giovedì 24 marzo 2011

Comparto B20: meno alloggi, stesso cemento e via un altro pezzo di Parco Lama

L'approvazione nell'ultimo consiglio comunale del piano particolareggiato del comparto B20, che si affaccia su via Due Ponti, ci da qualche segnale di come rischia di evolvere la situazione dell'area oltreferrovia, sotto molti punti di vista.

VIABILITA'
Prima di partire con il dibattito ho chiesto, nello spazio dedicato diciamo così ai "chiarimenti tecnici", quali tempi erano previsti per il sottopasso automobilistico di via Due Ponti, dato che stiamo andando a costruire nuovi quartieri che incideranno su quella via e basta che le FS lascino abbassate le sbarre un minuto più del dovuto perchè si creino su via Due Ponti lunghe file di auto, bloccando completamente la circolazione (e di fatto chiudendo letteralmente in casa il nuovo quartiere che intendono costruire).
Ne è seguito un curioso siparietto: l'assessore D'Addese non era presente, Sindaco e assessore all'ambiente Tosi, si sono guardati sperduti negli occhi, risultato "manca l'assessore competente, non sappiamo rispondere".
E che in assenza di D'Addese nessuno abbia un'idea se verrà mai fatto il sottopasso, che dovrebbe essere di servizio per qualche centinaio di unità abitative e commerciali che si vogliono costruire sull'area (oltre al comparto B20), a me pare abbastanza inquietante e soprattuto rende evidente che chi progetta l'espansione urbana di Carpi, non ne progetta la mobilità.

CEMENTIFICAZIONE DEL TERRITORIO (MA DI LUSSO!)
La principale caratteristica del PIP presentato è che i costruttori hanno previsto una riduzione per quel comparto di circa il 20% delle unità immobiliari, ma la superficie costruita diminuirà solo di circa il 3%.
Il modello tipico dello sprawl urbano che tutti gli urbanisti che si occupano di sostenibilità ambientale denunciano come il principale fattore di spreco del territorio (sempre più mq di cemento procapite e sempre meno territorio a salvaguardia dei nostri equilibri ambientali).
La Giunta è convinta che ce lo possiamo permettere, noi avremmo preferito vedere come reale segnale di cambiamento, la richiesta che la riduzione degli alloggi fosse proporzionale alla riduzione di terreno consumato, anche nell'ottica di guadagnare spazi per il fantasticato Parco Lama. Si tratta di avviare una trattativa con i titolari dei diritti di edificabilità per verificare quali margini vi siano per una reale riduzione degli indici edificatori, ma è un concetto che repelle la maggioranza. Prendiamo atto.

UN RISCHIO PER L'ASSOCIAZIONE PARCO LAMA
Questo cambio da parte dei costruttori nel numero e nella tipologia delle unità abitative in zona, riteniamo debba essere considerato come un forte campanello di allarme da parte degli amici dell'Associazione del Parco Lama.
Il rischio è che il parco diventi non tanto un freno all'edificabilità dell'area, ma più probabilmente il valore aggiunto per costruzioni di categoria "superiore", a parità di consumo del territorio.
Nel momento in cui ci si fa coinvolgere in quella che viene decantanta dall'amministrazione comunale come una "progettazione partecipata"; sarà il caso di tenere ben alta la guardia e scegliersi qualche indcatore reale in termini di superfici risparmiate al cemento, prima di dare il proprio assenso (magari tramite una larga consultazione popolare) per non diventare semplicemente "collaterali" allo sviluppo di un quartiere residenziale di lusso, senza che vengano realmente ridotti impatti paesagistici, ambientali e sulla mobilità della zona.
Soprattutto sarà bene evitare che proprio il parco, diventi lo specchietto delle allodole per far partire l'urbanizzazione in quell'area altrimenti ferma da anni (e che è bene che resti ferma!).
Carpi 5 Stelle e Rifondazione, comunque restano dell'idea che lì sarebbe meglio non costruire del tutto e avviare una seria rinegoziazione dei cosiddetti "diritti acquisiti" con i proprietari dei vari comparti.