domenica 12 ottobre 2014

Mettete dei fiori nei vostri mattoni...

Giovedì scorso è passata in comune con il solo voto della maggioranza, fra le altre cose, la delibera che consentirà ai proprietari dell’ultimo tratto non edificato “pre-farrovia” che si affaccia su via Remesina, di presentare, se vorranno, il piano di iniziativa privata, che potenzialmente gli consentirebbe di costruire nell’area circa 500 appartamenti.
Dalle cronache sui giornali e dai commenti su FB, pare che il dibattito di giovedì sera sia stato piuttosto animato, su questo come su altri punti previsti dall’odg.
Da ex consigliere mi permetto di fare due considerazioni, una di merito, l’altra di metodo, relative  a questo dibattito e ai lavori consigliari in genere.

Per quanto riguarda il merito: è evidente che, vista l’aria che tira, proprietari di terreni edificabili e costruttori stiano cercando di porre qualche punto fermo prima dell’appovazione del nuovo PSC, che dovrebbe mandare in pensione l’attuale PRG (ovvero lo strumento di programmazione urbanistica, dove la comunità politica decide a quale uso destinare il proprio territorio).
Visto che oggi tutti ammettono che il vecchio PRG era abbondantemente sovrastimato per numero (e aggiungerei anche per qualità e tipologie) di costruzioni, consentendo una galoppata speculativa sulle aree edificabili e sul mattone, che è stato al tempo stesso danno ambientale, spreco di risorse che potevano essere investiti in produzioni innovative o comunque nel settore manifatturiero, nonché  una delle principali vie attraverso le quali la crimanlità organizzata  ha preso piede in Emilia, e visto che a quanto pare, gran parte dell’opinione pubblica vorrebbe vedere un Piano Strutturale Comunale veramente a consumo zero di territorio (che per alcuni va inteso anche come revisione di quanto oggi dichiarato edificabile ma non ancora edificato), i costruttori intanto mettono le mani avanti.
E’ un fenomeno che in realtà si verifica già da anni, in attesa che il mercato riparta, intanto si presenta il piano e magari si costruiscono le prime opere “compensative” (pezzi di ciclabili e parcheggi che restano inutilizzati per anni, in mezzo a quadrilateri di terreni incolti, moltiplicatoir di degrado), tanto per “marcare il territorio” ed evitare che a qualcuno possa venire in mente che abbiamo cementificato a sufficienza-
E’ successo nell’area di via Due Ponti prospiciente all’ormai mitologico “Parco Lama”, è successo in via Morbidina e nel quartiere a fianco del nuovo commissariato di polizia, giusto per citarne alcuni.
L’amministrazione comunale e il consiglio in primis, potrebbe opporsi a questa dinamica, pe l’appunto non facendo i semplici “notai” ma entrando sul merito delle richieste a costruire presentate e soprattutto accelerando l’elaborazione e l’approvazione del nuovo PSC, che in quanto atto di programmazione, avrebbe tutti i titoli per ridefinire cosa è costruibile e cosa non lo è, in assenza di piani particolareggiati presentati dai costruttori e già approvati /e anche approvati ma mai avviati).

Il nuovo PSC, s’impegnò l’assessore Tosi, doveva essere approvato per la fine del mandato precedente.
Ovviamente invece è ancora in alto mare, della sua gestione “partecipata” se n’è persa ogni traccia.
Nel frattempo chi aveva posizioni di rendita e potere determinate dai favori concessi dal vecchio PRG, pianta le sue bandierine sul territorio e la maggioranza approva (e tanti saluti al “consumo zero del territorio” di cui ancora oggi si beano PD e microalleati, pure nella campagna elettorale delle regionali. Chi li vota sappia a cosa va incontro).
Quindi prima questione di merito: la si giri come la si vuole, quando è ora di votare, PD e alleati votano sempre per l’espansione edilizia e per garantire interessi speculativi enormi su un territorio che mai come oggi è considerato proprietà privata e non bene comune.

Sul metodo, e in particolare sul metodo di dibattere le questioni in consiglio, leggo un bel commento della consigliera Anna Azzi su FB che nei fatti, cita il consiglio di giovedì sera, come esempio di come la maggioranza nei dibattiti “bullizza” allegramente sempre e comunque qualsiasi opinione che venga dalle opposizioni.
Ora, io non ho ascoltato il dibattito di giovedì sera, ma visto che pure un consigliere PD ammette che i toni siano un attimo “trascesi”, ne deduco che non c’è nulla di muovo sotto il solo dei dibattiti consigliari carpigiani (e non), e la questione è rappresentativa della qualità delle nostre democrazie locali.

Il punto è che mai (MAI, mai, mai, mai) una decisione di programmazione urbanistica o una scelta di bilancio del comune o un investimento infrastrutturale che avessero un qualche rilievo, è stato modificato in seguito a dibattito consiliare.
Capisco la frustrazione della consigliera Azzi, ma bisogna chiarirsi su quale sia il ruolo delle assemblee elettive locali nell’era della politica maggioritaria (per non parlare di quelle di secondo livello come le unioni comunali e ora le province).
Giunta e dirigenti possono covare atti per mesi, per poi scodellarli al consiglio quando tutte le decisioni da prendere sono già state confezionate, in una disparità informativa (che è il nocciolo della gestione del potere) che nessun consigliere di opposizione potrà mai colmare (nel tempo libero della sua professione).

Il gruppo di maggioranza le apprende nelle riunioni di gruppo consiliare,  commissione e consiglio di fatto servono solo per rispettare l’obbligo istituzionale, ma nulla è mai stato cambiato in quelle sedi.
Gli esempi più eclatanti sono i bilanci di previsione (possibile che su un bilancio da 70 milioni non siano mai stati in grado di accettare modifiche o emendamenti che riguardavano a volte meno dell’1% del totale?)  o  casi come quello della famosa delibera per il “riscatto anticipato” della Dorando Pietri, trattata per circa nove mesi fra polisportiva, dirigenza e giunta, scodellata in commissione come la genialata del secolo, pronti tutti a difenderla a spada tratta contro ogni altra ipotesi e critica, infine bocciata dal collegio dei revisori dei conti.

Insomma, bisogna convincersi: il potere deliberativo del consiglio è del tutto una farsa, la sua funzione resta vitale per controllo, accesso e diffusione delle informazioni, ma questi compiti da “watchdog” sono per l’appunto tipici per chi è all’opposizione.
Per i consiglieri di maggioranza, chiuse le questioni nel privato delle riunioni di gruppo, dopo non ci sono margini di manovra (ammesso che qualcuno avesse l’indipendenza e l’autonomia di giudizio per “manovrare”, cosa dipersé rarissima), quindi quello che si chiama “proposta di delibera”, in realtà, nel momento che arriva in consiglio è già bella che deliberata e ai consiglieri di maggioranza e opposizione non resta che tirarsi qualche “mattonata” verbale, giusto per chiarire per la stampa e il raro pubblico la propria posizione.

Le possibilità di far valutare “proposte costruttive” da parte delle opposizioni rasentano lo zero (in realtà rasentano lo zero anche quelle che un qualche consigliere di maggioranza possa influire sulle decisioni di giunta), mentre nei dibattiti in consiglio, i contenuti dei consiglieri di maggioranza variano dal discorso fotocopia di quanto appena asserito dall’assessore o dirigente di turno in apertura, al “bullismo” da maggioranza che si riassume nel  “noi siamo noi e voi non siete un…” che ogni tanto caratterizza  l’arroganza del potere di questo o quel assessore e di questo o quel consigliere (ma questi ultimi bisogna capirli, over stare seduti quattro ore avendo come unica possibilità quella del voto a favore, porta a somatizzare qualche stress).

Quel che resta sono giusto variazione di stile, per questo, se chi si prende una maggioranza di seggi sempre più che proporzionale rispetto ai propri consensi reali fra l’elettorato,  in tutte le assise (comune, unione, provincia, regione), ogni tanto facesse non dico esercizio di umiltà (che quella è un'utopia), ma almeno di gentilezza del dibattere, anche a fronte di qualche eccesso di frustrazione da parte delle opposizioni condannate all’impotenza, come dire, dimostrerebbe almeno un po’ di signorilità (ma com’è noto la politica, per molti di loro, è più tifo da ultrà, che dibattito fra pari).