sabato 1 novembre 2014

Carpi al voto. Analisi assolutamente imparziale delle candidature alle regionali.

Sulla Prima Pagina di oggi leggo del candidato presidente Bonaccini che si lamenta di vedere pochi candidati alle regionali in giro a fare campagna.
In effetti mica tutti prendono l’indennità da consigliere regionale per stare in giro dalla sera alla mattina a smollare volantini e incontrare influenti rappresentanti di associazioni di categoria e altri garanti di pacchetti di voti, tra una Leopolda e l’altra, ma proprio per dare un piccolo contributo a sedare le preoccupazioni del vecchio (ex) mio compagno, perdiamo un po’ di tempo per far conoscere i candidati alle regionali, da un'ottica carpigiana che, ricordiamolo, non manda rappresentanti in regione dal 1995, quando Cigarini mancò (meritatamente) la riconferma.

L’Altra Emilia Romagna: niente professionisti della politica, molta passione
Essendo un’analisi del tutto imparziale, parto ovviamente dalla lista che intendo votare e che ho sostenuto per la raccolta firme.
Come per tutti gli altri candidati regionali di AER, i criteri per la formazione della lista erano chiari: niente ex consiglieri regionali, parlamentari, amministratori.
In altri termini, per dimostrare che effettivamente si tratta di un’operazione nuova, in linea con quanto fatto alle europee, fuori i professionisti della politica e avanti con chi la politica la fa da anni, fuori e dentro i partiti, in modo disinteressato, per il proprio territorio e i propri ideali, con un minimo di coerenza fra valori dichiarati e scelte amministrative da perseguire.
Per quanto riguarda Carpi, mi era stato chiesto di fare parte della lista, ho rifiutato (per me una campagna elettorale all’anno è sufficiente, avendo già fatto quelle per le amministrative)  e direi che ho fatto bene visto che in questo modo è emersa la disponibilità di Gloria Bigliardi, operaia, storica attivista dei movimenti per i diritti delle donne, volontaria del centro antiviolenza Vivere Donna.
Insieme a Stefano Lugli, di Finale Emilia, che già riscosse un buon successo personale in termini di preferenze alle ultime europee, a riconoscimento di un impegno per i temi del territorio che va ben aldilà della sua appartenenza a Rifondazione Comunista (nessuno è perfetto), saranno la mia accoppiata di preferenze.
La sfida è durissima, serviranno davvero tanti voti per riuscire a mandare un eletto anche da Modena, ma per chi vuole veramente un diverso modello di gestione del territorio, la tutela dei servizi pubblici e politiche attive per il lavoro e lotta per la legalità, le alternative sono poche: o si riparte da questo progetto di rilancio di una nuova forma di sinistra politica in questo paese, o si rimane a traino di chi oggi ci porta ad elezioni anticipate (e provate a ricordarvi perché).

Il partitone  piazza tutti funzionari
Degli otto candidati in provincia di Modena, quattro , se non venissero eletti, sarebbero a carico delle casse (esangui) del partitone.
Non è un caso infatti se a questo giro non c’è stato posto per “ggiovani” e outsider, qua ci sono degli stipendi da risparmiare e anche gli pseudo tagli dei (finti) rimborsi elettorali decisi dal governo Renzi, devono avere indotto alla prudenza la direzione del partitone modenese.
Infatti viene scartato Paolo Trande, che di suo un mestiere ce l’ha e in effetti gode di una popolarità a Modena che rischiava di farlo eleggere e avanti con Luciano Vecchi, Palma Costi (che ha capitalizzato al massimo la sua finta candidatura alle primarie e il relativo ritiro, guadagnando il posto di capolista) , l’ex segretario comunale di Modena Boschini (se non ricordo male però lui doveva essere prima funzionario a termine, poi è diventato assessore e adesso, oplà, rieccolo in pista) e il “nostro” Enrico Campedelli, ultimo segretario comunale della FGCI ancora ventenne e da allora sempre funzionario di partito (in aspettativa per i dieci anni fatti da sindaco).

Oddio, nel2010 il partitone carpigiano fece campagna per convincerci che fosse Palma Costi la candidata di Carpi, che la cosa fosse un po’ tirata per i capelli lo conferma anche il fatto  che (misteriosamente) quest’anno  non verrà presentata come tale nelle “doppiette” per le preferenze, eppure non risulta che né lei abbia cambiato residenza, né Carpi si  sia spostata, ma vabbè, questa è la “geografia” variabile del partitone...
Campedelli non corre grossi rischi, specie se con il premio di maggioranza, il partitone riuscirà a mandare da Modena quattro consiglieri anziché tre, ma tanto per stare dalla parte dei bottoni, tutto l’apparato  carpigiano del partitone e assessori in carica in primis, sono impegnati pancia a terra per la sua candidatura (che tanto per alcuni, fare l’assessore è sempre stato sinonimo di fare campagna elettorale permanente, quindi la cosa non stupisce).

Il Movimento 5 Stelle Carpi non sa manco dov’è
Nel 2010, per il M5S,  Modena mandava in consiglio regionale Giovanni Favia, Bologna Andrea De Franceschi, con uno strascico di polemiche interne (a mio parere ingiustificate) sulla scelta del collegio modenese per il primo, che portò alla prima spaccatura del Movimento, con espulsione (sempre a mio parere all’epoca strameritata) di Vittorio Ballestrazzi, che sosteneva l’elezione della prima dei non eletti Sandra Poppi (a questo giro candidata con AER),.
Sembrano passati secoli, e il buon lavoro iniziale dei due eletti in regione, è andato disperso nei contorcimenti e diatribe interne del movimento  (che peraltro paiono non cessare neanche in questi giorni a Bologna) e nel frattempo è diventato sempre meno  movimento di “cittadini attivi” e sempre più fan club di Grillo, impedendosi così qualsiasi possibilità di superare la soglia del 20%.
Questa volta, molto più saggiamente si sono evitate candidature multiple, la candidata alla presidenza è oggettivamente una donna tosta e preparata, ma per quanto riguarda la lista degli otto candidati in provincia, Carpi ne esce con le ossa rotte: nessun candidato.
Nelle loro primarie per le regionali, il primo carpigiano (Marcello Gadda) lo ritroviamo, se non ricordo male, al dodicesimo posto, .
Tenuto conto delle dimensioni del nostro comune e del fatto che comunque è stato  uno dei primi ad avere rappresentanti del M5S in consiglio comunale (il sottoscritto in condivisione con Rifondazione Comunista, poi il “grillino” per eccellenza Andrea Losi, primo animatore del gruppo carpigiano da tempo immemore, oggi uscito pubblicamente dal gruppo ma rimasto comunque strenuo sostenitore del movimento), la cosa si può spiegare in tre modi: i candidati carpigiani  non sono particolarmente ben radicati nel loro territorio al punto che gli iscritti  carpigiani al fantomatico portale grillesco gli preferiscono altri (come probabilmente ha fatto appunto Losi), oppure non godono dei favori del resto della provincia dove gruppi più organizzati hanno tirato la volata per i propri candidati o  in realtà sono pochi i carpigiani iscritti al portale.
In effetti, l’idea (buona) di far selezionare i candidati con lo strumento delle elezioni in rete, cade miseramente sui “limiti” organizzativi del M5S (o più propriamente, sui limiti organizzativi che chi governa il M5S a livello nazionale ha voluto mettere al sistema di selezione).
Tempi e modi per le candidature decisi all’ultimo minuto, criteri di volta in volta opinabili e mutevoli, comunque decisi solo dall’alto, nessuno che sappia in realtà quanti e chi siano i “cittadini” iscritti e con diritto di voto.
Sia come sia, il M5S snobba Carpi e qualche domanda a riguardo gli attivisti carpigiani se la dovrebbero fare.
Sicura l'elezione di un candidato da Modena, dopo la “sorpresa” del 2010, in caso di un improbabile risultato eccezionale (diciamo sopra il 20%), potrebbero rischiare anche di eleggerne due.
Sia come sia, c’è da sperare che fra quelli ci siano almeno o Simone Giovanardi o Carlo Valmori, anche loro attivisti storici, che garantirebbero un legame con l’aerea nord della provincia, per marcare i temi della ricostruzione post terremoto e post alluvione, oltre agli altri classici del M5S (non esprimo la mia preferenza fra i due che conosco entrambi, per questioni scaramantiche e perché più che aiutare danneggerebbe l’interessato, visti i miei trascorsi ).

Vari ed Eventuali
Nella lista provinciale di SEL si candida l’assessore carpigiano Cesare Galantini.
Ora, aldilà delle qualità personali del candidato, viene veramente da chiedersi perché il partito accessorio del PD (che lo indossa o lo smette a seconda delle mode di stagione), dovesse proprio candidare un assessore fresco di nomina.
Se credono veramente di poter mandare un candidato modenese in regione contando sui rimasugli dei premi di maggioranza concessi dall’alleanza con il partitone, non si capisce perché mandare una persona che ha appena assunto un incarico importante in un comune che non è proprio fra i minori.
Se è solo una candidatura di bandiera, ci si chiede se a Carpi i militanti di SEL siano così a corto di bandiere da dover utilizzare nome e volto di una persona che dovrebbe essere impegnata per tutta la cittadinanza e non a fare campagna elettorale per una sola parte, ma su questo, come si diceva, è in buona compagnia. 
Malcostume, mezzo  gaudio (per loro).

Restando agli  alleati del PD, si presenta anche una lista pseudocivica (Emilia Romagna Civica) che in realtà raggruma i resti di Verdi, Socialisti e (udite udite!) Scelta Civica di Monti (pare esistano ancora anche loro).
Per Carpi non ci sarà nessun esponente dell’ala “avellinese” dei Verdi che furoreggiava ai tempi di D’Addese, e che alle scorse regionali si permise, con il consigliere comunale Savino, di stracciare in preferenze pure quel Massimo Mezzetti  poi divenuto assessore regionale, in quanto garante del patto d’acciaio PD-SEL in regione e in tutti comuni grandi e piccoli (all’epoca SEL e Verdi erano insieme, oggi non più, amore che vieni, amore che vai…).
Se non altro questa volta il capolista provinciale è un vero ecologista, uno dei padri del movimento per l’agricoltura biologica in regione, Antonio Compagnoni.
Possibilità di elezione a Modena abbondantemente sotto lo zero, ma è probabile che la lista, a livello regionale, miri ad avere un posto in giunta (e in questo caso, le anime pure come Compagnoni non avranno chances. Passerà uno scafatissimo  rottame socialista o qualche verde bolognese più ammanicato).

In opposizione al partitone invece si presenta la lista civica (questa onestamente sì)  Liberi Cittadini.
Operazione con un programma  del tutto similare a quello di Altra Emilia Romagna (e viene da chiedersi perché non sia stato possibile un percorso unitario).
Tra i loro promotori, massimo rispetto  per il romagnolo Davide Fabbri, ecologista impegnato e coerente di lunga data, ma l’operazione è veramente senza speranza, tenuto anche conto che non potranno presentarsi in tutte le province.
Fra i promotori ci sono anche Favia e la Salsi (non candidati, il chè è un bene).
Candidati in provincia a me sconosciuti, chiedo venia, spero abbiano modo di presentarsi loro.

Fratelli d’Italia candida l’ex consigliere comunale Antonio Russo, noto “bullatore” di studenti liceali e provocatore alle iniziative altrui come alla recente presentazione del libro della Sgrena organizzata da SEL .
Per lui e tutto il centrodestra, stendiamo il meritato velo di oblio (fatto salvo un probabile rianimarsi delle liste leghiste che forse riprenderanno una parte dei tre quarti di voti persi negli ultimi cinque anni).

Nuovo Centro Destra: vabbè dai, la vita è troppo breve e io ho già scritto pure troppo.

In conclusione…
Bonaccini sarà il prossimo presidente, sicuramente il meno votato dagli emiliano-romagnoli, ma passerà comunque, perché in questa situazione il PD riuscirebbe a vincere anche se avesse candidato  il famoso cavallo di Caligola (e forse sarebbe stato meglio).
Ma è importante che non stravinca, sia per tagliare qualche unghia ai molti appetiti cementificatori e sulle multiservizi di marca PD, sia per mandare un messaggio a quel fenomeno di Renzi, che a capo di una coalizione eletta da nessuno, è bravissimo a usare come legittimazione qualsiasi altra elezione che veda il PD primeggiare, in un totale sprezzo della logica (e del pudore) istituzionale.

Chi è contento di come vanno le cose, può quindi votare per PD e alleati o starsene a casa.
Chi crede che l’Emilia Romagna si meriti veramente una speranza di cambiamento e di svolta in termini sociali e ambientali nella gestione del nostro territorio, farà bene ad andare a votare e votare per L’Altra Emilia Romagna.

Oggettivamente e imparzialmente parlando, ovvio.