giovedì 8 maggio 2014

La differenza c'è e si vede


Foto: #iovotosaraPassato il primo confronto fra candidati sindaco a Carpi, qualche riflessione si impone.
La prima, sul pubblico, a fine serata la sala Loria la sala era quasi piena per i posti a sedere, ad un rapido sguardo, non meno di un terzo del pubblico era fatto di candidati al consiglio comunale, una cosa che da pensare se paragonata alla medesima iniziativa fatta cinque anni fa, presso l’Hotel Mercure.
Non ho memoria della capienza di quella sala, che direi perlomeno uguale a quella della Loria, ma mi pareva che ci fosse decisamente più “ressa”, per di più in una sala fuori dal centro.
La politica degli ultimi cinque anni evidentemente non ha aumentato né senso civico né voglia di partecipare da parte dei cittadini, perlomeno non in questa forma. Però attenzione, se il carpigiano medio vuole continuare a conservare il proprio diritto a lamentarsi senza mai scollare il culo dal divano per organizzarsi e pretendere di essere partecipe al “gioco del potere”, francamente poi si merita anche la degenerazione del suo sistema di rappresentanza.
Invocare ad ogni piè sospinto la “lontananza dei politici”, senza mai prendersi la responsabilità di cercare di capire come funzionano le nostre istituzioni a partire da quelle più vicine a noi, è molto comodo e molto da "italiano medio".

Veniamo a quello che è uscito ieri sera, ovviamente a mio opinabilissimo giudizio.
L’impressione generale è che in questa campagna elettorale tutti usino più o meno le stesse parole d’ordine. La prima differenza è che c’è chi è più credibile (e forse anche titolato) di altri nell’usarle.
Sembrano tutti d’accordo sul  nuovo PSC a “consumo zero di suolo” e a rimettere in discussione anche quello che è stato previsto dal vecchio PRG non ancora costruito.
Ecco, che il candidato Bellelli dica una cosa del genere, può essere visto sia come un grande passo avanti nella presa di coscienza del partitone che non si può proseguire lungo la strada che ha caratterizzato il suo modello di governo fino a ieri sera, sia come una colossale presa per i fondelli elettorale, dato che dice queste cose un candidato sindaco che per dieci anni è stato in giunta e non ci risulta che abbia mai detto “bau” ad ogni piano particolareggiato che colava chilometri quadri di cemento sul nostro territorio, per costruire case e capannoni più legati ad esigenze speculative che a necessità reali.
Ora che il danno è fatto, si diventa tutti ecologisti.

Un po’ troppo facile, a mio parere. Andate a vedere anche cosa rispondeva l’assessore Tosi fino a che ero anche io in consiglio, quando si parlava di rimodulare quanto previsto dal PRG, andate a vedere cos’è che relamente il PD ha “contrattato” con i costruttori dell’area Oltreferrovia ed ha poi avuto il coraggio di venderlo come “primo mattone del Parco Lama” e dato che il ceto politico che il PD candida ad amministrare Carpi è esattamente lo stesso che ha governato con Campedelli, vediamo di non farci prendere troppo in giro.

Detto questo, grattando dietro la patina del “siamo tutti per il consumo zero di suolo”, le differenze saltano subito fuori, come anche sul tema delle infrastrutture.
Tutti a dire che servono ciclabili e mobilità sostenibile, ma qua, la faccia la perdono appunto sia PD, che ha costruito chilometri e chilometri di ciclabili fatte da chi evidentemente odia i ciclisti (ne riparleremo in altro post), che gli "orfani" del PDL.

Dal 1999 si legge in campagna elettorale che il nostro sistema di trasporti è sbilanciato sul trasporto su gomma, che è costoso e inquinante, che la ferrovia da Novi a Modena potrebbe essere “naturalmente” la nostra metropolitana di superficie, che il futuro della logistica è nell’intermodalità, poi qual è la soluzione?
Tutti a chiedere soldi in regione e provincia per nuove strade, a fare gli elogi della CISPADANA, infrastruttura che divorerà centinaia di milioni di risorse pubbliche, insomma, PD e vassalli, partiti di destra variamente declinati, tutti a dirsi che vogliamo cambiare e innovare e lo faremo come? Bruciando le ultime risorse di un sistema pubblico indebitato facendo esattamente quanto è stato fatto fino ad oggi: asfalto e cemento, cemento e asfalto.
Chiaro invece il nostro punto, ribadito onestamente anche da Sara di fronte alle associazioni di categoria che usano la stessa logica: in un momento di risorse limitate, bisogna pensare a cosa potrebbero servire in termini di capacità di far ripartire le nostre imprese, consentire a lavoratori espulsi dal mondo del lavoro e giovani che vogliono partire con idee innovative, i milioni che i partiti al potere di questo paese, regione e comune stanno bruciando in infrastrutture vetuste e utili solo per chi le costruisce e che ua volta finite ti riconsegnano un paese “asfaltato”, una manodopera da ricollocare e le casse pubbliche vuote.

Qua la differenza, tra i partiti di governo nazionale e locale degli ultimi anni e una lista che punti veramente al “bene comune”, con un minimo di lungimiranza,  c’è e si vede.

Così come si vede la differenza su un approccio contenuto nel documento di Rete Impresa, sul tema dei servizi pubblici. Parola d’ordine (sposata da PD, centrodestra e anche Carpi Futura) è “esternalizzare”.
Venti anni di esternalizzazioni, di predominanza dell’ideologia liberista di mercato (anche nel partito che una volta fu dei diritti dei lavoratori), anche davanti all’evidenza di questa crisi, continuano a far credere che sia lo smantellamento dei servizi pubblici, la salvezza di questo paese.
Per chi invece crede che sia giusto avere servizi pubblici efficienti (e pretenderli!), gestiti non da lavoratori precarizzati, e sottopagati, guidati da pochi dirigenti strapagati, a cui affidare l’educazione dei nostri figli o la cura dei nostri anziani, a chi crede che non sia giusto favorire gli appetiti speculativi del libero mercato sui beni essenziali come acqua, energia e servizi ambientali, noi rispondiamo che bisogna stare molto attenti rispetto quale parte scegliere, in queste elezioni e gli diciamo che un’alternativa credibile e concreta c’è.

Vale la pena fare uno sforzo di partecipazione e provare a venire a conoscere da vicino idee e persone in campo, misurarne la credibilità e soprattutto occorre portare le proprie di idee e metterle in comune.

Carpi Bene Comune nasce in questo modo e in questo modo continuerà a lavorare, e si impegnerà a farlo anche dal governo della città, come strumento di cambiamento reale, su valori chiari, senza capibastone vicini o lontani a cui rendere conto,  se non i cittadini che vorranno contribuire, con il loro impegno e il loro voto.