giovedì 26 gennaio 2017

Se si votasse domani, nel migliore dei mondi possibili...

Ecco io guardo i due grafici qua a fianco e ridacchio, perchè se davvero volessero andare a votare domani, l'unico risultato sarebbe la cosa inaspettata, che in un mondo ideale aprirebbe una serie infinita di opportunità.

Mi spiego: se si votasse domani, l'unica soluzione possibile sarebbe che PD e M5S si mettessero d'accordo per governare e fare riforme.
Immagini tratte da www.demopolis.it

Nessuna altra combinazione numerica sarebbe possibile.
I sondaggisti hanno preso parecchie batoste negli ultimi mesi, ma oggettivamente questo risultato, oggi, è plausibile (che poi sia primo l'uno o l'altro è poco rilevante ai fini del ragionamento, la differenza sarebbe comunque di pochi punti e nessuno dei due potrebbe fare maggioranza senza l'altro).

Ora, questa situazione, fra partiti tradizionali, con un solo partito di maggioranza relativa, si risolverebbe al solito all’italiana, tra inciuci, trasformismi, compravendite e leggi finanziare che pur di tenere insieme tutti, regalano mance a destra e manca, finanziando la Sagra del Tarassaco di Vattelapesca o l’Istituto della Cultura Contadina di Cavatigotti.

In questo caso però, non si tratterebbe di vedere un partito grande, “obbligato” a fare scelte umilianti (tipo Alfano ministro degli esteri), ma  avremmo due forze “di massa”, che rischiamo molto più di un singolo collegio elettorale e sarebbero quindi obbligate a guardare ad accordi un po’ più “fattuali” e di ampio respiro.

Nel migliore dei mondi possibili, l’obbligo a doversi accordare tra PD e M5S, pena altrimenti essere obbligati ad elezioni ogni tre mesi,  impicherebbe alcune scelte e cambi di “approccio” di entrambe le organizzazioni alla politica.

Innanzitutto sarebbero obbligati a cercare le figure indiscutibilmente migliori e autorevoli per il governo (e inevitabilmente, almeno per il PdC dovrebbe essere qualcuno estraneo a entrambi i partiti).

Il PD sarebbe obbligato a rinunciare a qualche miliardata in grandi opere inutili e dannose, accettare alcuni passi avanti nei diritti civili (ad esempio la legalizzazione della cannabis e il “completamento” della legge sulle Unioni Civili), qualche sana misura di ripristino a favore delle energie verdi, una legge nazionale sui rifiuti che raccolga le esperienze più avanzate in campo locale, un giro di vite su alcuni privilegi ancora presenti nel sistema politico e (anche se i grillini non ne parlano più da tempo) un netto taglio ai programmi di riarmo (simbolicamente, ma non solo, i primi a cadere sarebbero i famigerati F135, tanto anche il PD quattro anni fa diceva di volerli tagliare, non è vero?).
Nel migliore dei casi possibili sarebbero anche obbligati a prendere qualche misura (mica tanto, solo un poco) per riequilibrare il rapporto fra mondo del lavoro (dipendente e no) e mondo della finanza, tagliare le unghie a certi appetiti sui beni comuni,  smantellare il jobs act e (per me ancora più importante) riformare il lavoro in appalto, inasprire le pene per i reati fiscali e riformare la giustizia civile e penale.
sicuramente tutto questo non potrebbe essere gestito dalla segreteria renziana, che non potrebbe mai rinnciare alla sua visione maggioritaria e caratterizzata da un uomo solo al comando (e così finalmente Renzi potrebbe mantere fede alla propria promessa di ritirarsi a vita privata e guadagnarci in dignità).

Il M5S sarebbe obbligato a “crescere”. Il governo nazionale non consentirebbe “l’eterodirezione” da parte dei suoi due padri-padroni (in realtà uno è “figlio-padrone”, e il solo fatto che sia li per meriti ereditari sarebbe penosamente imbarazzante per qualsiasi forza politica che si vuole democratica, ma vabbè).
Inevitabilmente sarebbero portati a dover selezionare fra quel po’ di teste pensanti che hanno e rinunciare alle sparate demagogiche e retoriche di altri (perché quando governi, sono un boomerang, come ha dimostrato anche l’esperienza di Renzi).
 La pseudo democrazia diretta (dove temi e tempi delle decisioni sono sempre decisi in modo assoluto e insindacabile) verrebbe messa alla prova su temi concreti, scelte di campo, non determinate a tavolino dal “mitologico” staff, e questo li obbligherebbe ad adottare un sistema aperto e trasparente di decisione (che sicuramente non è il famoso portale dedicato al povero Rousseau).
Se l’esperienza durasse abbastanza, dovrebbero arrivare ad ammettere che non si può affrontare la politica istituzionale in un paese democratico, generalizzando il giudizio sulle altre forze politiche: lavorandoci insieme, sarebbero obbligati a “riconoscere l’altro” (il chè non significa rinnciare al diritto di critica, ma significherebbe farlo con onestà intellettuale e riportando sempre ad ognuno le proprie responsabilità individuali).
Ecco, nel migliore dei mondi possibili, questa legge elettorale, con le forze che sono in campo oggi, in un paio d’anni sarebbero obbligate ad un’assunzione di responsabilità che non consentirebbe più compromessi al ribasso ma casomai “al rialzo”, perché avrebbero entrambe troppo da perdere, non potrebbero più dire che non passa la legge sulla tortura in Senato perché “Alfano e Verdini non vogliono”, dato che tutti e due l’hanno sempre sostenuta, non potrebbero rifugiarsi dietro a pretesti, potrebbero solo governare, obbligati a tirare fuori il meglio che c’è.

Nel migliore dei mondi possibili, i sondaggisti la smetterebbero anche di misurare la sinistra solo sulla base dell’unica forza presente in Parlamento (ieri SEL, oggi SI), dato che ad ogni elezione si scopre che ne esiste almeno  un'altra, praticamente equivalente nei consensi.
Nel migliore dei mondi possibili, mentre la “coalizione anomala” governa, la sinistra tutta troverebbe forme di organizzazione federativa e democratica, rispettose dell’identità di ognuno e dell’apporto di singoli, riunendo comunisti, ecologisti, “possibilisti”,  sinistri non meglio identificati e comincerebbe a fare quel lavoro dal basso sui temi che contano, che nel tempo necessario ad arrivare alla legislatura successiva, consentirebbe di avere quel consenso sufficiente per diventare l’alleato necessario di una delle due forze per il prossimo governo, obbligando uno dei due poli a non lasciare cadere i contenuti più radicali delle scelte viste sopra

Questo nel migliore dei mondi possibili. 
Poi lo so anche io che siamo in Italia ma, diciamocelo, la situazione potrebbe essere potenzialmente più interessante (e divertente) di quanto paventano coloro che si stracciano le vesti per il ritorno alla prima repubblica.

Ecco, non fosse che per questa possibilità, io sarei contento se si votasse domani.