giovedì 5 novembre 2015

Il sonno del PSC genera mostri

Pare sia in dirittura d’arrivo l’approvazione della giunta per il piano particolareggiato del comparto B16.
Tradotto per i normali cittadini: l’area di terreno compresa fra la ferrovia e via Pola Esterna, fino a qualche tempo fa coltivata a pioppeto, sarà presto ricoperta da una colata di cemento, al di qua e al di là della ferrovia.
Nessuno scandalo, tutto ovviamente regolare in quanto previsto dal PRG approvato qualche era geologica fa e da qualche lustro ormai scaduto. Tutto a rigorosa norma di legge ma in chiaro e stridente contrasto con il famoso slogan “Consumo Zero di Suolo” che campeggiava nei programmi elettorali di tutte le forze politiche di maggioranza.
Il punto è che lo slogan faceva riferimento al nuovo strumento di programmazione urbanistica (il PSC), che avrebbe appunto dovuto mandar in pensione il vetusto PRG, ma l’ipocrisia che si nascondeva dietro quello slogan dei partiti di maggioranza in campagna elettorale era evidente.
Il vecchio PRG, mostruosamente sovradimensionato per numero ed estensione delle costruzioni sul terreno comunale, è stato (fortunatamente) realizzato solo in parte e potenzialmente restano migliaia e migliaia di metri quadri di terreni ancora edificabili, nonostante il delirio cementificatorio che Carpi ha già vissuto negli ultimi dieci anni e nonostante continui ad esserci il paradosso di case e capannoni vuoti e centinaia di famiglie che avrebbero diritto ad una casa a condizioni sociali, che restano in situazioni precarie.
L’elaborazione del PSC in realtà potrebbe intervenire per ridisegnare aree e volumi edificabili, restringendo la possibilità di cementificare ulteriormente il territorio, ma nonostante le promesse dell’assessore Tosi, che dava il PSC per adottato alla fine del mandato scorso, se ne sono perse completamente le tracce e soprattutto è scomparso dai radar di qualsiasi dibattito aperto e pubblico su come i cittadini di Carpi vorrebbero vedere disegnata la loro città nel futuro.
Ovviamente il comparto B16 non sarà un mostro “di per sé”, nel senso che siamo convinti che villette, condomini e, udite udite, una assolutamente nuova e necessaria superficie di vendita, a poche centinaia di metri di distanza da quelle di via Magazzeno e di Cibeno, saranno architettonicamente il meglio che i creatori di villettopoli moderne possano creare, ma resta il fatto “mostruoso” l’idea che ancora nel 2015, si pensi che lo sviluppo di una comunità passi attraverso la moltiplicazione dell’asfalto e del cemento e che la qualità del vivere si collochi a ridosso dei binari (sperando che almeno lascino il posto per il raddoppio della linea, anche questa altra promessa sempre ventilata in campagna elettorale, più o meno da vent’anni a questa parte).
Certo non ignoriamo la novità (in realtà anche qui al momento solo ipotizzata e non si sa quanto reale) di poter costruire un condominio “sociale”, ma ci chiediamo se questa lodevole iniziativa non potesse essere già realizzata anche nelle strutture già di proprietà comunale o se non potesse essere il frutto di un intervento di riqualificazione dell’esistente (“riqualificazione urbanistica”, anche questo un termine molto sventolato in campagna elettorale dalla forze di maggioranza, di cui si sono perse le tracce).
Come Carpi Bene Comune riteniamo che “Consumo Zero di Suolo” significhi prendere in mano una volta per tutte tutto quanto previsto dal vecchio e “cementizio” PRG e rimettere in discussione l’edificabilità di tutte quelle aree che non siano già state costruite e chiediamo che parta una vera procedura partecipativa e trasparente di discussione del nuovo PSC, dove i vantaggi di una difesa oculata del suolo (in termini di mitigazioni del microclima, capacità di assorbimento del suolo in caso di precipitazioni violente, qualità dell’aria e possibilità di produzioni agricole e di biomasse), ovvero tutti quelle proprietà che fanno del suolo un bene comune, non continuino ad essere svendute, com’è successo fino ad ora, ai profitti di pochi privati, che su asfalto e cemento si arricchiscono a danno della collettività.