giovedì 6 settembre 2012

Ricostruire non è rabberciare. Requisire le case sfitte per i terremotati.



Anticipo qui l'articolo per Carpicittà, in uscita a fine settembre.


Le popolazioni terremotate del’Emilia Romagna vivono la singolare situazione di essere le prime nella storia d’Italia a doversi pagare da sole parte della ricostruzione post terremoto.
Demolire una casa e ricostruirla può rivelarsi un impegno che supera tranquillamente il centinaio di migliaia di euro, come si può credere che tutte le famiglie potranno mettere a disposizione il 20% di cofinanziamento necessario, e soprattutto, perchè dovrebbero farlo?
Il governo PDL-PD-UDC sta chiedendo a persone che hanno subito la tragedia della perdita della propria casa e in molti casi si ritrovano con un posto di lavoro appeso ad un filo o senza lavoro del tutto,  di mettere mano anche al portafoglio (come se non lo avessero già fatto nel momento dell’emergenza) e bruciare i pochi risparmi di una vita, già erosi da quattro anni di crisi, mentre a Roma si continuano a scialare decine di miliardi per grandi opere inutili o nuovi sistemi d’arma come i famosi caccia F 35.
Le amministrazioni locali si ritrovano con le casse svuotate, mentre i miliardi promessi dal governo (equivalenti a  poco più della metà dei danni totali calcolati dalla Protezione Civile), nessuno ancora li ha visti.
Noi abbiamo quattro proposte per rispondere all’emergenza e dare un chiaro segnale di concretezza per la ricostruzione, che in parte nascono dal confronto con i cittadini raccolti nei Comitati dei terremotati della Bassa:
1)      Come per tutti i sismi precedenti, la ricostruzione deve essere finanziata da una legge dello stato ad hoc, e non con le risorse che dovrebbero avanzare da una spending review del tutto ipotetica, e deve essere cancellata la vergogna del rimborso parziale per la ricostruzione: i terremotati hanno diritto a vedere finanziata la ricostruzione al 100%  
2)      Riconosciamo l’impegno della Regione nel supplire parzialmente alle mancanze del governo PDL-PD-UDC, ma le decine di milioni stanziati dalla Regione, sono comunque una parte infinitesimale del bilancio regionale, che nei prossimi anni prevede investimenti, soprattutto in autostrade, che noi riteniamo non necessari o perlomeno rinviabili. Prima le case e le attività produttive, poi le autostrade (alle quali noi comunque continueremo ad opporci, dato che le consideriamo investimenti sbagliati, dannosi per l’economia e l’ambiente, ma se proprio il PD e i suoi alleati “asfaltatori” le ritengono necessarie, almeno aspettino ad essere certi di poter ricostruire le città, prima di fare passare proprio sulla faglia del sisma la CISPADANA, ad esempio)
3)      Per rispondere all’emergenza di chi è ancora nelle tende, se il bando per invitare i proprietari di appartamenti sfitti previsto dal comune non dovesse avere una risposta sufficiente (tenuto anche delle necessità dei comuni a nord di Carpi), partire da subito con l’effettivo censimento degli appartamenti vuoti e procedere con la requisizione  per il periodo necessario alla ricostruzione, a fronte di un equo indennizzo per l’affitto, che eviti le vergognose speculazioni che si sono registrate in questi mesi.
4)      Non limitarsi a “rabberciare” l’esistente, ma fare della ricostruzione, l’occasione per pensare a modelli più sicuri e sostenibili nel costruire. Dare spazio all’autorganizzazione e autocostruzione per quei cittadini che vogliano attivarsi autonomamente (tenuto conto che molti di loro in questo momento sono senza lavoro o in cassa integrazione), cercare cioè una via partecipata nel far ripartire l’Emilia.