giovedì 29 marzo 2012

Il nostro intervento al bilancio comunale


 Per dovere di cronaca: prima della lettura di questo intervento ho espresso la nostra solidarietà e vicinanza agli operai in protesta con le iniquità del governo PDL-PD-Terzo Polo
 
Discussione della Relazione Programmatica al Bilancio 2012 e al Piano Triennale degli investimenti 2011-2013
Gruppo Consiliare Lista Civica Carpi a 5 Stelle - Rifondazione Comunista

Alla fine del 2010, il nostro intervento  sul bilancio previsionale 2011 cominciò con la lettura della lettera giunta a tutti i consiglieri comunali, scritta dai lavoratori della Loria che subivano il primo taglio alle loro ore di lavoro e alle loro retribuzioni.
Quest’anno ci troviamo a dover cominciare con lo stesso argomento, più che per la reale incidenza di questa storia sul bilancio comunale per una ragione molto semplice: una delle vertenze che ha suscitato più dibattito in città, che ha visto quei lavoratori battersi per difendere il proprio lavoro, con l’appoggio di tanti cittadini  e personalità di rilievo e del principale sindacato presente su questo territorio, non ha meritato neanche una citazione (se non in forma generica e indiretta) in 30 pagine di relazione al bilancio del Sindaco, al quale invece piace tanto parlare di “razionalizzazione”, un termine che ad ogni lavoratore che lo senta pronunciare dal suo datore di lavoro o committente che sia, evoca immediatamente il famoso ombrello di Altan . E allora sentirete spesso anche in questo intervento, pronunciare la parola”razionalizzazione”

Quei 17 lavoratori, un caso politico che ha fatto arrivare Carpi ai “disonori” delle cronache nazionali, per il Sindaco non solo non esistono, ma non sono mai esistiti. Fornitori di un servizio in quello che è stato uno degli investimenti maggiormente rilevanti per questa comunità, per i cui muri sono state spese cifre francamente sovradimensionate per le nostre capacità, ma per i quali non si è in grado di trovare 200.000 euro l’anno, circa lo 0,4% delle spese correnti di questo Comune.
I 17 lavoratori sono stati e sono tuttora fantasmi per il Sindaco, che per mesi e mesi si è rifiutato di ammettere le responsabilità dirette del committente rispetto ai lavoratori di un suo servizio in appalto e infine si è piegato ad un incontro solo grazie alla capacità di quei lavoratori di non arrendersi ad una scelta di questa amministrazione, facendo quello che ogni lavoratore fa o dovrebbe fare quando il suo posto di lavoro è minacciato da scelte (s)vendute come ineluttabili ma che in realtà ineluttabili non sono mai state.
La maggioranza oggi ci rifila come un grande risultato che quei lavoratori siano messi alla porta dal Comune a cassa integrazione a zero ore.
Noi crediamo che questa operazione, definita “profondamente sbagliata” (e ingiusta aggiungiamo noi) dalle organizzazioni sindacali, debba essere rivista, e ai comunicati stampa in politichese che auspicano soluzioni senza esserne capaci di proporne una, fatti da pezzi del PD, noi proponiamo invece di far qualcosa per rimediare ai propri errori dato che in questo momento, l’intervento dell’amministrazione si riduce ad aver speso una mattinata per assecondare il fatto che quei lavoratori vadano ad ingrossare le file dei cassa integrati a zero ore, peraltro con redditi abbondantemente sotto la soglia di povertà, spostando quindi il problema dalle casse del comune a quelle dell’INPS. Un bel caso di scaricabarile!

Nei nostri emendamenti noi indichiamo una possibile via di soluzione positiva, e al momento della loro discussione, chiariremo il senso generale di quegli emendamenti, ma intanto chiariamoci sui principi e sui valori che stanno dietro ad un’operazione di questo genere.
Ormai anche i sassi hanno capito che la crisi che stiamo vivendo è frutto dell’ubriacatura neoliberista e della totale resa della società e della politica alla logica dei mercati, a cui anche il principale partito una volta di sinistra ha ampiamente ceduto negli ultimi venti anni.

Se anche il Sindaco nella sua relazione cita chiaramente che questo sistema sta moltiplicando le distanze fra la parte di popolazione più ricca da un lato  e i lavoratori e i molti espulsi del mercato del lavoro dall’altra, crediamo che a queste constatazioni, se non si vuole scadere nella retorica o nell’ipocrisia, sia doveroso rispondere con atti concreti.
Trent’anni di movimenti ambientalisti ci hanno insegnato che alle crisi si risponde pensando globalmente ma agendo localmente e noi siamo convinti che valga nel nostro piccolo anche per la gestione dei servizi comunali.
Noi continuiamo a pensare, e ve lo diciamo dal 2009, che in tempi di crisi, la prima riorganizzazione doveva riguardare le figure apicali, per numero di incaricati extra organico e per qualità delle loro indennità ad personam, o per le valutazioni che anche quest’anno ci dicono che i nostri dirigenti, immarcescibilmente ogni anno raggiungono i loro obiettivi per il 100% o poco meno e quindi hanno diritto a spartirsi anche quest’anno 82mila euro di “retribuzione di risultato” tra Comune e Unione, per non parlare delle “razionalizzazioni” da fare sugli sprechi in campo energetico di questo Comune, che tanto per fare un esempio, mentre il Sindaco leggeva al sua relazione il 22 di marzo, nella Sala del Consiglio il riscaldamento era a manetta e le finestre aperte, dimostrando l’incapacità di questa amministrazione di razionalizzare su spese forse ben più ingenti dell’appalto della Loria.

Insomma, il punto è che chiedendo di ristabilire quell’appalto e ripensare la relativa riorganizzazione del Comune, magari non riducendo i servizi dello sportello Nemo ad esempio, non stiamo difendendo privilegi e non partiamo da una situazione neutra: in questi ultimi anni il lavoro dipendente nel comune di Carpi ha già largamente contribuito, per diverse centinaia di migliaia di euro, alla riduzione delle spese, noi riteniamo che a un certo punto la politica debba mettere un freno a questa logica, se si supera la soglia della ragionevolezza.

Occorre tracciare un limite, anche per una ragione simbolica e ideale che segnali una volta per tutte che un’amministrazione di eletti dal popolo fa una scelta chiara: quella di dare, per quanto può, uno stop all’assalto culturale, prima ancora che politico, al mondo del lavoro.
Cominciamo da noi e diciamoci che non contribuiremo ulteriormente alla riduzione di posti di lavoro, perchè è dalla mortificazione dei redditi da lavoro dipendente che nasce questa crisi di sistema e noi, nel nostro piccolo non possiamo rendercene ulteriormente complici.
Cominciamo da noi e rivendichiamo una tradizione di civiltà e di rispetto dei diritti dei lavoratori che ha storicamente caratterizzato questa regione.
Sentire parlare di lavoratori come cose da “razionalizzare”, senza mai citarli, di fatto spogliandoli della loro individualità di persone, ridotti a meri fattori di produzione, anzi in questo caso a meri fattori di costo è una vergogna per la nostra storia.
In aggiunta, la riorganizzazione dei servizi comunali che segue a questa decisione sta anche quella una volta di più rivelando un atteggiamento da padroni delle ferriere da parte dei vertici dell’amministrazione, con lavoratori che vengono spostati come pedine, indifferenti a ruoli e professionalità, concedendo tavoli di contrattazione ad alcuni e mettendo di fronte a fatti compiuti altri, che evidentemente non appartengono a determinate “sfere di relazione”.
In sintesi: in  tutta questa storia, con lavoratori esterni e interni, il Comune di Carpi si sta comportando peggio dei padroni della OMSA.

E voi consiglieri di maggioranza, eletti senza vincolo di mandato, ancora una volta dovete essere coscienti che non c’è nulla di ineluttabile nelle scelte fatte da questa amministrazione e che se una scelta è sbagliata la si può correggere e del resto l’amministrazione stessa ha già dimostrato di poterlo fare in passato (per gli alberi di via Focherini, per la Lamiz, sul PRU oltreferrovia che di fatto non esiste più nella sua forma originaria...)
Chiedetevi onestamente in coscienza: se oggi l’amministrazione ci avesse presentato un bilancio dove i lavoratori della Loria avessero visto confermato il loro posto di lavoro, la maggioranza di voi si sarebbe forse alzata in piedi urlando, sbraitando e stracciandosi le vesti contro l’immane spreco di risorse pubbliche, o anche solo semplicemente avrebbe firmato un emendamento per chiedere di riorganizzare i servizi comunali e risparmiare quello zero virgola qualcosa sul bilancio?
Noi crediamo che non lo avreste fatto e questo significa che il tema non è “appalto sì o appalto no”, ma, davanti alla scelte che ci impone la crisi, cos’è che dobbiamo “razionalizzare”, la domanda deve essere:  da dove si comincia? E la risposta deve essere non aggravando ulteriormente la situazione del lavoro dipendente.
Noi diciamo che si possono creare con questo bilancio le condizioni per “razionalizzare” altre spese e a voi chiediamo di capire non solo il dramma personale di quei lavoratori, di cui comunque una politica decente dovrebbe essere capace di farsi carico non nascondendosi dietro a fumismi di tipo ragionieristico, avendone in questo caso la responsabilità totale e diretta della creazione di questa situazione, ma anche del valore simbolico che ha una vertenza di questo tipo, del valore di un ripensamento che potrebbe ricollocare questa amministrazione in quella che noi consideriamo la parte giusta, quella che si batte per difendere i posti di lavoro e non per ridurli perchè sono i lavoratori che garantiscono i servizi ai cittadini.
Provate a dare corpo alle uscite in TV di Bersani, quando dice “Al dunque il PD sta con i lavoratori”. Forse che quelli della Loria non sono lavoratori?

L’importante è capire che non si reagisce, neanche a livello locale, alla crisi ragionando entro i limiti che la crisi ci impone, ma bisogna saper innescare il cambiamento a partire dalle nostre comunità.
Altri comuni lo hanno fatto e noi in questa metà legislatura abbiamo provato a presentare qualche proposta in merito, che avete sempre bocciato o che quando anche è stata approvata all’unanimità è stata disattesa, con evidenti danni per le casse di questo Comune e con un chiaro sberleffo all’organo istituzionale che dovrebbe rappresentare tutta la cittadinanza.

E veniamo quindi alle altre considerazioni sul bilancio, partendo proprio dagli strumenti che restano in mano ai cittadini e ai loro rappresentanti per controllare e indirizzare l’attività dell’amministrazione.
Dopo che l’anno scorso i nostri emendamenti non sono stati ammessi alla discussione perchè intervenivano su spese correnti giudicate “incomprimibili”, anche quest’anno ci siamo trovati di fronte a questa grottesca situazione per la quale su un 46 milioni di spese, per come sono presentate e organizzate, è impossibile sulla base delle informazioni disponibili per un consigliere comunale, proporre spostamenti di spesa in modo sensibile.

Invece, ci ritroviamo con meccanismi di rappresentanza che già limitano fortemente il potere e l’autonomia dei singoli rappresentanti dei cittadini, sia dal punto di vista istituzionale determinate dalla riforma degli enti locali del 92, che di fatto ha consegnato il potere in mano all’esecutivo, tranciando i meccanismi di rappresentanza, sia per le logiche legate alle appartenenze partitiche, che di fatto rendono praticamente nulle le capacità delle 30 persone sedute qui stasera di poter contribuire, anche in ridottissima percentuale, a modificare le scelte presentate dall’amministrazione comunale.
Dov’è, in questo bilancio, il confronto fra rappresentanti eletti senza vincolo di mandato? Quale l’apporto di ogni singolo consigliere alla formazione dello strumento che darà forma alla nostra città nel prossimo anno? Quali gli spazi per una reale partecipazione dei cittadini (seppure in presenza di un’apposita delega all’assessore Bellelli)?
A questo aggiungiamo ilcontributo dell’Unione, motivo per il quale ci troviamo a discutere il nostro bilancio dopo che quello dell’Unione è stato approvato, e quindi senza possibilità di poter intervenire su temi fondamentali per i cittadini come ad esempio le rette per gli asili nido o il costo dei pasti per la refezione scolastica.

Noi non ci arrendiamo a questa situazione. Non solo continuiamo a cercare di contrastare il dibattito rituale su contrari e favorevoli ad un bilancio presentato come intoccabile nei suoi fondamentali (e quindi di per sè negazione di ogni logica democratica), presentando le nostre proposte, ma continuiamo a dire che in Italia e all’estero esistono esperienze avanzate di partecipazione che a Carpi continuiamo a non vedere, mentre il dibattito sul bilancio rimane monopolio assoluto del confronto partitico, senza nessuna reale apertura alla città
Quest’anno se non altro ci è stata risparmiata la pagliacciata del “Bilancio Insieme” della fine del 2010: non avete neanche fatto finta di consultare i cittadini per sapere come e dove volevano veramente investire i soldi di questa comunità e perlomeno si sono risparmiati i soldi dei grafici, per la stampa dei volantini e per le urne di cartone.
Noi, modestamente e senza mezzi, con 200 euro di costo per affittare la Sala Congressi (che in questo comune puoi fare assemblee pubbliche solo pagando)  e qualche decina di euro di volantini, abbiamo provato a chiamare a raccolta un po’ di cittadini interessati e abbiamo provato con loro a misurare la distanza tra quella che dovrebbe essere una democrazia reale e partecipata con l’attuale.

E così,prima di parlare delle nostre proposte per il bilancio 2012, possiamo almeno riportare la frustrazione evidente provata dai cittadini che vorrebbero capire e partecipare alla vita del loro Comune e si trovano davanti ad un mix tra norme istituzionali e monopolio delle informazioni reali sull’andamento delle spese, che di fatto li esautorano da ogni possibile decisione.
La democrazia per un ente locale si misura sulla capacità di controllo e indirizzo della sua spesa. Per farlo, il livello di informazione ai consiglieri e ai cittadini deve essere ben più alto di così.

Tanto per fare un esempio, mesi dopo l’avvio dei nuovi sistemi informatici del comune, non sono ancora pubbliche e disponibili sul sito le determine dirigenziali, ovvero gli strumenti attraverso i quali passano spese grandi e piccole di questo comune che per trasparenza dovrebbero essere rese assolutamente accessibili.
Come consigliere nelle ultime settimane ho provato a chiederne alcune, relative alla liquidazione delle retribuzioni di risultato dei dirigenti: pare sia un impresa titanica riuscire ad averle.
E’  dalle determine che adesso possiamo imparare che, mentre rimane fermo l’ostello (1,2 milioni di investimenti sui muri) perchè non si trovano 15mila euro per gli arredi, ne abbiamo trovati prontamente 5mila per rifare l’ufficio al nuovo responsabile del personale, (evidentemente la dirigente che lo ha preceduto scriveva gli atti sdraiata sul pavimento, se al suo arrivo il povero dott. Piva non ha trovato nè una sedia nè una scrivania e ha dovuto ordinare una nuova “sedia dirigenziale” come citato in determina)

Ecco se tutte le spese grandi e piccole fossero direttamente e chiaramente accessibili al pubblico, siamo sicuri che la nostra spesa corrente ne trarrebbe giovamento, così come il livello di partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica, quindi ci chiediamo cosa si aspetti ancora a rendere accessibili on line tutte le determine dirigenziali come avviene per delibere di giunta  e consiglio
e per quale misterioso motivo, anche dietro richiesta scritta, ci vogliano 2 settimane per averne 2, come è capitato con la mia ultima  richiesta.

L’ideale per noi sarebbe avere meccanismi rapidi e gratuiti di consultazione dei cittadini sui principali investimenti per questa città, magari come diverse municipalità svizzere, dove il parere dei cittadini è richiesto e vincolante su ogni opera che superi determinate dimensione economiche.
In questo modo avremmo potuto sapere cosa ne pensava la maggior parte dei carpigiani dell’urgenza di ristrutturare lo stadio comunale perchè il Carpi era stato promosso in C1 (così come scritto sulla delibera di giunta del giugno scorso, poi ritirata quando si è capito che la si era sparata troppo grossa) o cosa pensare del mitico project financing per la piscina, che dicembre 2010 faceva prevedere una realizzazione tutta a carico dei gestori e due mesi dopo diviene talmente onerosa per il comune da mangiarsi l’equivalente di 3 appalti Loria e mezzo per i prossimi 5 anni!

Noi abbiamo raccolto qualche parere a riguardo e se ormai non è più possibile rimediare agli errori di investimento del passato, almeno vogliamo provare a dare un diverso indirizzo agli investimenti per il futuro.
Crediamo che data la situazione per le casse comunali e per quelle delle famiglie, sia necessario ripensare alcune delle priorità contenute nel piano poliennale degli investimenti.
Chiediamo di fermarci per un anno (in realtà per alcuni mesi) su alcuni fronti, per destinare risorse ad investimenti che ci consentano di razionalizzare la spesa energetica di questo comune, con benefici per la spesa corrente duraturi per gli anni a venire e di destinare più risorse a sostegno del diritto alla casa, principale emergenza sociale di questo comune.
Anche nel formulare queste proposte insieme con le persone che hanno voluto partecipare alle nostre iniziative ci siamo trovati a formulare ipotesi che poi abbiamo dovuto largamente modificare in parte perchè c’erano state fornite informazioni non corrette in parte perchè non ci erano chiari i vincoli normativi su alcune poste di bilancio.
Grazie alla rete abbiamo comunque tenuto aggiornate centinaia di persone sull’evoluzione di quelle proposte e credo che con i mezzi a disposizione di un’amministrazione comunale, esperienze come questa potrebbero dare luogo a veri modelli di partecipazione.

Il risultato è quindi sintetizzato negli emendamenti che presentiamo, che sono guidati da alcuni chiari intenti:
1)     Risolvere il pasticciaccio brutto della Loria.
2)     Redistribuire il carico fiscale dell’addizionale IRPEF con un primo passo a favore dell’aliquota più bassa, a cui contiamo di aggiungere  nei prossimi anni, un aumento della fascia di esenzione e un ulteriore calo anche per i due scaglioni di reddito immediatamente superiori
3)     Reperire risorse per dare maggior forza alle politiche per il diritto alla casa, che consideriamo la principale emergenza sociale delle nostre comunità, senza ricorrere ad ulteriore consumo di territorio
4)     Reperire le risorse per avviare il risanamento energetico di questo comune e liberare quote di spesa corrente per i bilanci futuri
5)     Creare un fondo rotativo per giovani e lavoratori espulsi dal mercato del lavoro per la creazione di nuove imprese.

Restano fuori molte delle proposte fatteci già a partire dall’ottobre scorso dai cittadini (fra le quali però nessuno aveva incluso soldi per lo stadio o per la piscina, tanto per fare un paio di esempi) e resta fuori la possibilità di ridurre ad un livello più ragionevole l’IMU sulla prima casa, ma saremo pronti a inserirle in tutto o in parte a partire dal prossimo anno sulle basi di alcune considerazioni.

La prima è che se stasera approverete i nostri emendamenti, che nei fatti non stravolgono l’assetto del bilancio comunale, produrremo le condizioni per alcuni risparmi costanti anche negli esercizi futuri, grandi e piccoli.

La seconda è che sulla spesa corrente e per investimenti del Comune siamo convinti ci siano ancora ampi margini di miglioramento in termine di eliminazione degli sprechi, specie se questa amministrazione cesserà di avere l’occhio di riguardo avuto fino ad oggi per studi di progettazione e imprese realizzatrici di opere, che di fatto hanno impedito rilevanti economie per il Comune.
I casi dell’ostello e dello stadio sono tra i più eclatanti, ma non escludiamo che ve ne siano ben altri dissimulati appunto nelle infinite pieghe di molte decisioni di spesa che magari non passano per questo consiglio ma sono affidate alla responsabilità dei dirigenti, e per questo torniamo a chiedere con forza che a brevissimo vengano rese on line tutte le determine dirigenziali

La terza è che anche Carpi non è un’isola felice in materia di evasione fiscale e quindi una seria lotta all’evasione a livello centrale come locale porterà ulteriori risorse e soprattutto porterà ad un naturale aumento del gettito che grazie alla rimodulazione delle aliquote IRPEF, ci consentirà le ulteriori riduzione per gli scaglioni di reddito bassi, rispettando il principio di progressività previsto dalla Costituzione.

Per quest’anno, viste le variazioni avvenute in corso d’opera citate sopra, mentre redigevamo le nostre proposte, abbiamo dovuto derogare ad una linea di principio che ci eravamo dati e cioè che non avremmo usato oneri di urbanizzazione per finanziare spesa corrente, principio che riteniamo tuttora valido e corretto e mai applicato da questa amministrazione negli anni precedenti, ma dato che ci troviamo a dover rispondere ad una reale emergenza come quella della Loria, provocata da questa amministrazione e dato che contiamo, per le considerazioni fatte sopra, che dai prossimi bilanci saremo in gradi di ricavare quei 200mila euro dalle spese correnti, abbiamo deciso di trovare queste risorse riducendo l’investimento previsto per il nuovo magazzino comunale, da finanziarsi appunto con oneri di urbanizzazione.
Un’altra piccola quota di oneri di urbanizzazione servirà per creare il fondo rotativo citato sopra che quindi resterà a disposizione anche negli esercizi futuri e in questo senso, seppur formalmente sia una spesa in conto corrente in realtà è un investimento per il futuro.
Il totale di 350mila euro prelevati dagli oneri di urbanizzazione per spesa corrente assomma comunque a meno del 12% del totale di quegli oneri e lo facciamo solo perchè spinti dalle condizioni dette sopra.
Ne approfittiamo per ricordare che questa amministrazione nel 2009, anno elettorale, destinava alla spesa corrente più di 2,5 milioni incassati con oneri di urbanizzazione, superando abbondantemente il 50% del totale, che ancora nel 2010 ne impiegava 1,2 milioni e 800.000mila euro nel 2011 (circa il 30%).
Negarli oggi, in percentuale incredibilmente minore, per risolvere una situazione di emergenza da noi stessi creata, preferendo con quei soldi comprare forse 500mq di magazzino in più (ne rimangono comunque previsti ben più del doppio di quelli attualmente in uso in via Watt), ci pare aggiungere al danno una cinica beffa.

Questo per il 2012, ulteriori giudizi su quanto avvenuto in questa amministrazione  nel 2011, li rimandiamo al dibattito sul bilancio consuntivo, che ci sarà fra poche settimane.