geminiamo per ritrovare la grazia di uno scranno e si crea così un nuovo ed ulteriore problema di ricollocamento per la federazione del PD modenese.

Il M5S raddoppia
Sicuramente un successo per il M5S,. che guadagna 7 punti rispetto alle politiche del 2013 e raddoppia rispetto alle amministrative del 2014. Nessun collegio per loro, che a Carpi candidavano “attivisti”, quindi in un certo senso persone poco conosciute, ma il colpaccio non riesce neanche nel collegio poco più a nord al parlamentare uscenti Vittorio Ferraresi (che dovrebbe essere recuperato al proporzionale, se ho visto bene)


Liberi e Uguali (a prima)
Alla fine LeU si porta a casa giusto 800 voti in più di quelli avuti da SEL alle politiche del 2013. 800 voti sui 6000 persi dal partitone, basta questo per dire del successo dell’operazione, tenuto conto che i leader nazionali erano ogni giorno in uno qualsiasi dei talk show televisivi, che esibivano addirittura la seconda e terza carica dello Stato in un'unica lista, e che hanno speso una paccata di soldi già prima della campagna elettorale ufficiale, praticamente unici, in una campagna fatta di affissioni pubblicitarie grandi e piccole, che manco il SIlviodei tempi d'oro poteva permettersi.
Certo se riuscirà a tenere questo risultato (e se riusciranno a stare insieme) anche tra un anno, per la prima volta da quando esiste l’elezione diretta del Sindaco, potrebbe esserci un consigliere a “sinistra” del PDS-DS-PD nell’alleanza di centrosinistra a Carpi, ma che sia poi distinguibile da quanto il partitone proponga in termini di amministrazione comunale, questo è tutto un altro paio di maniche.

A destra (in fondo a..)
Va bon , son cresciuti, ovviamente soprattutto grazie alla Lega, ma quella coalizione lì a Carpi faceva più del 30% nel 2009 e non mi pare che ci siano ancora tornati e soprattutto non sembrano in grado di esprimere nessun esponente credibile per il territorio, anche in chiave prossime elezioni amministrative.

E quindi?
E quindi… niente.
Nel senso che così stando le cose, e fatte le dovute differenze, tra elezioni politiche e amministrative, chiunque creda che Carpi sia diventata “scalabile” per le elezioni comunali del 2019, secondo me si illude, sostanzialmente per due motivi.
Il primo è la perdurante assenza all’orizzonte di un candidato sindaco sufficientemente forte e credibile da presentare da parte di qualunque degli schieramenti opposti al (ex)partitone  
Il secondo è che tutti i contendenti sono vittime di sindromi da autosufficienza, per cui il M5S va da solo perché sì, il centrodestra sta insieme obtorto collo, ma comunque non sfonda il 30% dei consensi e in un secondo ipotetico doppio turno, sarebbe invotabile per gli elettori M5S (anche se potrebbe pescare qualcosa dai civici di CarpiFutura) e Carpifutura non potrà più godere del vantaggio di un centrodestra in crisi di consensi come quattro anni fa (con la Lega al 3%, tanto per intenderci) e un M4S ancora non “maturo” come oggi e comunque alleandosi a liste di partito perderebbe appunto quel carattere di “civismo”, che ha reso la lista votabile anche da molti elettori del PD a livello nazionale, ma un po’ stanchini dell’eterno gestire delle cose comunali da parte del (ex)partitone.
Ben che vada (per loro) potrebbero obbligare Bellelli al secondo turno, ma non ci scommetterei troppo.

A meno che…
A meno che, se vogliamo andare di fantapolitica, la crisi nazionale del PD non si trasformi in un ulteriore frattura, che a quel punto lascerebbe la sua ala più renziana libera di tentare strade “à la Macron”, e allora potremmo addirittura vedere un duello Bellelli (finalmente libero di non dover far più finta di essere renziano), spalleggiato dai suoi vecchi compagni bersaniani e il suo vicesindaco Morelli, che potrebbe mettere su un fronte moderato pescando da Carpifutura e magari pure Forza Italia sotto mentite spoglie.
Ipotesi surreale ma che secondo me non dispiacerebbe a molte di quelle associazioni di categoria e altri circoli imprenditoriali e benpensanti, con l’idea di modernità e sviluppo ferma agli anni 90, che si attaglia perfettamente alla figura del nostro vicesindaco e assessore alle feste che, come descritto inaltre parti, dato l’esaurirsi del suo secondo mandato da assessore e la sua trombatura nelle candidature per le politiche, rischia un'inevitabile uscita dalla scena almeno per i prossimi cinque anni (se non definitiva e salvo deroghe).
Ecco, in quel caso, anche in assenza di candidati sindaco credibili per l’elettorato carpigiano, pure il M5S potrebbe pensare di potersela giocare al ballottaggio.
Qualunque sia lo scenario, do per certo che spazio per un lista civica dichiaratamente di sinistra come quella di Carpi Bene Comune nel 2014, non ce ne sarà (e non ce ne sarà, temo, ancora per molto).

Si accettano scommesse (cioè, al massimo un caffè e sempre che i lettori non siano più dei soliti famigerati quattro).

lunedì 26 febbraio 2018

Cosa voti davvero se a Carpi voti per....

Dovendo inaugurare l’uso di una legge elettorale che pare scritta da una manica di  parlamentari in stato di evidente alterazione alcolica o a evidente loro insaputa, dato che ADESSO, gli stessi che l’hanno votata, dopo i trionfi dell’Italicum,  la vogliono cambiare, sarà bene fermarsi un attimo per capire cosa EFFETTIVAMENTE voteremo, quando metteremo la X sui nostri candidati o simboli del cuore, il 4 marzo, in quel di Carpi (ovviamente sulla base di un’analisi oggettiva e per nulla viziata dal mio orientamento politico, infatti cominciamo dalla forza politica più rilevante e interessante nello scenario elettorale, a detta di tutti i media e gli analisti).

Se voterete per Potere al Popolo
Alla Camera: Se porrete la X solo sul candidato del collegio uninominale, contribuirete ad eleggere Elio Tavilla, stimato docente universitario dell’Università di Modena e Reggio Emilia, brillante attivista nella campagna referendaria del 4 dicembre 2016 a difesa della Costituzione. Se anziché sul suo nome, la X la metterete sul simbolo della lista per il proporzionale, contribuirete ad eleggere… Elio Tavilla, perché le assemblee di Potere al Popolo, dove persone in carne ed ossa hanno scelto in modo democratico i propri rappresentanti, lo hanno anche messo capolista del “listino”. Quindi non c’è rischio che votando uno al collegio, si elegga poi qualcuno di diverso al proporzionale.
Al Senato: Se mettete la X sulla candidata di collegio (in tanti), verrà eletta Judith Pinnock, di professione psicoterapeuta, storica attivista di Rifondazione Comunista impegnate in mille battaglie locali sia per il lavoro che per la tutela dell’ambiente. 
Vabbè, è comunista, ma com’è noto, nessuno è perfetto. Il voto sul suo nome vale anche per la lista “proporzionale” con capolista Roberta Marcheselli, di cui non so assolutamente un accidente (magari qualcuno vorrà integrare), ma facciamo che votate tutti per la Pinnock, che comunque c’è da fidarsi e abbiamo risolto il problema.

Se voterete per Liberi e Uguali
Alla Camera: al seggio uninominale, il movimento che si presenta come alternativo al PD ed alle sue politiche di precarizzazione sociale (parole loro), voterete per Maria Cecilia Guerra, docente pure lei all’Università di Modena e Reggio, nominata Sottosegretaria al Ministero del Lavoro durante il governo Monti e se non sbaglio viceministro nel governo Letta. In pratica una che quelle politiche di “precarizzazione sociale” le ha elaborate, contribuito a realizzarle e dal 2013 votate tutte fino al governo Gentiloni. Una garanzia.
Se non vi va di votare per lei all’uninominale, potete mettere la X solo sul listino di Liberi e Uguali e contribuirete ad eleggere la capolista al plurinominale…. Maria Cecilia Guerra.  Una garanzia

Al Senato: con la X sulla parte uninominale voterete per Cesare Galantini, assessore al Comune di Carpi per Sinistra Italiana, fiero scudiero delle maggioranze PD (con il quale era stato eletto consigliere comunale nel 2004, per poi confluire in Sinistra Democratica) dal 2009 con Sinistra per Carpi e dal 2013 con Sinistra Ecologia e Libertà. Un chiaro segno di “alternatività” alle politiche del PD pure lui. Votando lui, che ovviamente non ha chance di essere eletto, per questo si è guardato bene dal dimettersi da assessore mentre faceva una campagna elettorale, in teoria contro il partito insieme al quale governa (se state provando un vago senso di nausea, tranquilli, è normale per chi non fa politica arrampicandosi sugli specchi), il vostro voto servirà ad eleggere (forse) la prima del “listino”, ovvero tal Gabriella Meo, ex consigliera regionale del gruppo SEL -  Verdi fino al 2014, precedentemente assessora provinciale a Parma e ancor prima assessora comunale, sempre a Parma per i Verdi. Tra un mandato politico e l’altro in teoria è prof di ruolo in un Istituto Tecnico.
Da sempre alleata con il partitone, oggi PD. Nel 2014 candidata in regione a sostegno di Bonaccini, purtroppo (per lei)  non rieletta. Una garanzia.
Da notare che tutti i candidati eleggibili di LeU a Carpi sono professionisti della politica (chi da poco, chi da quasi vent’anni, come nel caso della Meo…)

Se voterete per il “Centrosinistra
Alla Camera: Con la x solo all’uninominale voterete Beatrice  Lorenzin, ex coordinatrice di Forza Italia, ex Nuovo Centrodestra (do you rememeber Alfano?), di recente autonominatasi “pontiera” con i suoi ex complici di partito (Forza Italia, se vi foste persi) per un futuro governo di “larghe intese” (quelle negate dal segretario del PD Renzi). Una garanzia (anzi due).
Se non apporrete altre “x” su uno dei quattro partiti che la sostengono (la sua lista “petalosa” con i rottami del NCD, il PD, +Europa della Bonino con soccorso clericale di  Tabacci,  la lista Insieme che raggruma Verdi, Socialisti e nostalgici Prodiani), il vostro voto verrà ripartito proporzionalmente su tutte e quattro. Se invece, ad esempio, la mettete sul PD, voterete per Piero Fassino, unico sindaco di Torino di “CENTROsinistra”, riuscito nell’impresa di farsi trombare dopo il primo mandato, perché aveva governato benissimo, a sentire tutti media mainstream e i commenti sui social di certi assessori carpigiani.  Tanto bene che alla fine del suo mandato Torino risultava fra i comuni più indebitati d’Italia, dopo Roma e (forse) Catania.

Al Senato: Con la X all’uninominale, rimanderete in Parlamento Vanna Iori, del PD, zona reggiana, mai intercettata dai radar al di qua del Tresinaro. Vista l’aria che tira il suo principale merito deve essere stata appunto la sua capacità di sorvolare in modalità stealth tutta la legislatura. Votando lei e basta vi tirate dietro un terzo  di voto per ogni lista che la sostiene (rispetto alla Camera manca quella della Lorenzin, per mancanza di firme o di candidati o di tutte e due, e non sappiamo come consolarci per la perdita), ma se il coraggio non vi manca, potete convintamente votare per la lista del PD che ci regala nientepopodimenoche la ministra Valeria Fedeli come capolista, l’unica ministra dell’istruzione incapace di distinguere fra un diploma e una laurea (che non ha) nel momento di scrivere il proprio curriculum

Aggiornamento del 1 marzo, Dimenticavo: grazie all'impossibilità del voto disgiunto, se uno volesse votare solo per Fassino (non ridete, ogni perversione fra persone adulte e consenzienti è lecita e merita rispetto) e pone la croce solo sul simbolo del PD, voterà comunque in automatico anche la "petalosa" Lorenzin (tanto a quel punto, perversione per perversione...). 
Ovviamente lo stesso vale per il Senato: magari vuoi votare solo per la lista della Bonino, ma eleggi comunque la Vanna Iori.
Pensa la fortuna...
(Si ringrazia Mario Guidetti per la segnalazione)  

Se voterete per il Movimento 5 Stelle:
Alla Camera: all’uninominale eleggereste Enrica Toce, di cui dal profilo FB scopriamo che è laureata in Geologia (cosa di cui in Parlamento ci sarebbe anche molto bisogno, e lo dico seriamente) ma non abbiamo altre informazioni circa la sua attuale occupazione o storia di impegno politico. Comunque, dato che non passerà, in realtà il vostro voto andrà al parlamentare uscente Vittorio Ferraresi, di Finale Emilia, capolista nel plurinominale, sicuramente eletto. A parte il fatto che è grillino, tutto sommato poteva andarvi molto peggio.
Al Senato: in teoria voterete all’uninominale per Maria Laura Mantovani, ma dato che pure questa non passerà, il vostro voto servirà per il capolista del plurinominale Gabriele Lanzi, che ha dalla sua di non essere uno che crede alle scie chimiche o alle sirene, ma anzi è un serio professionista nella vita “civile” e un sincero e disinteressato attivista in quella politica. Se non fosse che anche lui dovrà adeguarsi ligio a qualunque stronzata che partirà dalla Casaleggio e associati, rappresenta comunque la parte “genuina” e migliore del M5S, se tutto quello detto nel 2009 e 2010 non l’avessero perso per strada. Anche in questo caso, si poteva cascare molto peggio.

Se voterete per il centrodestra:
Alla Camera: la “agnella” sacrificale si chiama Ylenja  Lucaselli, di Fratelli d’Italia (con la "Y" e la "J" nel nome decisamente poco italiche), sconosciuta ai più e tale resterà. Come per il centrosinistra, se porrete la X solo sull’uninominale, il vostro voto servirà in quarti a foraggiare tutte le liste della coalizione, mentre invece potreste scegliere quella celebrità pop di Vittorio Sgarbi mettendo la x su Forza Italia. Infatti, il partito “dei moderati”, fondato da due pregiudicati, candida appunto uno che manda video dal suo cesso mentre defeca, o mentre nudo parla di f…, cercando di far passare per provocazione artistica quello che suona semplicemente come il soliloquio di una persona bloccata nello sviluppo alla fase coprolalica, dimostrazione vivente che si può essere allo stesso tempo largamente acculturati e umanamente indegni.
Al Senato: la X serve solo a Paolo Romani per Forza Italia, dato che il candidato all’uninominale non ha speranze.  La Lega candida in seconda posizione Lucia Borgonzoni, consigliera comunale bolognese su cui era evidente che Salvini puntasse per ruoli più ambiziosi da un po’, visto che da anni fa la prezzemolina  nei talk show nazionali mattutini, quelli dove può terrorizzare i pensionati padani con il bau bau dell’uomo nero. Una carriera in ascesa, visto il livello medio italico


Per tutte le altre liste presenti, un pietoso oblio.

martedì 20 febbraio 2018

"Cape politiche"

Quelle qua sopra sono le donne alla guida delle principali forze politiche tedesche (da sinistra verso destra, in perfetto ordine ideologico:: Katja Kipping di Die Linke, Katrin Göring-Eckardt dei Verdi, la sempiterna ma sul viale del tramonto Angela Merckel e (primo caso di sucessione da donna a donna in un grande paese della UE) la neo segretaria CDU Annegret Kramp-Karrenbauer,
Per la SPD, in lizza c'è Andrea Nahles (sì, sapientini, in Germania Andrea è nome di donna), così com'era donna l'ultima leader del partito estremista di destra AFD (ma certa roba, io sul mio blog non la pubblico).

Ora, in Italia, fra conformismo, remissività nei confronti del "capo" (diffusissima anche in area "partitone") e una tendenza generale dell'elettorato femminile a non votare per leader donna, il risultato è che l'unico "Capo Politico" donna (scusate l'obbrobrio linguistico, ma è la legge che lo/la definisce così) che si presenterà alle elezioni sarà la "nostra" Viola Carofalo. Ci sarebbe Emma Bonino, s enon fosse che si presenta alle elezioni per grazia ricevuta da un certo Antonio Tabacci.  (Per il primo che mi cita Fratelli d'Italia e la Meloni, oltre al fatto che è assolutamente minoritaria nella sua coalizione, vale quanto scritto per AFD).
Le elettrici medie italiane, del cosiddetto centrosinistra (LeU incluso), un problemino non se lo pongono? Se non ora quando?





mercoledì 14 febbraio 2018

Gli infallibili sondaggi IPSOS

Per la seconda volta in 30 anni di elettorato attivo, sono stato sondato da un blasonato istituto di sondaggi, oggi, mentre mi sciroppavo i miei trecento km di macchina sulla via del ritorno a casa (IPSOS, per non fare nomi e cognomi).

Il sondaggista, educatamente, ha chiesto se poteva farmi qualche domanda relativa ad “argomenti sociali” relativi al mio comune di residenza, cosa che prontamente ho accettato. 

Ovviamente dopo le prime tre domande relative alle mie aspettative economiche e lavorative e a quel che prevedo per il mio comune, bello bello mi infila lì un : “come saprà il 4 marzo si va a votare, lei andrà a votare?”, “certo, dico io” e mi chiede chi voterò fra i seguenti candidati del mio collegio: Lorenzin (centrosinistra), Guerra (LeU), un tizio del centrodestra di cui non ricordo il nome e quello del M5S (chiedo venia, dimenticato pure quello).
Mia risposta: “Nessuno di questi”. Un secondo di silenzio imbarazzato.
“Ma ha detto che va a votare” e io “Sì, ma voterò per il candidato di Potere al Popolo”.
 “Ah (pausa) Potere al Popolo. Bene. Le faccio un’altra domanda, lei si sente più vicino al Centrosinistra o al  Centrodestra”
“A nessuno dei due”
Pausa
“No, scusi, dovrebbe scegliere”
 “Guardi, il problema è che io sono di SINISTRA, incompatibile con il centrosinistra  e tantomeno con il centrodestra” .
“Ah "(pausa). 
"Capisco" (segue titubante). 
"Grazie per le risposte e per il tempo dedicato. Buona serata”
“Grazie a lei. Buon lavoro”. Volevo aggiungere un “ti si sono mescolate le x?”, ma poi ho pensato che era un povero telefonista precario, che già deve fare un lavoro di merda rompendo le scatole a centinaia di persone al giorno, che magari lo riempiono di insulti prima che qualcuno gli risponda, quindi non mi pareva carino infierire, che mica è colpa sua ma di chi gli scrive le domande.

E a proposito, ora, io non so che sondaggi farà vedere Pagnoncelli stasera a Ballarò, ma posso nutrire qualche dubbio sulla neutralità delle domande e quindi sull’infallibilità dei risultati?

“A prescindere” da come la pensiate, dovreste dare una mano a Potere al Popolo a superare il quorum solo per dare un dolore a Pagnoncelli, che magari così in futuro fornirà domande meno idiote e faziose a quei poveri cristi che telefonano per lui. 
Anche questa è solidarietà con i lavoratori precari.