martedì 6 marzo 2018

Il voto a Carpi secondo me (edizione Politiche 2018)


Non c’è nulla da fare, giocare con i numeri della politica, per chi soffre di pericolose deviazioni comportamentali e sindromi antisociali come le mie, resta un richiamo irresistibile, quindi ecco qua l’edizione 2018 in salsa o meglio mostarda carpigiana (che, per inciso, a me non piace).

Potere al Popolo: manca sia l’uno che l’altro.
Nella maratone notturna del buon Mentana, a tarda ora, si è vista una Viola Carofalo festeggiare in un ristorante napoletano per un risultato che lei e i militanti dell’OPG ritengono importante.
Sarà e ne hanno tutto il diritto, ma da loro elettore, sommessamente faccio notare che se si decide di partecipare ad un’elezione, con un risultato come quello ottenuto, al massimo ci fai la birra (e pare che di birra ne girasse parecchia, da quelle parti  ieri sera).
Si sbertucciava il risultato di Rivoluzione Civile di Ingroia del 2013, e nonostante una campagna elettorale infinitamente più partecipata di allora, la lista si ritrova senza popolo a cui affidare qualsivoglia potere.
Possimo metterci tutte le attenuanti del caso, ma la cosa è innegabile.
In quel di Carpi poi risultiamo pure più bassi della media nazionale, per la  Camera sono meno di 350 i voti, peggior risultato di sempre per le liste collocate a sinistra e in opposizione al partitone.
Inutile fustigarsi o cercare le cause nel poco tempo e nell’impossibilità di apparire sui media: semplicemente “il popolo” ha ritenuto che una lista del genere non servisse e, a mio modesto parere, un risultato del genere non lascia margini per poter costruire alcunchè di credibile per le prossime amministrative, sicuramente non in un solo anno.
Non credo ci siano stati errori di metodo e in politica non ci possono essere errori di contenuti, nel senso che il programma nato dalle famose 150 assemblee sparse per l’Italia era esattamente quello che gli attivisti di PaP e i loro elettori volevano.
Molto semplicemente, bisogna prendere atto che erano istanze che interessavano giusto quei pochi, come il sottoscritto, che credono che la giustizia sociale “correttamente intesa” debba giocare un ruolo nell’elaborazione di una proposta politica.
Nulla di sbagliato, quindi, nella scelta di andare avanti dopo il fallimento dell’ipotesi unitaria del Brancaccio, ma evidentemente siamo una esigua minoranza che parla una lingua incomprensibile per i più, dicendo cose che per forma o contenuti, interessano solo noi. Detto questo, io gli altri con il caxxo che li voto (tiè!).

Il partitone non è più “one”
Seimila voti scarsi in meno rispetto alle politiche del 2013, seimila abbondanti rispetto alle europee, questa volta la botta si è sentita davvero. Un consenso ridotto al 33% all’ex partitone qualche anno fa qua sarebbe suonato come una bestemmia, ma questo è. 
Passa la Lorenzin, e la cosa potrebbe sembrare paradossale, che uno dei pochissimi collegi “rossi”, finisca in mano all’ex coordinatrice di Forza Italia, alla guida di una lista che rappresenta forse lo 0,5% dell’elttorato. Poco più a nord, nel collegio che comprende anche Novi, non passa Stefano Vaccari, travolto dall’avanzata leghista nel ferrarese. Per l’ultimo segretario della FGCI provinciale di Modena (correva l’anno 1989), non è bastata la messa a fianco della Lorenzin per San Geminiamo per ritrovare la grazia di uno scranno e si crea così un nuovo ed ulteriore problema di ricollocamento per la federazione del PD modenese.

Il M5S raddoppia
Sicuramente un successo per il M5S,. che guadagna 7 punti rispetto alle politiche del 2013 e raddoppia rispetto alle amministrative del 2014. Nessun collegio per loro, che a Carpi candidavano “attivisti”, quindi in un certo senso persone poco conosciute, ma il colpaccio non riesce neanche nel collegio poco più a nord al parlamentare uscenti Vittorio Ferraresi (che dovrebbe essere recuperato al proporzionale, se ho visto bene)


Liberi e Uguali (a prima)
Alla fine LeU si porta a casa giusto 800 voti in più di quelli avuti da SEL alle politiche del 2013. 800 voti sui 6000 persi dal partitone, basta questo per dire del successo dell’operazione, tenuto conto che i leader nazionali erano ogni giorno in uno qualsiasi dei talk show televisivi, che esibivano addirittura la seconda e terza carica dello Stato in un'unica lista, e che hanno speso una paccata di soldi già prima della campagna elettorale ufficiale, praticamente unici, in una campagna fatta di affissioni pubblicitarie grandi e piccole, che manco il SIlviodei tempi d'oro poteva permettersi.
Certo se riuscirà a tenere questo risultato (e se riusciranno a stare insieme) anche tra un anno, per la prima volta da quando esiste l’elezione diretta del Sindaco, potrebbe esserci un consigliere a “sinistra” del PDS-DS-PD nell’alleanza di centrosinistra a Carpi, ma che sia poi distinguibile da quanto il partitone proponga in termini di amministrazione comunale, questo è tutto un altro paio di maniche.

A destra (in fondo a..)
Va bon , son cresciuti, ovviamente soprattutto grazie alla Lega, ma quella coalizione lì a Carpi faceva più del 30% nel 2009 e non mi pare che ci siano ancora tornati e soprattutto non sembrano in grado di esprimere nessun esponente credibile per il territorio, anche in chiave prossime elezioni amministrative.

E quindi?
E quindi… niente.
Nel senso che così stando le cose, e fatte le dovute differenze, tra elezioni politiche e amministrative, chiunque creda che Carpi sia diventata “scalabile” per le elezioni comunali del 2019, secondo me si illude, sostanzialmente per due motivi.
Il primo è la perdurante assenza all’orizzonte di un candidato sindaco sufficientemente forte e credibile da presentare da parte di qualunque degli schieramenti opposti al (ex)partitone  
Il secondo è che tutti i contendenti sono vittime di sindromi da autosufficienza, per cui il M5S va da solo perché sì, il centrodestra sta insieme obtorto collo, ma comunque non sfonda il 30% dei consensi e in un secondo ipotetico doppio turno, sarebbe invotabile per gli elettori M5S (anche se potrebbe pescare qualcosa dai civici di CarpiFutura) e Carpifutura non potrà più godere del vantaggio di un centrodestra in crisi di consensi come quattro anni fa (con la Lega al 3%, tanto per intenderci) e un M4S ancora non “maturo” come oggi e comunque alleandosi a liste di partito perderebbe appunto quel carattere di “civismo”, che ha reso la lista votabile anche da molti elettori del PD a livello nazionale, ma un po’ stanchini dell’eterno gestire delle cose comunali da parte del (ex)partitone.
Ben che vada (per loro) potrebbero obbligare Bellelli al secondo turno, ma non ci scommetterei troppo.

A meno che…
A meno che, se vogliamo andare di fantapolitica, la crisi nazionale del PD non si trasformi in un ulteriore frattura, che a quel punto lascerebbe la sua ala più renziana libera di tentare strade “à la Macron”, e allora potremmo addirittura vedere un duello Bellelli (finalmente libero di non dover far più finta di essere renziano), spalleggiato dai suoi vecchi compagni bersaniani e il suo vicesindaco Morelli, che potrebbe mettere su un fronte moderato pescando da Carpifutura e magari pure Forza Italia sotto mentite spoglie.
Ipotesi surreale ma che secondo me non dispiacerebbe a molte di quelle associazioni di categoria e altri circoli imprenditoriali e benpensanti, con l’idea di modernità e sviluppo ferma agli anni 90, che si attaglia perfettamente alla figura del nostro vicesindaco e assessore alle feste che, come descritto inaltre parti, dato l’esaurirsi del suo secondo mandato da assessore e la sua trombatura nelle candidature per le politiche, rischia un'inevitabile uscita dalla scena almeno per i prossimi cinque anni (se non definitiva e salvo deroghe).
Ecco, in quel caso, anche in assenza di candidati sindaco credibili per l’elettorato carpigiano, pure il M5S potrebbe pensare di potersela giocare al ballottaggio.
Qualunque sia lo scenario, do per certo che spazio per un lista civica dichiaratamente di sinistra come quella di Carpi Bene Comune nel 2014, non ce ne sarà (e non ce ne sarà, temo, ancora per molto).

Si accettano scommesse (cioè, al massimo un caffè e sempre che i lettori non siano più dei soliti famigerati quattro).