venerdì 28 ottobre 2011

Diritto alla casa: l’Unione tenta nuove vie ma...

Giovedì sera in Consiglio ci è stato presentato il nuovo piano dell’Unione Terre d’Argine per cercare di dare risposte all’emergenza casa nel nostro territorio.

Con più di 700 famiglie che avrebbero i requisiti (e quindi il diritto) ad un alloggio popolare e con la possibilità di soddisfarne si è no una quarantina, tocca inventarsi misure nuove e anche da noi finalmente si comincia a pensare a nuovi strumenti e forme diverse per facilitare e garantire i rapporti anche tra privati, in un mercato che rimane comunque fortemente distorto rispetto agli altri paesi europei, sia nei prezzi degli immobili per l’acquisto che in quelli per gli affitti.

Affitti concordati, fondi di garanzia, strumenti per favorire l’autocostruzione e l’autorecupero e chi più ne ha più ne metta.

Tutte misure positive per le quali voteremmo anche a favore, se ce ne venisse data la possibilità, ma ricordiamo che la competenza è passata al consiglio dell’Unione, dal quale siamo esclusi a causa di uno statuto sostanzialmente antidemocratico, quindi il massimo che ci è concesso sono gli incontri come quello di ieri sera, dove il più costoso consiglio comunale dell’Unione viene convocato solo per essere “informato”.

Tutto bello, dicevamo, ma resta il punto che questo tipo di misure non sono che le misure che andrebbero adottate per rispondere alle nuove esigenze abitative  e a fasce di cittadini che non necessariamente dovrebbero rientrare fra quelle bisognose di assistenza sociale, ma semplicemente di un mercato immobiliare più umano e meno speculativo.

Purtroppo, avendo il Comune di Carpi, negli ultimi anni abdicato a qualunque funzione di regolazione del mercato immobiliare che non fosse il boom delle costruzioni private, oggi ci ritroviamo con i seguenti dati, brillantemente riassunti dalla consigliera De Pietri durante il dibattito: in Europa, la media delle abitazioni di proprietà pubblica si aggira sul 20% del totale, in Italia siamo al 4% del totale degli immobili. La De Pietri si è dimenticata di dire che a Carpi siamo a meno del 2% .

Poi la De Pietri se la prende al solito e giustamente con il governo Berlusconi, il consigliere Arletti, anche lui giustamente, rincara con la Fondazione, che investe per un parco davanti a casa del suo Presidente ma sulle misure per il diritto alla  casa non ha un piano simile a quello di tante altre Fondazioni-
Ma il Comune in tutto questo non ha responsabilità?

In un comune come quello di Carpi, che non riesce a dare risposta a più di 700 famiglie da anni, quest’anno si trovano soldi per qualsiasi cosa, (dalla piscina che doveva costare zero allo stadio)  ma dal 2010 non si trovano soldi per andare sul mercato degli immobili invenduti (che a Carpi sono qualche migliaio) per destinarne alcuni ad affitto popolare o comunque calmierato (attività che sarebbe pure redditizia per le casse comunali, si tratterebbe cioè di un investimento e non di mera assistenza) e nel 2009, quando si sono spesi gli ultimi soldi a riguardo , hanno graziosamente pagato 200.000 euro l’uno appartamenti tutt’altro che grandi e lussuosi, per  fare un simpatico regalo alla UNIECO, più che per dare risposta al problema casa.



Non dico autocritiche (sarebbe troppo), ma almeno di uno straccio di riflessione da parte della maggioranza su come il  Comune abbia contribuito a creare questa situazione, ovviamente neanche l’ombra.

Dopo gli alti lamenti dei consiglieri di maggioranza, sempre verso terzi, invito tutti a rileggersi il piano poliennale degli investimenti approvato con il bilancio preventivo a dicembre 2010 ed andare a vedere qual’é l’unico investimento non realizzato quest’anno fra quelli previsti (mentre vengono spese risorse per opere non previste).