domenica 24 gennaio 2016

"Dalla notte all'alba della democrazia", buona la quarta



Se alla prima rinunciai per cattive condizioni meteo (e pigrizia), alla seconda per impraticabilità del campo ( tenendosi la cosa alla festa provinciale del PD), alla terza in quel di Limidi causa trasferte di lavoro, infine ANPI di Novi e Rovereto mi hanno dato l’occasione per vedermi, alla quarta replica,  “Dalla notte all’alba della democrazia”, l’esperimento di “history telling” raccontato e musicato dal trio Taurasi – Grillenzoni -  Garuti, in quel del Circolo Arci Taverna.
Credo che negli infiniti modi per celebrare, o meglio,  ricordare e tenere vivo lo spirito della Resistenza, quello di cercare il coinvolgimento emotivo di chi ascolta, attraverso canzoni e letture legando il tutto con dati e notizie storiche, sia senza dubbio efficace.

Giovanni Taurasi interpreta bene il mestiere di narratore, incrociando il riassunto dei fatti storici scritto da lui, con pagine di Levi e Calvino, lettere di protagonisti della Resistenza modenese e nazionale come Gorrieri, Cabassi, Pintor.
Francesco Grillenzoni (voce e chitarre) e Stefano Garuti (tastiere e fisarmonica), forniscono la base sonora del racconto, con arrangiamenti originali di canti partigiani e popolari, “combat folk”dai Gang a Guccini e alcuni pezzi propri.

Bella la scelta scenografica, come la finta radio anni quaranta dalla quale escono i discorsi del Duce o di Badoglio, che insieme alle fto storiche alle mappe degli eventi, proiettate su schermo, completano il quadro.

Che dire? Se dal Taurasi “politico” (fu Presidente del Consiglio Comunale e dell’assemblea provinciale PD) tutto mi distanzia, ho sempre riconosciuto al Taurasi storico rigore e capacità di scrittura e in questo caso, appunto, anche quella di stare sul palco.
Francesco Grillenzoni sfodera ancora la voce potente, calda e intonata come ai tempi dei Tupamaros (ma se non lo imbarazza io lo ricordo anche in un paio di esibizioni giovanili con i più improbabili “Kingstone” o come si faceva chiamare allora, se non ricordo male) e musicalmente, lui e Stefano Garuti mostrano un gran mestiere.

Da spettatore, farei solo due note, del tutto marginali e di mero gusto personale.
Sul “narrato”, per evitare l’effetto “Rai Storia”, consiglierei di ridurre un poco la parte “descrittiva” per dare spazio a qualche testimonianza diretta in più, scovando citazioni meno note da affiancare a quelle nominate sopra, perché resto convinto che il racconto del vissuto personale, possa rendere più partecipe chi ascolta.
Sul cantato, alcuni dei canti partigiani forse meritano una parola di presentazione, dato che possono essere  poco conosciuti (ad esempio la canzone su Badoglio, amaramente divertentissima, l’ho sentita per la prima volta stasera e mi chiedo da dove saltasse fuori) e sui brani “contemporanei”, segnalo che il rischio “enfasi retorica”, quando si canta di cose che non si è vissute,  è dietro l’angolo (“Eurialo e Niso” dei Gang per dirne una, e lo dico io che devo avere ancora la cassetta de “Le radici e le Ali” da qualche parte…)

Detto ciò, lo spettacolo (si può chiamare così un “history telling”?) è caldamente consigliato.