domenica 29 settembre 2013

Festa nel Cortile dei Pio: sociologia della “piccola” illegalità.




Come si ricava dal comunicato del consigliere Andrea Losi sulla risposte ricevute in consiglio comunale giovedì sera e dai documenti che rende pubblici, basta farsi un minimo di cronologia di come sono andate le cose prima dopo e durante la festa Starlight, tenutasi nel Cortile dei Pio nel maggio scorso, per capire che qualcosa è successo e quel qualcosa è stato prontamente insabbiato.
Chi vuole costruirsi un quadro oggettivo di cosa effettivamente è successo, vada a leggersi i documenti, ufficiali e depositati, poi ognuno si faccia le proprie opinioni sulla rilevanza di questa storia, magari non la rilevanza “in sé”, ma come manifestazione concreta di come questa amministrazione concepisca l’uso del patrimonio pubblico.

Io, di opinioni, su questa storia,  mi sono fatto le mie.
La prima e principale è che l’assessore Morelli ha mentito a giugno sui giornali e bellamente anche nelle risposte in consiglio comunale giovedì sera.
Secondo me non è roba da poco, ma pare che la maggioranza che sostiene Morelli e colleghi, sia molto sensibile se un‘assessora fa battute sui preti su facebook (attività che ha ben poche implicazioni dal punto di vista istituzionale), ma molto meno se nega evidentemente la realtà sui giornali e in consiglio, nello svolgimento dei suoi compiti amministrativi.

Questo è il punto e questo “punto” non ha nulla a che fare con il fatto se il Castello debba essere o meno sede di attività “ricreative” di vario genere (anzi, proprio da quei documenti si evince il Cortile è stato negato ad altro gruppo che voleva organizzare una serata).
Quindi il tema non è se si debba mettere “sotto una teca” o meno il bene storico, vincolato da una serie di norme e regolamenti, ma se quando viene concesso, chi deve controllare il rispetto di dette regole faccia il proprio mestiere o meno, e nel caso non lo faccia, sapere il perché.

Niente di più niente di meno.
Affermare queste cose pubblicamente, a giugno e poi in queste settimane, ha fatto guadagnare l’alzata di scudi di editorialisti della stampa locale e commentatori sui social networks, con la litania della “piazza morta” e del “per una volta che si fa qualcosa” e comunque il tutto per una “festa magnifica”.

Ecco, se le menzogne evidenti di un assessore sono (dovrebbero essere) un fatto politico, quello che scopre questa vicenda è un, come dire, retroterra culturale che a me, spiega molte cose su come funziona questo paese, perché se tu fai notare che  ci sono state violazioni di leggi e regolamenti, palesi e documentate, e la risposta è “la festa è stata bellissima” (per citare solo le risposte più “eleganti”), è evidente che è anche inutile discuterne (e invece, meno male ch qualcuno pensa il contrario, e quindi un plauso a Losi che su questa storia, a zero ritorno di consensi ma ad alto tasso di onestà politica, si è speso parecchio, per non parlare di quei funzionari che all’intenro del Comune, il loro dovere lo hanno fatto, tutto e bene).

Siamo il paese il cui governo è stato rappresentato direttamente o indirettamente negli ultimi 20 anni dal ricatto di un pregiudicato per frode fiscale, giustificato da milioni di elettori, il cui partito principale oppositore, scopriamo ogni mese, ha amministratori che finiscono sotto i riflettori per un uso quando non delinquenziale, comunque molto  “privatistico”, delle proprie funzioni e risorse pubbliche.
E’ una questione culturale, pervasiva e bipartisan, quella dell’abbandono di costumi minimi, fossero anche solo di apparenza, di rispetto delle regole comuni e della loro applicazione imparziale e non “interpretativa” per arruffianare qualche consenso.
Farlo notare qualche anno fa, almeno da queste parti, non sarebbe stato uno scandalo, anche perché lo si è sempre considerato un malcostume tipico di una sola parte politica e con chiare “sfumature” regionali e quindi i nostri “vecchi” amministratori avevano buon gioco, all’epoca a marcare la propria differenza “antropologica” prima ancora che politica.
Oggi c’è da prendere atto che la famosa “modernizzazione” della sinistra(?) di questo paese, almeno di quella rappresentata dal partitone di Morelli, passa proprio dal più italiota dei modelli: le regole si applicano ai nemici e si interpretano per gli amici  (o comunque per chi ci regala un po’ di ritorno di visibilità).

La classe dirigente del partitone che un tempo aveva la missione di indicare un modello di società “diverso”, e su questa base formava, almeno in teoria, la sua proposta politica, ha capito che continuando su questa strada, in Italia non si sarebbe mai vinto e ha capito che l’unico modo per vincere era “adeguarsi” (e in ogni caso era anche molto più facile).
Certo, vincere a queste condizioni, ha come unico effetto che ci si possa sistemare per un po’ e non ha nulla a che fare con la reale possibilità di fare evolvere in meglio questo paese, ma questi sono dettagli.

Morelli (che furbescamente non ha mai espresso pubblicamente nessun suo orientamento politico personale in tutte le vicende partitiche locali e nazionali ed è in giunta, paracadutato in rappresentanza di una corrente nella corrente, con determinati sponsor e relativi interessi ) è per me il “renziano perfetto” (che sia o no un sostenitore di Renzi), ovvero la trasposizione a livello locale di una classe dirigente nazionale , che non potendo, non dico battere, ma neanche proporre una visione culturale alternativa rispetto a quella dei presunti avversari di destra, semplicemente diventa come loro, e non gli resta che distinguersene per tecniche di marketing e, a livello locale, per la possibilità di accedere a quel che resta di uno sterminato patrimonio di voti, il cui inesorabile calo ventennale, può comunque garantire ancora qualche lustro di gestione del potere locale.

Io, nel mio piccolo, continuo a pensare due cose:
1)      Dire che se si fanno attività all’interno dei nostri monumenti storici, bisogna farle rispettando regole comuni per tutti e dandone libero accesso a tutti quelli che ne fanno richiesta, è esattamente il contrario del NON volere eventi all’interno del Castello
2)      Per quanto popolare possa essere, credo che un assessore che mente in modo evidente e spudorato alla cittadinanza si dovrebbe semplicemente dimettere (e per capire chi mente fra lui e chi ha segnalato le tante irregolarità di quell’evento, forse basterebbe, per esempio, rendere pubblici i video dei sistemi di sorveglianza di quella serata).

Tutto qua, niente di complicato, ma sappiamo bene che in questo paese, le cose più semplici sono sempre le più difficili da far capire, se hanno a che fare con il rispetto delle regole uguali per tutti.
In fondo, siamo o non siamo il paese in balia di un vecchio pregiudicato?

Quindi, ovviamente di dimissioni o anche solo di un minimo di pudore, nel caso specifico non è neanche il caso di parlarne, anzi, a queste condizioni, non farebbe neanche stupore se l’assessore Morelli, non saltasse fuori come coniglio dal cilindro del partitone per le prossime amministrative: gli tocca ancora un giro come assessore, avendo fatto un unico mandato, ma magari, nel caos generale del partitone in questi mesi e sull’onda della sua immagine “mondana”, potrebbe anche decidere di provare a bruciare una tappa, giocando sul fatto che non risulta agli atti come uomo di apparato e al tempo stesso essendo sempre stato molto ben attento a non esprimere un’opinione propria che potesse essere “disturbante” per l’apparato stesso.
Certo sembra un tipo poco avezzo alla competizione diretta, ma molto dipenderà, appunto, da come si orienteranno i suoi  “sponsor”…