venerdì 24 giugno 2011

I lavori per lo stadio: ma lo sport professionistico deve essere pagato dalla collettività?


Con una amministrazione che ancora nulla lascia  trapelare su che fine faranno i 900mila euro di avanzo di gestione del 2010, che taglia a destra e a manca anche contributi irrisori alle associazioni per le loro manifestazioni (ma importantissimi per i destinatari) o riduce il lavoro ai lavoratori in appalto, quel che è certo è che 820.000€ per mettere lo stadio a norma per i campionati di LegaPro, si troveranno.

Ci hanno provato con una delibera di giunta che inventava un meccanismo piuttosto originale (gara su invito per costruttori proprietari di aree da costruire, che non verranno pagati per il loro lavoro ma che potranno detrarre i costi dell’opera dai costi di urbanizzazione previsti per la realizzazione degli edifici nelle aree assegnate. In pratica, chi avesse ammodernato lo stadio non avrebbe dovuto fare a suo carico aree verdi, piste ciclabili, parcheggi ecc. ecc. come previsto in tutti gli altri insediamenti abitativi…), visto che la delibera pareva abbastanza campata in aria (una specie di “pagherò” su future edificazioni, che a parte comportare un danno per la collettività che avrebbe perso le opere di urbanizzazione, evidentemente non da neanche grandi garanzie alle imprese di costruzione, visto il mercato calante), pare che l'ipotesi sia archiviata e si vada a valutare altre opzioni.

Quello che stupisce comunque è che dopo anni di bilanci in cui si piange miseria e si ritarda tutto il ritardabile su opere essenziali (uno su tutti il diritto alla casa, con una capacità di risposta alle domande degli aventi diritto ad alloggi ERP che si attesta  intorno al 5% all’anno), per il calcio è vera e propria emergenza e i soldi son da tirare fuori subito ( e si tireranno fuori, di riffa o di raffa).

Non ha senso alcuno che i soldi della collettività vangano utilizzati per finanziare il mondo del calcio professionistico, che tutti gli osservatori dicono essere ipertrofico rispetto al resto del mondo per numero di squadre, interessi che vi girano intorno e nel quale anche le recenti vicende giudiziarie portano a credere che  i valori dello sport abbiano frequentazione saltuaria.

I vantaggi per tutta la comunità carpigiana, dall’avere squadre sportive professionistiche, sono veramente troppo aleatori per giustificare un tale impiego di risorse pubblichem, in presenza di impianti adatti e a norma a pochi chilometri di distanza (uno per tutti il Giglio di Reggio Emilia, chiaro esempio di cattedrale per lo sport professionistico nel deserto, che dovrebbe essere di monito per chiunque prima di cacciare soldi in questo settore).
Perché queste società private dovrebbero godere di un tale livello in termini impegno finanziario e velocità di risposta, rispetto ad esempio al mondo delle imprese “normali” e dei loro lavoratori? A quante singole imprese il Comune potrebbe garantire un impegno di tal fatta e in nome di che cosa?
Chi vuole che il calcio professionistico, con tutto il suo corollario in termini di costi per la collettività per la sicurezza pubblica, per la gestione della viabilità e tutto ciò che ne consegue, per un numero indefinito di giornate all’anno, ha il dovere di trovare le risorse senza che sia la collettività a rimetterci.
Solo in un paese ebete come il nostro, dove il calcio è ormai l’ultimo e unico  “oppio dei popoli”, si da tutta questa attenzione e tutte queste risorse pubbliche (e private, con le banche che finanziano le squadre per decine di milioni di euro in assenza di ogni logica garanzia, ma poi strozzano i piccoli imprenditori che vanno chiedere prestiti per lavorare e non per dar spettacolo..) ad un mondo in teoria fatto di professionisti.

Personalmente credo che il Comune debba garantire alla cittadinanza il più ampio accesso a strutture sportive per lo sport popolare, dilettantistico (magari promuovendo anche una graduale disintossicazione dalla monocultura del calcio e comunque senza cedere a questa logica di “panem et circenses” che considero una delle peggiori calamità di questo paese (e non è un caso se vent’anni di berlusconismo si sono costruiti anche sulla coincidenza tra la figura di Presidnete del Consiglio e presidente del Milan…)
Se in città si sviluppano realtà di sport professionistico, di qualunque disciplina, ritengo che sia parte dell’essere “professionisti” anche trovare le risorse per partecipare ai campionati, senza pesare sulle spalle di tutti, il Comune può facilitare, agevolare, ma in questa fase, metterci del proprio mi pare francamente un’ingiustizia sociale.
E se in attesa che la società trovi le risorse necessarie, per un anno il Carpi giocherà a Reggio Emilia, francamente non credo sarà  un dramma né un danno per l'immagine di questa comunità.