domenica 18 novembre 2012

ERECTION DAY di Marco Travaglio

Di mio aggiungo solo che considero Napolitano, insieme con Cossiga, i peggiori presidenti di questa repubblica disgraziata e che prima delle garanzie fornite a B. da Napolitano ci furono quelle garantite dal  governo Prodi, come ammise  Violante in un famoso intervento in Parlamento. Buona lettura.
 
Forse un giorno, aprendo qualche cassetto o intercettando qualche telefono o raccogliendo le ultime volontà di qualche moribondo, sapremo chi e perché e in cambio di cosa un anno fa promise un salvacondotto totale – politico, giudiziario, televisivo, finanziario ed elettorale – a Silvio B. Niente elezioni subito, altrimenti avrebbe stravinto il centrosinistra. Niente patrimoniale. Niente asta per le telefrequenze. Incredibili maneggi per mandare in prescrizione il processo Mills prima della sentenza di primo grado e incredibili acrobazie giurisprudenziali per annullare in Cassazione la condanna di Dell’Utri per mafia. Finta legge anticorruzione, finto decreto sull’incandidabilità dei condannati, finta lotta all’evasione fiscale, e naturalmente nessuna legge sul falso in bilancio e sul conflitto d’interessi. Il tutto perché il Pdl, che nel Paese veleggia a ritroso verso il 10 per cento grazie ai disastri di B. e alla faccia di Alfano, rimane il primo partito in un solo luogo sull’orbe terracqueo: il Parlamento italiano.
E non è finita, perché ora c’è il golpetto dell’Election Day, deciso con aria dolente da Napolitano nel vertice-bocciofila con Monti, Fini e Schifani, per spostare in avanti le regionali in Lombardia, Lazio e Molise (da dicembre al 10 marzo) e le politiche all’indietro (dalla data naturale di aprile), con la scusa di risparmiare 100 milioni. Una barzelletta, visto che – come spiega Nicola Zingaretti – prorogare le caste regionali nullafacenti nei tre consigli sciolti, di milioni ce ne costerà 60. I veri scopi dell’Election Day, anche se nessuno li confessa, sono ben altri. 1) Risparmiare all’agonizzante B. una doppia sconfitta, perché è meglio perdere una sola volta tutto insieme che tracollare prima alle regionali (in tre regioni rette fin qui dal Pdl) e poi ancor di più alle politiche. 2) Rubare un mesetto all’ascesa di 5Stelle, che cresce di 1-2 punti al mese e metterebbe le ali dopo una prevedibile vittoria alle regionali. 3) Far gestire la formazione del nuovo governo al presidente Napolitano in scadenza, visto che quest’ultimo non fa mistero di voler lasciare a Palazzo Chigi l’unico leader che non si candida alle elezioni, chiunque le vinca: Monti.
Si dirà: dov’è il golpetto? Beh, in un paio di quisquilie denunciate anche da un giurista molto vicino al Colle (l’ha difeso oltre ogni limite di decenza sul conflitto di attribuzioni contro la Procura di Palermo): Gianluigi Pellegrino, che su Repubblica parla di “abuso di potere” e “cedimento a un ricatto”. Il ricatto è quello del Pdl che minacciava di far cadere anzitempo il governo se non si fosse votato quando voleva B., e che gli altri partiti (tranne la Bonino e compreso Bersani che s’è tardivamente accodato) hanno prontamente accettato. L’abuso è la violazione della legge che, come ha confermato la Corte costituzionale, impone di rinnovare i consigli regionali entro 90 giorni dal suo scioglimento. Così aveva stabilito anche il Tar sul caso Lazio e su questa sentenza, dopo la sospensiva cautelare dell’altro giorno, deve ancora pronunciarsi il Consiglio di Stato il 27 novembre: con quale serenità i giudici sentenzieranno, visto che il Colle ha già individuato il 10 marzo come “data più appropriata”?
C’è anche di più. Per sciogliere anzitempo le Camere senza un voto di sfiducia al governo, unica condizione che farebbe venir meno la maggioranza parlamentare, Napolitano pone una condizione: la legge elettorale, che lui dovrebbe limitarsi a promulgare e non ha alcun potere di invocare. Cioè il Superporcellum che non fa vincere nessuno, né il Pd né Grillo, ma solo Monti e rende decisivo B. anche nella prossima legislatura, resuscitandolo da morte (politica) sicura. Un giorno, forse, sapremo perché. A che prezzo, invece, lo vediamo tutti.