sabato 7 dicembre 2013

Che fine hanno fatto i nostri referendum?


Arrivo con un po’ di ritardo a scrivere della seconda serata di Proposta per Carpi, dedicata ai Beni Comuni
Nella mia libera  e personalissima interpretazione, il nocciolo della serata alla fine sta nella domanda “ma che fine hanno fatto i NOSTRI referendum?”
Roberto Galantini e Mauro Solmi ci hanno fatto fare una lunga e densa galoppata sia nelle esperienze del comitato referendario che nel 2008 tentò di impedire la vendita di AIMAG a HERA, sia in quello che due anni dopo ottenne la vittoria nel nome della ripubblicizzazione dei servizi locali a partire da quello per l’acqua.
Fatte le debite proporzioni,  le due “campagne”, per come ci sono state raccontate e per chi le ha vissute, credo facciano emergere alcuni elementi comuni, che non sono andati dispersi e che, spero,  ritroveremo spesso anche in futuro.
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        Una “mobilitazione informata”: su temi che restano tutt’ora ostici, non ci si mobilita senza prima informarsi e formarsi un’opinione fondata su alcuni fatti ed evidenze. I quesiti referendari sono nati e cresciuti grazie a pezzi di società civile e a quei pochissimi partiti e movimenti che ci hanno creduto fin dall’inizio, con uno sforzo collettivo per fare circolare informazioni che altrimenti non circolano, con l’effetto di creare anche un circolo virtuoso, attraverso il quale chi si avvicinava a questi temi si informava e più ne imparava più si mobilitava.
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         La capacità di fare movimento aldilà delle appartenenze e anzi coinvolgendo ampie fette di popolazione altrimenti restie a impegnarsi nei canali classici delle organizzazioni politiche
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        Un risultato ai seggi, che considerati gli strumenti di comunicazione a disposizione, è andato ben oltre le aspettative, grazie all’impegno di tutti, con strumenti vecchi e nuovi.

Il punto è: cosa ne è stato di quelle stagioni di mobilitazione?
Per quanto riguarda la vendita del 25% di AIMAG a HERA, la ricostruzione puntuale fatta da Galantini su cosa avrebbe dovuto essere il mirabolante risultato della fusione delle due aziende, le incredibili prospettive industriali, di una gara il cui esito era evidentemente preordinato e anzi, per usar ele parole dell’AD di HERA “garantito” dalla politica carpigiana, ci restituisce la dimensione di un’amministrazione bugiarda su questo punto, pronta a far cassa con la svendita del gioiello di famiglia in cambio della “consegna” di AIMAG non ad un partner, ma ad un concorrente, che minaccia di “farla fuori” alla prima occasione.

Mauro Solmi invece ci ha aggiornato sul prezioso lavoro che il Comitato  Modenese per l’Acqua Pubblica continua a fare, nel tentativo di non lasciar cadere nel nulla, come hanno fatto e continuano a fare i governi a guida PD-PDL-UDC o comecavolosichiamanoora, il risultato storico dei referendum del 2011 per l’acqua pubblica e dei giochini finanziari delle multiutilities come HERA; votate allo spolpamento del cliente a favore dei milioni  restituiti a comuni e soprattutto ai propri soci privati, che ancora oggi gli consentono di incassare e non restituire quell’assurdo profitto garantito sui capitali investiti, pagato con le nostre bollette.
Un sistema in grado di tenere insieme il peggio della gestione monopolistica, travestendola da pubblica o privata a seconda delle convenienze di propaganda, ma con un'unica certezza: stiamo pagando attraverso le tariffe sui servizi locali, remunerazioni non dovute, che non rispondono a nessun canone di redditività e trasparenza delle aziende in questione.

In sintesi, a mio parere, il valore delle iniziative di Proposta per Carpi è proprio nella volontà e capacità di far circolare questi punti di vista, decisamente fuori da un dibattito politico "mainstream" tutto incentrato sulla selezione dei prossimi leader e candidati sindaci, senza che mai da nessuno di loro venga una parola chiara né sulle responsabilità rispetto agli anni passati né su cosa si intenda fare su questi temi per il futuro a fronte di risultati referendari chiari e inoppugnabili, attraverso il contributo di altri cittadini che in questi anni hanno percorso vie nuove di partecipazione e di democrazia reale, che chiedono solo di essere rispettati.