giovedì 23 luglio 2015

Quello che i tigli di viale Carducci ci dicono (o dicevano)

La questione degli alberi tagliati in viale  Carducci ha provocato un interessante post di Andrea Losi (ex consigliere comunale di Carpi 5 Stelle, ( lo trovate qua per chi usa FB) che si chiude con l’ulteriore link ad un post relativo all’ordine del giorno presentato da lui, sulla questione del valore paesaggistico dei viali alberati di Carpi, quando era ancora consigliere. (e sul sito di Grillo, portate pazienza, nessuno è perfetto...).

Dato che se si tiene un blog, è anche per conservare un po’ di memoria di quel che si fa e si dice e assumersene la responsabilità, va detto innanzitutto che in quell’occasione, la “battaglia” per la difesa delle alberature di via Manzoni mi sembrava sbagliata (e ne nacque con Losi e i 5 Stelle di allora una delle nostre tante polemiche, ma vabbè), ma francamente, bisogna prendere atto che quell’odg, conteneva alcune proposte pratiche, interessanti, innovative e di buon senso, che andavano ben aldilà della questione di via Manzoni e che oggi  tornano prepotentemente attuali.

C’è una questione di merito: le alberature di Carpi vengono tagliate e Parzialmente) sostituite per una questione di “cassa”: la manutenzione di alberi “vecchi” è costosa e nonostante qualche occasionale ripascimento, il servizio verde pubblico del Comune, negli ultimi quindici anni, è stato uno dei più massacrati in termine di risorse.
Nei fatti il personale è ridotto al lumicino e l’operatività della gestione del verde è del tutto esternalizzata (il chè vuole anche dire che quando poi si scopre che le piante si “ammalano” ANCHE per errori di potatura, in realtà non c’è modo di risalire e individuare le responsabilità di quegli errori .
E’ uno dei tanti corollari della mania per le esternalizzazioni: gli uffici pubblici perdono competenze e per i lavori ci si affida ad aziende in appalto, in un mix micidiale di lavori offerti al ribasso e perdita di capacità di controllo da parte dell’ente pubblico sulla qualità dei lavori.
Questa tendenza al taglio delle spese correnti di manutenzione del verde (ribadisco, nonostante qualche timido segnale di riequilibrio in bilanci più recenti), di fatto “induce” anche il disegno futuro di quelli che saranno i nostri viali più o meno alberati.

Ora, la cosa sarebbe anche sensata e ovviamente del tutto legittima, se un disegno generale ci fosse e se fosse chiaramente condiviso con la città, invece è questo quello che manca e spinge cittadini e forze politiche a far “scandalo” ad ogni taglio di albero (che non discuto possa anche essere necessario, mi fido del giudizio dei tecnici del comune, non essendo io un botanico), quando lo scandalo è appunto che servirebbe un dibattito un po’ più di largo respiro su come vogliamo il disegno dei viali storici della nostra città, la cui alberatura è anche patrimonio di una storia e di una identità, come scriveva bene Losi nell’inizio di quel post.

Così come descriveva benissimo la  “tristezza” del dibattito in consiglio comunale su quell’odg.
Al solito non c’è niente da fare: l’assemblea rappresentativa dei cittadini era e resta refrattaria ad ogni possibilità di vero scambio e reciproco riconoscimento tra maggioranza e opposizioni,
Salvo per questioni “cosmetiche” o di mero indirizzo generale (generalmente poi disattese), che proposte provenienti da forze dell’opposizione, possano essere considerate è caso mai successo, per non parlare dei toni di assessori e parte dei consiglieri del partitone, spesso conditi da quel misto di supponenza, superficialità e arroganza che deriva loro dal sentirsi portatore della visione unica del “bene comune” .


Il pezzo di Losi da questo punto di vista è significativo e pare purtroppo che da allora nulla sia cambiato (del resto l’amministrazione è sostanzialmente fotocopia della precedente) ma, come in altri casi, può valere la capacità dell’opinione pubblica di farsi sentire, fuori e dentro le aule istituzionali e forse è ora che si chieda ai nostri amministratori, di capire meglio, sulle carte, se e quale idea hanno di come dovrà essere disegnato il nostro paesaggio urbano e chiedere qualche opinione in giro, per sapere se la città magari è disposta a investire in manutenzione, piuttosto che in continui  rimaneggiamenti dei viali, di cui si viene a sapere solo al momento dell’accensione delle motoseghe (quando in passato invece, qualche sforzo di comunicazione prima dei tagli almeno era stato fatto).