mercoledì 27 febbraio 2013

PD e M5S: l'ideale...



In un paese dove un terzo dell’elettorato continua a dare fiducia ad una coalizione come quella di Berlusconi, francamente non c’è risultato elettorale che valga la pena di festeggiare.
Detto questo, in una situazione buona solo per vetero maoisti (quelli che “c’è grande confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente”), bisogna riconoscere che se almeno una volta negli ultimi venti anni la classe dirigente che oggi va sotto l’etichetta PD, volesse provare ad essere all’altezza della situazione, magari si potrebbe vedere qualche novità interessante.

Dicendo questo, suppongo che si capisca che sono fra quelli che ritengono che il M5S dovrebbe trovare il modo di far partire un governo Bersani  al Senato (non necessariamente votandone la fiducia, potrebbero uscire dall’aula e lasciare che se la vedano fra PD e PDL, ma alla brutta, potrebbero anche votarlo, per farlo partire, a determinate condizioni).
La cosa avrebbe senso per alcune riforme immediate e necessarie per tornare al voto in tempi brevi (e sia ben chiaro che ritengo tutto questo tempo perso e la doppia votazione responsabilità diretta della vigliaccata del PD nel novembre del 2011. E non si tratta di fare la storia con “se” e con i “ma”, ma si tratta di dire che Napolitano e la classe dirigente del PD hanno una chiara e diretta responsabilità per averci portato nella condizione in cui siamo oggi e per aver favorito la quinta o sesta resurrezione di Berlusconi  e dei suoi accoliti nazipadani)
Poi, magari, se funzionasse, il PD potrebbe ricordarsi che in teoria dovrebbe rappresentare la sinistra di questo paese e capire che alcuni dei capisaldi delle proposte del M5S, non sono altro che buon senso socialdemocratico (ripubblicizzazione dei servizi, taglio alle spese militari, abolizione delle riforme Fornero sul lavoro, ecc. ecc.) e la cosa potrebbe pure durare più di qualche mese (sono un inguaribile utopista).

Nel frattempo si riuscirebbe anche a capire se il M5S potrà effettivamente essere strumento di cambiamento o se invece si rivelerà il bluff di un comico.
I due lettori di questo blog sanno già che per quanto mi  riguarda ho voluto scommettere sulla prima ipotesi, con tutti i dubbi che mi derivano dalle molte promesse non mantenute rispetto agli strumenti di democrazia interna al M5S, assolutamente diretta a livello locale, ma che su scala nazionale,  in tre anni si sono limitati alla sola possibilità di scegliere i candidati al parlamento, in un modo frettoloso e abborracciato (il chè comunque ci ha consegnato una delle squadre parlamentari migliori rispetto al sistema dei partiti, in termini di rappresentanza giovanile e femminile, per assenza di inquisiti o pregiudicati, oltre che per rappresentanza di classi sociali e professioni. Figuratevi cosa si sarebbe potuto fare facendo le cose per tempo e bene), mentre sui programmi, siamo parecchio in là da venire.
Ad oggi il massimo consentito è stato qualche commento su un blog e nessuna reale meccanismo di partecipazione diretta nell’elaborazione di un programma comune.
La situazione si può recuperare, se si vuole, ma bisognerebbe fare in fretta, perché l’inevitabile trattativa “sulle idee” che si aprirà, presuppone che i parlamentari a 5 Stelle si presentino (appunto) con qualche idea un po’ più elaborata di quelle contenute nello striminzito programma elettorale, sia che si tratti di consentire la formazione di un governo “a vita breve”, per fare le sole riforme istituzionali non fatte con il governo Monti, sia che si decida di proseguire fino a che il PD si presenterà con proposte “ragionevoli” (specie se il governo e parlamento verranno tenuti costantemente per le spalle dai senatori a 5 stelle)

Bisogna dirsi chiaramente che al momento, nessuno nel M5S ha mai aperto un dibattito vero su che tipo di legge elettorale vogliamo, ad esempio.
Certo, la proposta di rimettere le preferenze per evitare il Parlamento dei nominati, è una proposta di legge di iniziativa popolare che giace inascoltata dal 2007,  ma con quale sistema elettorale? Va bene la riduzione dei numero di Parlamentari, ma mantenendo il sistema bicamerale perfetto?  E via discorrendo.

Per tagliare la testa al toro, intanto dico come la vedo io (e cosa mi sentirei di sostenere in una discussione dentro al M5S, come loro semplice elettore). Niente di originale rispetto ad alcuni punti base che comunque il M5S ha sempre espresso (ma che andrebbero decisamente meglio definiti)

Legge elettorale:
i premi di maggioranza vanno tolti, sia  a livello locale che regionale che nazionale,  se il sistema elettorale è a turno unico. Sono uno schifo e una truffa.
Se non hai la maggioranza non puoi governare da solo. Personalmente, sarei per un sistema proporzionale con sbarramento   al cinque per cento, con liste di candidati per i quali si possa esprimere la preferenza.
In second’ordine (ma molto in secondo), potrebbe andare anche una legge come quella a doppio turno per i sindaci, anche se la personalizzazione del sistema politico che si tira dietro questo modello mi piace veramente poco.  Il problema, per me, è che al momento non ho la più pallida idea di quale sia il modello elettorale proposto dal M5S e lo trovo un ritardo piuttosto grave.

Riforme costituzionali:
Via il bicameralismo perfetto. Personalmente non ritengo necessario neanche il “Senato delle regioni”.
Non metterei troppa enfasi sulla riduzione dei parlamentari, ( togliere il senato , già ne elimina un terzo), non scenderei sotto i 500, perché comunque ritengo la rappresentanza  ragionevolmente diffusa un pregio, non un difetto (tagliamo privilegi e vitalizi, e i risparmi saranno ingenti comunque). 
Aggiungiamo la riforma dello strumento referendario (abolizione del quorum, referendum propositivo)  e obbligo di discussione delle leggi di iniziativa popolare (questi strumenti mi interessano decisamente di  più della riduzione dei parlamentari).

Altre riforme : 
Ovviamente l’abolizione del  finanziamento ai partiti, l’applicazione rapida e precisa dei risultati referendari del 2010 su acqua e servizi pubblici, legge sul conflitto di interessi degna di questo nome, un inasprimento a livello almeno americano delle pene per il falso in bilancio e per i reati fiscali.

E se resta il tempo:                                                                                 
Nella irrealistica ipotesi che il PD voglia davvero cambiare strada rispetto a quanto avvenuto negli ultimi venti anni, si potrebbe allungare il libro dei sogni.
Il taglio alle spese militari (tanto adesso , dopo averle aumentate a dismisura con i governi Prodi e D’Alema è d’accordo anche il PD no?), una visione decisamente più restrittiva delle nostra partecipazione a missioni militari all’estero, il blocco di grandi opere inutili,  la discussione della legge di iniziativa popolare del 2006 sulla scuola, l’abolizione della riforma Fornero ma anche delle forme di lavoro precario previste dalla Treu (a partire da una severa regolamentazione della subfornitura e del lavoro in appalto presso i privati), una legge sulla rappresentanza sindacale seria (date un colpo di telefono a Landini), la riforma fiscale necessaria per detassare il lavoro e tassare le posizioni di rendita (e fin che ci siamo andiamo a recuperare quei famosi 90 miliardi dalla mafia dei gestori di lotterie…), eccetera, eccetera.

Insomma, il M5S si trova di fronte al bivio di cui si parlava qualche settimana fa (dimostrare nei fatti e non a parole, cosa vuol dire strumenti di democrazia partecipata e diretta, una volta che entra nelle istituzioni di democrazia rappresentativa).

Il PD dovrebbe cogliere l’occasione per un generale bagno di umiltà.
Per citare la poco elegante ma efficace battuta di un vecchio film di Virzì “Voi de sinistra nun ce state più a capi’ un cazzo. Ma da mo’”
Ovviamente mi ci metto in mezzo anche io (dato che mai avrei pensato che davvero si sarebbe potuta dare in mano la Lombardia alla Lega dopo tutte le boiate che hanno fatto), ma mentre io non conto nulla, che il principale partito di (teorica) opposizione, dopo 20 anni di palle del Berlusca, riesca pure a perdere voti, pretendendo di non aver perso anche la faccia, è un bel sintomo del distacco dalle “masse” che dovrebbe rappresentare..
Un’emorragia che è proporzionale al loro decadimento come classe politica e inversamente proporzionale all’arroganza e supponenza dimostrata da gran parte della loro classe dirigente, specie a livello locale, e se oggi ci vogliamo tutti dire meritocratici, i meriti di molti stipendiati di partito davanti a questi risultati consiglierebbero se non un licenziamento in tronco, almeno qualche anno sabbatico di full immersion nel mondo del lavoro (reale).

Un paese con una destra incivile, avrebbe bisogno di una sinistra dieci volte migliore di quella di altri paesi europei per risollevarsi. Noi invece abbiamo assistito allo spettacolo di una pseudosinistra che ha partecipato allegramente al festino.
Vedremo se il campanellone d’allarme suonato dal successo dei 5 Stelle sarà sufficiente per farci diventare almeno un paese normale (ma non nella “normalità” che presupponeva il D’Alema dei passaggi aerei gratuiti, nel suo best seller “Un paese normale”), con una sinistra decente.

In caso contrario, incrociamo le dita che veramente il M5S sia quello che dovrebbe essere (ma se i presupposti di partenza erano buoni, nel caso non funzionasse questo, nulla vieta di riprovarci ancora e ancora, nel mettere la partecipazione dei cittadini in primo piano, a prescindere da simboli, leader e guru).