venerdì 14 ottobre 2011

PD e PDL: quando la paura della democrazia diretta fa 90


Ieri sera PD e PDL hanno bocciato l’odg presentato da Carpi 5 Stelle e Rifondazione che chiedeva l’abolizione del quorum sui referendum comunali.
Ricordo per inciso che il referendum comunale per il nostro Statuto è solo consultivo e richiede un numero di firme pari al 4% dell’elettorato (cioè in proporzione quasi il quadruplo delle firme necessarie per un referendum nazionale).
Noi avevamo colto mesi fa, nelle parole dell’Assessore Bellelli (che ha la delega alla partecipazione, ieri sera assente in aula), la disponibilità a valutare la questione e il segretario Dalle Ave durante il dibattito ha ricordato che sul tema il PD si interroga “da più di un anno”:
Quale occasione migliore quindi di farci sapere ieri sera dov’era giunto il loro livello di “elaborazione” sul tema, dato che si dibatteva un OdG in calendario da circa 7 mesi.
Invece, i due principali partiti di Carpi (l’odg oltre che da Carpi 5 Stelle – Rifondazione è stato votato da Alleanze per Carpi e Lega, l’IDV si è astenuta), hanno dimostrato di vedere l’avanzamento di qualche strumento di democrazia diretta (comunque regolato da leggi e regolamenti che salvaguardano le funzioni del consiglio, e con una valenza meramente consultiva) come fumo negli occhi.
Se il PDL ovviamente non se lo può permettere (gli italiani hanno dimostrato di essere molto più rapidi nello sfiduciare il governo con i referendum, di quanto non faccia la loro maggioranza di lacchè nominati da due capi di partito), il PD tenta la sua arrampicata sugli specchi, regalandoci un “ci stiamo pensando” che però, a sette mesi dal deposito della nostra proposta, non si sostanzia in nessuna loro proposta, fosse di emendamento o di “contrordine del giorno”.
Ci siamo sentiti dire che va bene abolire il quorum in cambio di un aumento delle firme (peraltro già alto), se ne poteva discutere, ma la proposta del PD (dopo più di un anno di arguto pensare, a sentir loro) sul tavolo non c’era.
C’è stata anche la mozione “bon ton” istituzionale bipartisan di Dalle Ave e Benatti: “queste proposte si fanno in accordo con tutti i capigruppo” , ottimo, peccato che i medesimi capigruppo di PD e PDL non si degnino di rispondere ad una mail che tratta di ordini del giorno sulla toponomastica, figuriamoci se parliamo di Statuto.
Insomma, la fiera del pretesto.

Non sia mai che i cittadini scoprano che non tutto in politica deve passare per la mediazione dei partiti (e per inciso, ricordiamo che il partito con la  maggioranza dei seggi  in consiglio comunale, ha raccolto poco più di un terzo dei voti degli aventi diritto, come a dire, il non voto non conta se si tratta di elezioni, diventa decisivo se si tratta di referendum).
Ma l’intervento migliore è stato quello del consigliere Pompeo, che ci ha ricordato come i referendum siano inutili, dato che quello che il popolo italiano decide (ed ha citato l’esempio del finanziamento pubblico ai partiti) poi i partiti lo negano negli atti (quindi lo scandalo è che i referendum si facciano, non che il sistema dei partiti ne neghi il risultato, secondo Pompeo)
Motivo in più per ricordare a  chi ci rinfacciava che i referendum costano, che il loro sistema dei partiti (una greppia da un miliardo di euro all’anno) ci costa infinitamente di più di qualsiasi referendum (e ovviamente il taglio alle loro spese, non è all’ordine del giorno.
Faranno prima a tagliare le pensioni, che siano di destra o di centrosinistra...).