domenica 2 febbraio 2014

Con il partitone accomodato al "gioco grande del potere"

Sandra Bonsanti: 
“Questi erano dunque uomini che fecero e disfecero la Prima Repubblica. Non tutti ovviamente raggiunsero le vette di ambiguità e furbizia e di familiarità col potere palese e col potere occulto di Francesco Cossiga. Ma comunque la loro idea di Stato fu spesso un’idea molto confusa: si identificavano con lo Stato, dicevano che senza di loro non poteva esserci democrazia… e invece ne rappresentavano la malattia.
Tutto questo divenne via via più evidente nei giorni del crollo del sistema, dal 1992 in poi, tra l’esplosivo di Cosa Nostra, lo Stato che trattava, la corruzione che spalancava le porte del carcere a chi aveva goduto per quarant’anni di immunità e privilegi.
Crollava anche il segreto? Se oggi rimangono ancora impunite le stragi e gli esecutori e i mandanti contano a godere di tante protezioni, bisogna ammettere che su quei capitoli il passaggio da una Prima Repubblica ad una Seconda non è certamente servito a squarciare il velo. Tutto crollava, tutto è crollato, tranne i segreti e i misteri. Ce n’erano e ce n’erano stati troppi, ammoniva Bobbio, e gli uomini, quelli che contano, i protagonisti di quegli anni, non hanno mai riconosciuto il loro fallimento, l’ambiguità del loro insopportabile silenzio.” (Da "Il Gioco Grande del Potere")

Ecco, di mio aggiungo questo: quando con la fine della Prima Repubblica (se mai finì), gli eredi del partitone per la prima volta si affacciarono al governo, quello che secondo me avvenne fu che in nome del potere per il potere, divennero anche loro protagonisti del “gioco grande” di cui parla la Bonsanti e l’evidenza sta proprio nel fatto che nessuno dei grandi misteri di questa democrazia controllata e a sovranità limitata è mai stato risolto e nella corruzione che riprese dilagante a tutti i livelli, come e più che durante la Prima repubblica.

L’avvento del partitone al potere si risolse in un mero (parziale) ricambio di classe dirigente, ma che si è attagliato agli usi della classe dirigente precedente, nello svilire le nostre istituzioni democratiche di rappresentanza, affidando tutto il potere agli esecutivi (comprese e anzi a partire anche da quelle locali), trasferendo tutto il dibattito su un leaderismo vuoto e fesso, mentre le parole della politica venivano attivamente ribaltate di senso e l’informazione ai cittadini ridotta a puro gossip.
E’ un’operazione che vede la classe dirigente del PD (e di conseguenza i suoi microalleati) partecipare attivamente allo svuotamento della effettività democratica, mentre ipocritamente, ci si straccia le vesti nel difenderne la “sacralità” della sua  simbologia istituzionale, ridotta ad un guscio vuoto.

Il becerume della comunicazione politica dei 5 Stelle, che fa bruciare agli occhi dell’opinione pubblica gran parte invece dell'azione tesa a ridare effettività agli organi di rappresentanza, dai consigli comunali al Parlamento,  consente al potere di avere buon gioco, spostando costantemente il dibattito dai contenuti alla forma e se i 5 Stelle non imparano a capire che a volte anche la forma è sostanza e quindi a sottrarsi a questo meccanismo, rischiano di diventare loro stessi , più o meno inconsapevolmente, complici di un incredibile strumento di “distrazione” di massa, che mina la credibilità di un’iniziativa parlamentare, che per quanto mi riguarda, ha almeno per una volta nella storia della Repubblica, rappresentato in modo coerente il proprio elettorato.

In sintesi: con un partitone  che continua a fare respirazioni bocca a bocca a Berlusconi da vent’anni pur di tenerlo in vita e che si accomoda ai molti tavoli extraparlamentari dove vengono decise le sorti di questo paese, continuando a garantire i segreti di cui la Bonsanti parla nel suo libro, ogni volta che si affaccia alla stanza dei bottoni,  se avesse di fronte un Movimento che ogni tanto riuscisse a parlare senza abbaiare e a spiegare che le battaglie di civiltà non si fanno dando sponda ad atteggiamenti incivili, ma condannandoli esplicitamente, ebbene quel Movimento avrebbe già vinto.
Viene invece il dubbio se abbia intenzione di vincere veramente.

Nel frattempo non ci sono dubbi (per quanto mi riguarda) su quella che è stata l’involuzione della classe dirigente del partitone, che riassume in sé, salvo qualche anima bella ma che è comunque funzionale al consolidamento del potere di quelli che "veramente" contano, il perfetto distillato dell’andreottismo e del craxismo descritto nel bel libro della Bonsanti.

Siamo una democrazia monca, il ruolo della sinistra doveva essere quello di completarla e di realizzare la Costituzione, questi invece, pur di vincere, hanno deciso che era la Costituzione da cambiare (e certamente non in meglio).

Il livello di pericolosità di questa  classe dirigente al potere, è, per quanto mi riguarda, la vera minaccia alla nostra democrazia, negli assetti istituzionali e nei meccanismi di rappresentanza che la dirigenza PD, insieme con Berlusconi, oggi sta perseguendo.