domenica 17 agosto 2014

Il nemico del mio nemico

Un'autonomia curda forte e armata ai confini della Turchia.
Mi sa che tra un anno i governi occidentali vorranno tornare ad armare l'ISIS o chi per loro per evitare che i curdi iracheni decidano di dare una mano ai loro cugini turchi.
Perchè quello che agghiaccia nella gestione di ogni crisi, a mia modesta memoria dall'invasione sovietica dell'Afghanistan in poi (ma ce ne saranno state altre mille così), è la corsa esponenziale ad armare il nemico del mio nemico per poi trovarmi con un nemico ancora più forte, che mi obbliga ad armare un altro nemico del mio nemico.
In questo gioco qualcuno ci guadagna, il popolino ci lascia le penne a migliaia e la buona pubblica opinione occidentale di memoria corta, cambia il proprio "nemico" più o meno con la stessa velocità con cui si cambia la moda dei pantaloni, per giustificare i propri interventi, sempre rigorosamente "umanitari" (poi passa alle cronache sul maltempo e al prossimo campionato di calcio, qualcuno si occuperà di ripulire il casino lasciato...).

Se i curdi conquisteranno la loro unità, francamente se la saranno anche meritata, dopo quello che i turchi gli hanno fatto passare nei decenni passati,  ma magari a quel punto saremo di nuovo "noi" (o meglio "voi", io no)  a chiamare i curdi della Turchia "terroristi", dato che la Turchia è il pilastro della NATO in quella regione e mica li possiamo mollare alla guazza, e avanti con un altro giro di giostra.
E' ovvio che l'ISIS ora debba essere fermato e non può essere considerato un interlocutore, perchè non è "un'insurrezione" contro l'ingiustizia sociale o altre amenità ferragostane di Di Battista (che non sbaglia, a mio giudizio,  per quel che dice, essendo banalissimo,  ma per la generalizzazione con cui affronta un tema di questa portata : un conto sono i movimenti di indipendenza e di liberazione dei popoli, un conto sono milizie finanziate e armate in modo oscuro, al servizio di fanatismi religiosi, che fa quello che sta facendo ai gruppi che non la pensano come loro), ma se cominciassimo anche a individuare le responsabilità che governano determinati fenomeni (bisogna essere idioti per credere che l'ISIS nasca per germinazione spontanea, come tutti i media cercano di far credere), forse comincerebbe a saltare anche qualche "tappo" relativo ai nostri governi e al nostro modo di "esportare" la democrazia.

Purtroppo una democrazia effettiva che si assuma le proprie responsabilità, in un sistema internazionale, che faccia riferimento ad un'idea condivisa di giustizia e la applichi senza la continua logica dei due pesi e due misure è un'utopia, esattamente come l'anarchia o il comunismo-
Il problema è che  qua, la "democrazia" te la spacciano per vera e raggiunta e siamo già nel migliore dei mondi possibili (e anzi possiamo anche anche permetterci il lusso di giudicare i sistemi altrui).
Quella è la nostra benda sugli occhi, fin che possiamo permetterci di vivere dalla parte più o  meno fortunata dell'emisfero, e per chi la pensa così, auguri (anche perchè la nostra fortuna pare un po' in calo, ultimamente).
Per gli altri non resta che cercare di muoversi per perseguire quell'ideale, ben lungi dal realizzarsi (ma che non si realizzerà da solo).