domenica 30 agosto 2015

Un gesto concreto per Kobane. L'idea di Luigi Anceschi

Luigi Anceschi, noto ai più come esponente carpigiano di SEL, ha lanciato una proposta che a me, negli intenti, pare sensata.
Oltre a fare le dovute celebrazioni, manifestazioni, apposizioni di targhe, per continuare a ricordare le vittime delle numerose (e ornai infinite) guerre che sconvolgono il Medio Oriente, proviamo a fare un gesto concreto.
La proposta di Anceschi è ospitare per le cure necessarie, i resistenti curdi, feriti nelle battaglie con l'ISIS (oddio, aggiungerei un pensiero anche a quelli braccati e uccisi dai nostri alleati turchi).

Condivido lo spirito dell'iniziativa (poi, nella sostanza, che li si porti a Carpi o che sia più pratico e meno costoso sostenere le loro strutture sanitarie là, francamente mi è indifferente), ma l'importante è che si prenda coscienza di due cose:
1) Che i curdi al momento sono l'unica flebile speranza per una stabilizzazione civile di una parte di quella regione, l'unico tentativo di una convivenza laica e democratica.

2) Se tutti i paesi europei della NATO cominciassero a far sentire la loro vicinanza al popolo curdo, forse anche  la nostra "alleata" Turchia, sarebbe obbligata a smetterla di stanarli con le bombe e col fuoco dalle loro case sul versante curdo, e sarebbe obbligata a ragionare per un futuro di stabilità di quella regione che passa obbligatoriamente da riconoscimento dell'autonomia per il popolo curdo, anche come baluardo alle bande di tagliagole che stanno cercando di spartirsi i resti di Iraq e Siria.

Il governo italiano l'anno scorso ha "sostenuto" la lotta dei curdi, mandando un carico di armi leggere, sequestrate 20 anni fa (e che in teoria avrebbero dovuto essere distrutti), non si sa in quali condizioni e se siano mai arrivate Poi non si è sentito più nulla.

Per quanto si parli di terrorismo, ISIS, emergenze umanitarie e migrazioni bibliche da queste regioni martoriate, nella nostra politica estera, la parola Kurdistan è sostanzialmente sparita, così come ogni remora etica rispetto alla circolazione di armi, per le quali, i soldi si trovano sempre (e gli armaioli italiani quest'anno festeggiano il boom delle esportazioni. Ho qualche dubbio che finiscano tutte e a governi legittimi e che non violino diritti umani,..)

E allora forse un segnale diverso può partire dagli enti locali, con piccoli atti concreti.
Non sposteranno lo scenario geopolitico, ma magari si riesce ad aumentare il livello di consapevolezza sulla vicenda di questo popolo fra i nostri concittadini (e anche si riuscisse a salvare una sola vita, fornendo cure o assistenza che non potrebbero avere in quella regione, come si suol dire, si sarebbe salvato un mondo intero).

Nel mio piccolo, mi dichiaro del tutto a favore di questa iniziativa, qualunque forma riesca alla fine a prendere, dal carattere del tutto umanitario ma con un "di più" che esplicita che si sceglie, in quel conflitto, una parte "giusta", che merita l'appoggio dei paesi democratici.

(Se poi nel frattempo qualcuno nel partitone, volesse anche dare un colpo di telefono a Renzi per dire che spenda due parole su quello che sta combinando il nostro "alleato" turco in Kurdistan, dopo avere foraggiato allegramente le peggiori milizie islamiste nel carnaio siriano, magari non sarebbe male...)