sabato 10 ottobre 2015

Roma: capitale corrotta, paese infetto (e Marino paga conti non suoi)

Questo post nasce come commento FB ad un articolo di Travaglio "Ignaro e gli gnorri", pubblicato sul Fatto Quotidiano.
Visto che alcune considerazioni si legano anche a quanto scrivevo qualche giorno fa, circa l'impreparazione della sinistra alle prossime elezioni (amministrative comprese, speriamo Bologna esclusa, dato che lì almeno hanno cominciato a lavorare per tempo), e visto che pare sia piaciuto, lo riposto anche qua a memoria per i posteri.

Travaglio ha le sue ragioni, anche se l'accanimento del Fatto su Marino secondo me ha raggiunto punte grottesche.
 
Di mio posso dire che in ogni caso, quando si parla dell'amministrazione di una città come Roma, un uomo solo non può essere nè l'unico problema nè l'unica soluzione.
Non credo che Marino si dovesse dimettere per i suoi evidenti limiti personali o per due scontrini.
Molto più semplicemente non credo che fosse pensabile poter risanare Roma dopo lo scempio fattone dalla destra affarista e paramafiosa, appoggiandosi alle strutture di partito di un centrosinistra ugualmente affarista e paramafioso (e anche rimanendo nei limiti del legale, quello che fu la politica urbanistica di Veltroni e le speculazioni che consentì, sarebbero già stati elementi sufficienti per non fidarmi di questo PD).

Anche che Marino non fosse stato Marino, ma Superman, con quel PD qui, non avrebbe potuto andare lontano.
Il tema non è se nel partitone ci siano più mele sane che mele marce, il problema è che la presenza delle "mele marce", ornai non è un problema, se portano voti, se aiutano a vincere.
Questo è il motivo per il quale si può fare fuori Marino per due scontrini, ma ci si tengono fior di sottosegretari propri e alleati inquisiti e pregiudicati al governo e con gli inquisiti e i pregiudicati ci si riscrive pure la Costituzione o gli si affida il governo di un'intera regione.
Per Roma io la vedo molto nera, perchè ho pochissima fiducia anche in molte pulsioni non proprio positive del M5S romano (per favore, apprezzate l'eufemismo), e perchè come scrivevo qualche settimana fa parlando della sinistra in generale, la totale assenza di un progetto comune credibile, obbligherà un pezzo al riflesso condizionato del richiamo al PD (pure di questo PD!) e gli altri o ad una presenza di pura testimonianza o alla fuga dalla competizione elettorale (se smentito, ne sarei felice).

A Roma, come in Italia, se si vuole avere un'alternativa possibile e decente come in Spagna o come in Grecia, bisogna che nasca da un'organizzazione stabile, dove si spendano in modo disinteressato quel po' di figure intellettuali che ci sono rimaste (ma dove sono finite tutte le anime belle dell'intellighenzia girotondina adesso?), per costruire qualcosa che duri, dotata di passione civica e voglia di governare i fenomeni sociali, non solo cavalcarli o starli a criticare.
Sono cose che richiedono tempo e anche questa volta a sinistra il tempo non ci sarà, per il semplice fatto che a sinistra non si parte o se si parte, la sera si disfa quel che si fa finta di fare di giorno (Penolope, sarebbe un bel nome per il prossimo assembramento gauchista).

 Sia come sia, tra qualche settimana, tutto il dibattito politico tornerà semplicemente a incardinarsi sulle facce dei candidati, sul totosindaco ridotto a talent show, con le relative schiere di fan, lasciando inalterate le strutture di interessi che si portano dietro quelle facce,, che siano di destra o di centro(sinistra), con un punto interrogativo sul M5S (che come tutte le incognite del Monopoli, può andare tanto bene quanto male).
Al momento posso solo dire di essere molto contento di non essere cittadino romano e di non essere obbligato a scegliere tra l'irrilevanza o il meno peggio (che sarebbe attentamente da valutare quale sia).

La foto è rubata a Il Messaggero. Se la chiedono indietro gliela ridò