mercoledì 14 giugno 2017

Il botto di Novi

Foto tratta da Wikipedia
Alla fine a Novi è successo qualcosa che qua da noi capita più o meno con la stessa frequenza del passaggio della cometa di Halley (ogni 70 anni), ovvero il partitone ha perso un sindaco, a favore di una lista civica, che nonostante fosse promossa da molti “ex” di varie provenienze, era “civica veramente” (per parafrasare Finardi, che stasera si vola alto).

Quindi in bocca al lupo alla lista NOI, che come avevo modo di dire qualche giorno prima del voto, se non altro aveva il pregio, per chi sta nell’Unione ma fuori da Novi, di dire cose chiare su due temi rilevanti di politica locale quali la svendita di AIMAG a HERA e la CISPADANA.

Per tutto il resto, ovviamente e come è giusto, si vedrà come giudicarli alla prova di governo, ma intanto condiamo con qualche commento generale.

Le elezioni più combattute di Novi, segnate dal dramma del terremoto e da una ricostruzione che lascia ancora molte cicatrici sul terreno e nell'animo dei novesi, risultano essere anche quelle che storicamente hanno visto la più bassa affluenza in assoluto (55% di votanti, su tutto il corpo elettorale).
Un fenomeno che si inserisce in una tendenza nazionale (in provincia c’è chi ha fatto peggio), ma che deve far riflettere quando si manifesta in quella che in teoria dovrebbe essere l’elezione più importante, quella dell’istituzione più vicina ai suoi cittadini.

Ecco, se le acque della politica italiana sono così avvelenate da non far scattare neanche la voglia di andare a votare per il proprio Sindaco,  secondo me siamo messi piuttosto maluccio.
Francamente non “giustifico” il corpo elettorale: è vero che a Novi parte dell’astensione può anche essere dovuta all’assenza di alcune famiglie politiche “nazionali” (M5S, una lista di “sinistra-sinistra”), ma francamente non credo che la loro presenza avrebbe spostato di molto il dato dell’affluenza.

C’è un mix tossico molto pericoloso per la nostra democrazia, a partire proprio dal ruolo degli enti locali, che unisce lo svuotamento effettivo di poteri delle sale consiliari (e in qualche caso, delle giunte quando queste si trovano in Unioni Comunali “asfissianti” dal punto di vista istituzionale come quella delle Terre d’Argine), e mancanza di partecipazione da parte di una fetta dell’elettorato, deluso, scoraggiato confuso o molto più semplicemente cerebralmente anestetizzato e politicamente pigro, incapace di mettersi in gioco per le proprie idee (si fa presto a rifugiarsi nel “sono tutti uguali” e lamentarsi al bar, senza mai provare a scollare il culo dal divano).

Così, paradossalmente, sono le elezioni nazionali quelle che vedono risvegliarsi la partecipazione al voto, anche se lì in teoria il “peso” di ogni singolo elettore è molto meno determinante, ma queste  godono del traino della infinita campagna elettorale televisiva in cui si trascina questo paese, da sempre, fatta di semplificazioni e slogan, buoni per i talk show e per creare i leader di cartapesta che puntualmente vengono bruciati in meno di una legislatura.

Tornando al locale, il segnale di Novi è comunque importante dal punto di vista simbolico, ha acceso facili entusiasmi negli omologhi civici carpigiani e addirittura in esponenti della destra modenese (già dimentichi che NOI ha battuto anche la lista FI-Lega, che in termini percentuali raccatta poco più di quello che presero le tre liste di centrodestra presentatesi separate nel 2012), farà volare qualche straccio in casa PD (ma neanche più di tanto, dato che ex amministratori e neo candidati, non erano comunque nel “giro” di chi poteva auspicare a carriere in livelli superiori, quindi il partitone digerirà il tutto in fretta senza troppi strascichi, mica stiamo parlando degli intraprendenti ex sindaci di Soliera, per dire…).

Di buono, nella perdita di uno “spillino” nella mappa del potere del partitone, c’è che se non altro, per le elezioni amministrative di Carpi, la sinistra a sinistra del PD, ma a rimorchio delle sue giunte (Sinistra Italiana e MDP per intenderci), non potrà rifugiarsi dietro situazioni di fatto precostituite per giustificare il prosieguo dell’alleanza con il partitone in tutta l’Unione Comunale.
La botta presa a Novi, magari potrebbe ispirare qualche sano ripensamento.
Faccio solo notare che la credibilità di tali “ripensamenti” sarà inversamente proporzionale al tempo che ci metteranno per “rivalutare” l’asse con il PD, specie ora che a Carpi (e speriamo un domani anche a Novi e a Soliera) ci si dovrà schierare su una questione chiave come il referendum di AIMAG (a proposito, ancora un caro saluto al Sindaco di Carpi). A “prese di coscienza” maturate due mesi prima delle elezioni, e fatte a macchia di leopardo sul territorio provinciale, evidentemente,  non crederà nessuno.
Ma per quanto riguarda il 2019 ne riparliamo tra un po’ (non troppo però).