domenica 16 febbraio 2014

Il flop del bando per la casa: come volevasi dimostrare

Dato che ho scritto spesso su questo blog della questione del diritto alla casa, riprendo qua alcuni commenti lasciati su FB in merito al bando comunale, nati da uno scambio con Paolo Trnade, capogruppo PD in consiglio a Modena, che si poneva appunto il quesito del come mai, in un mercato fermo e asfittico, con migliaia di appartamenti vuoti a Modena e diverse centinaia a Carpi, il bando fosse andato deserto.

In sintesi: sulla base di fondi regionali per il terremoto (non per una scelta di programmazione sulla questione sociale con risorse proprie, quindi, a conferma della modalità "a spot" con la quale il comune cerca di affrontare il problema del diritto alla casa a Carpi), viene pubblicato un bando che mette a disposizione 1,2 milioni di euro per l'acquisto di immobili.
Alla scadenza del termine per l'offerta, a Modena come Carpi, il bando si rivela sostanzialmente un flop.

La mia opinione è che quel bando, nonostante costituisse un passo avanti rispetto alla triste vicenda dell'aquisto di 12 appartamenti e 14 garage della palazzina UNIECO, di fatto presentasse grossi limiti nei requisiti, che fra le altre cose prevedevano un'offerta minima di quattro unità abitative nello stesso stabile, libere entro 6 mesi.

Di fatto questo requisito escludeva i proprietari di singole unità abitative e favoriva i proprietari decisamente speculativi, i quali però, evidentemente non hanno interesse ad abbassare i loro profitti speculativi sul prezzo degli immobili ed evidentemente possono permettersi di tenerli vuoti ancora per anni.
Una forma di  resistenza a qualsiasi iniziativa che si configuri come un tentativo (anche modesto) di regolare il mercato, appunto consentendo al pubblico di avere appartamenti a prezzi decenti e da destinare ad affitti sostenibili.
Impedito invece l'accesso alle famiglie che magari hanno ereditato un appartamento non nuovissimo che continueranno a non riuscire a liberarsene se non a prezzi ridicoli

In altre parole: il bando era fatto apposta per fallire e dimostrare che l'unica soluzione è che il pubblico investa nel nuovo, consentendo ulteriori edificazioni, nel nome dell'"emergenza casa" che tutto è tranne che una mancanza di locali vuoti, appunto.
(E mica che il partitone possa permettersi di fare sgarri ai grandi costruttori, che già c'è quest'aria di crisi...)

Come chi si occupa di questa emergenza sociale da anni va ripetendo (e a riguardo c'era anche un odg approvato all'unanimità del consiglio comunale rivolto alla Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi, proposto dal consigliere Arletti e rimasto inascoltato), il bando andrebbe scritto in modo diverso, consentendo anche ai proprietari di singole unità abitative di partecipare.

L'obiezione sempre fatta dagli amministratori del partitone che a me pare un mero pretesto, è sempre stata il "terrore" per la frammentazione della proprietà di immobili da parte del Comune e la necessità della manutenzione su immobili non nuovi.
La mia impressione è che ci siano appartamenti abitabilissimi costruiti dalla fine del '70 (io vivo in uno di questi), e non credo che chi è in graduatoria per un affitto ERP si farebbe grossi problemi a vivere in una casa che magari non ha le piastrelle alla moda e comunque basterebbe anche solo essere un po' innovativi nel ragionare su copartecipazione nelle eventuali manutenzioni e nel fatto che, per quanto riguarda le parti comuni, un appartamento di proprietà comunale inserito in un normale condominio privato, sarebbe sottoposto alle normali regole di vita condominiale per quanto riguarda interventi ordinari e straordinari, quindi francamente non vedo tutto questo terribile "sbattimento" da parte degli uffici comunali (e in ogni caso sarebbe più che giustificato dal beneficio di poter liberare i piccoli proprietari di immobili a prezzi equi e contribuire a risolvere il problema della casa per le famiglie in attesa. Sicuramente più efficace che pagare a peso d'oro palazzine intere con più garage che appartamenti...)

Il punto è se si vuole usare il denaro pubblico per risolvere il problema del diritto alla casa o per fare favori a costruttori in difficoltà e comunque senza provocare disturbo ad uno dei mercati immobiliari più distorti d'Europa.

In un caso o nell'altro, dubito fortemente che chi è stato concausa del problema, con la gestione urbanistica degli ultimi vent'anni possa anche esserne la soluzione (ma ovviamente, come dicevo,  è giusto la mia opinione).