giovedì 4 giugno 2015

La solidarietà. Un'utopia necessaria, di Stefano Rodotà

Saggio breve ma molto “denso” e dai toni e contenuti assolutamente accademici (nel senso buono del termine, ovvero non si tratta di un libretto per agit prop), ma al tempo stesso, una volta affrontato l’argomentare un po’ ostico e lasciato sedimentare le molte nozioni storiche (gustosissime), filosofiche e di diritto contenute, in grado di lanciare un messaggio di allerta preciso, se ve ne fosse ancora bisogna, sul cambiamento di senso che sistema economico e un sistema politico sostanzialmente ad esso asservito,  stanno portando al concetto di solidarietà non solo dal punto di vista culturale, ma nei nostri ordinamento nazionale ed europeo (dove al tempo stesso però, il concetto di solidarietà si trova chiaramente espresso nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, che paradossalmente costituisce oggi un baluardo più saldo delle molte costituzioni nazionali del principio di solidarietà universale).
Un allerta da non sottovalutare, dato che su quel principio si fondano molti degli istituiti giuridici delle costituzioni contemporanee e il suo indebolirirsi di fatto rappresenta un indebolimento della democrazia stesa.

Riporto un passo del capitolo conclusivo, che si presta benissimo (per fare un esempio piccolo piccolo)anche ad uno dei temi che sollevavo nel mio post precedente nei confronti di un odg di Carpi Futura, sultema dei “vincoli” nell’assegnazione di contributi sociali.

“Siamo di fronte a un conflitto al quale proprio il riferimento alla solidarietà da evidenza. E può soccorrere l’immagine della solidarietà come “un ponte” che congiunge individuo e società:  “le cui colonne che lo fortificano sono unite dai principi, non dal sentimento, e sopra il suo arco sta l’intero nostro mondo comune”. Da questa immagine e dalla logica che la sostiene, ci si allontana quando il riferimento alla logica contrattualistica indebolisce sicuramente la costruzione dei legami sociali, dando spazio ad elementi di competizione, rilevanti proprio nel momento della distribuzione dele risorse, istituzionalizzando forme  di scambio, dove la solidarietà non è più fondamento del legame sociale ma diventa “solidarietà “condizionata” all’adempimento di specifici obblighi da parte delle persone interessate, tuttavia non con la preminente finalità di renderle più responsabili, quanto piuttosto di restringere il funzionamento dello Stato sociale e con esso, del principio di solidarietà. In questo modo si disegna un avvenire della solidarietà che sostanzialmente dichiara concluso un ciclo, avviato dal “matrimonio di convenienza tra capitalismo e democrazia sulla base del compromesso socialdemocratico” negando alla solidarietà una valenza che vada oltre questa particolare congiuntura, negandola come principio”.  
Come dire, comunque la si veda,è un saggio che da da pensare.

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