Bosco Ospizio: l’occasione che PD e centrosinistra di Reggio Emilia potrebbero (e dovrebbero) cogliere
Un caro amico ed io abbiamo appena fatto un breve giro al
Bosco Ospizio di Reggio Emilia, annoto qua alcune impressioni a caldo su questa
vicenda che, se vogliamo, è emblematica della concezione politica dell’uso del
territorio da parte delle amministrazioni di centrosinistra emiliane ma, al
tempo stesso, se volessero stupirci, potrebbero giocarsela come un magistrale
cambio di rotta e di immagine.
La storia (molto) in breve
Bosco Ospizio è il nome che è stato dato all’area verde, di circa quattro ettari e mezzo, sostanzialmente rinselvatichita, che si è sviluppata in qualche decina d’anni, dopo la chiusura di un ospizio per anziani alle porte di Reggio Emilia.
L’area pubblica è stata ceduta al migliore offerente tramite un’asta pubblica, vinta da CONAD, che su quel bosco intende costruire l’ennesimo centro commerciale, condito con un paio di locali di uso “pubblico” per ASL e/o comune.
Dal 2024 un agguerrito e nutrito comitato di cittadini cerca invece di salvare il bosco, così come è cresciuto in questi anni, che costituisce una preziosa difesa bioclimatica, un polmone verde a ridosso della trafficatissima via Emilia, che di sicuro non ha necessità di ulteriori aree commerciali portatrici di ulteriore traffico.
Di recente anche professori delle Università di Modena e Reggio Emilia hanno sostenuto la necessità di tutelare aree urbane di biodiversità e di mitigazione del calore come il Bosco Ospizio.
Il Presidio
Dopo anni (anni!) di iniziative, mobilitazioni e dibattiti, a fronte della sordità dell’amministrazione comunale e della proprietà dell’area il comitato di Bosco Ospizio, dal 3 agosto, ha cominciato un presidio permanente davanti all’area con l’intento di scongiurare l’avvio dei lavori, dato per imminente.
Per una realtà come Reggio Emilia si tratta di una mobilitazione importante che ha già coinvolto centinaia di persone e che gli animatori del comitato portano avanti con una determinazione ed una serenità che meriterebbe veramente di avere successo.
L’opportunità
Cementificare aree verdi per creare nuove strutture commerciali e parcheggi.
Chi legge questo blog sa che per il sottoscritto uno dei principali motivi di contrasto con quelli che una volta erano miei compagni nel partitone sono sempre state le politiche urbanistiche e ambientali, con l’aggravante che il peggior periodo di cementificazione di queste terre è stato fatto accompagnandolo sempre in campagna elettorale da insopportabili quanto ipocrite tiritere sulla “sostenibilità ambientale” arrivando anche a millantare in alcuni casi il “consumo zero di suolo”.
Ora, davanti agli evidenti effetti che quelle politiche (a livello locale, nazionale e globale) hanno portato e che sono davanti agli occhi di tutti in questa estate torrida, un amministratore che decidesse, per una volta, di essere d’esempio di un cambiamento potrebbe, secondo me, godere di un incredibile ritorno in termini di popolarità e credibilità.
È ovvio che davanti ad atti “costituiti” tornare indietro sia complicato ma se Sindaco e CONAD si sedessero ad un tavolo e capissero che danno d’immagine può venirne da un esito negativo di questa storia, forse potrebbero ragionare su alcune iniziative ancora possibili.
Ad esempio: il comune potrebbe offrirsi di riprendersi l’area al prezzo sborsato dal CONAD e sono sicuro che se chiamasse i reggiani e gli abitanti dei comuni limitrofi a contribuire alla spesa con una bella colletta in rete, non dovrebbe essere necessario fare grossi sacrifici nel bilancio comunale (che comunque nel 2005 presentava un avanzo di bilancio di 4,9 milioni di euro, per dire).
L’alternativa invece è continuare a vedere l’amministrazione comunale e il gruppo CONAD essere trascinati su social e media anche nazionali con questa pessima immagine, di chi fa tante parole sulla sostenibilità ambientale e mette in campo come prima misura l’abbattimento di un bosco e l’impermeabilizzazione di qualche ettaro di suolo.
Diciamo che dopo questo orrore sarà (ancora più) difficile credere ai bei bilanci di sostenibilità del gruppo CONAD ed alle belle parole in campagna elettorale del centrosinistra.
Comunque
Se questa storia è arrivata fuori dai confini reggiani lo si deve ad una mobilitazione lunga, intensa e disinteressata di molti cittadini e cittadine che stanno conducendo questa lotta, verso i quali siamo tutti debitori e, dato che è una lotta che ci riguarda tutti e che potrebbe portare ad un risultato esemplare, sarebbe bene che tutti trovassimo modo di dare un sostegno in tutti i modi possibili anche da quel di Carpi (molti, a partire dal gruppo Carpi per la Giustizia Climatica e Sociale, ma anche tanti singoli, lo hanno già fatto) quindi:
1) Passate dal presidio, se avete tempo e modo meglio ancora quando si presenteranno le ruspe
2) Sostenete il comitato economicamente, visto che nel frattempo CONAD ha già minacciato querele e ci sono spese da sostenere (cercate le info sulle pagine social del comitato Bosco Ospizio).
3) Boicottate CONAD (e fateglielo sapere): più rumore facciamo, più è facile che capiscano che questa è una decisione che danneggia in primis i loro affari.
La storia (molto) in breve
Bosco Ospizio è il nome che è stato dato all’area verde, di circa quattro ettari e mezzo, sostanzialmente rinselvatichita, che si è sviluppata in qualche decina d’anni, dopo la chiusura di un ospizio per anziani alle porte di Reggio Emilia.
L’area pubblica è stata ceduta al migliore offerente tramite un’asta pubblica, vinta da CONAD, che su quel bosco intende costruire l’ennesimo centro commerciale, condito con un paio di locali di uso “pubblico” per ASL e/o comune.
Dal 2024 un agguerrito e nutrito comitato di cittadini cerca invece di salvare il bosco, così come è cresciuto in questi anni, che costituisce una preziosa difesa bioclimatica, un polmone verde a ridosso della trafficatissima via Emilia, che di sicuro non ha necessità di ulteriori aree commerciali portatrici di ulteriore traffico.
Di recente anche professori delle Università di Modena e Reggio Emilia hanno sostenuto la necessità di tutelare aree urbane di biodiversità e di mitigazione del calore come il Bosco Ospizio.
Il Presidio
Dopo anni (anni!) di iniziative, mobilitazioni e dibattiti, a fronte della sordità dell’amministrazione comunale e della proprietà dell’area il comitato di Bosco Ospizio, dal 3 agosto, ha cominciato un presidio permanente davanti all’area con l’intento di scongiurare l’avvio dei lavori, dato per imminente.
Per una realtà come Reggio Emilia si tratta di una mobilitazione importante che ha già coinvolto centinaia di persone e che gli animatori del comitato portano avanti con una determinazione ed una serenità che meriterebbe veramente di avere successo.
L’opportunità
Cementificare aree verdi per creare nuove strutture commerciali e parcheggi.
Io credo che nel 2026, amministrazioni pubbliche e aziende che non
abbiano ancora capito che oltre all’innegabile danno ambientale (di cui decisamente il
pianeta non ha bisogno) si aggiunge un rilevante danno di immagine e credibilità, più che stupide siano autolesioniste.
Chi legge questo blog sa che per il sottoscritto uno dei principali motivi di contrasto con quelli che una volta erano miei compagni nel partitone sono sempre state le politiche urbanistiche e ambientali, con l’aggravante che il peggior periodo di cementificazione di queste terre è stato fatto accompagnandolo sempre in campagna elettorale da insopportabili quanto ipocrite tiritere sulla “sostenibilità ambientale” arrivando anche a millantare in alcuni casi il “consumo zero di suolo”.
Ora, davanti agli evidenti effetti che quelle politiche (a livello locale, nazionale e globale) hanno portato e che sono davanti agli occhi di tutti in questa estate torrida, un amministratore che decidesse, per una volta, di essere d’esempio di un cambiamento potrebbe, secondo me, godere di un incredibile ritorno in termini di popolarità e credibilità.
È ovvio che davanti ad atti “costituiti” tornare indietro sia complicato ma se Sindaco e CONAD si sedessero ad un tavolo e capissero che danno d’immagine può venirne da un esito negativo di questa storia, forse potrebbero ragionare su alcune iniziative ancora possibili.
Ad esempio: il comune potrebbe offrirsi di riprendersi l’area al prezzo sborsato dal CONAD e sono sicuro che se chiamasse i reggiani e gli abitanti dei comuni limitrofi a contribuire alla spesa con una bella colletta in rete, non dovrebbe essere necessario fare grossi sacrifici nel bilancio comunale (che comunque nel 2005 presentava un avanzo di bilancio di 4,9 milioni di euro, per dire).
L’alternativa invece è continuare a vedere l’amministrazione comunale e il gruppo CONAD essere trascinati su social e media anche nazionali con questa pessima immagine, di chi fa tante parole sulla sostenibilità ambientale e mette in campo come prima misura l’abbattimento di un bosco e l’impermeabilizzazione di qualche ettaro di suolo.
Diciamo che dopo questo orrore sarà (ancora più) difficile credere ai bei bilanci di sostenibilità del gruppo CONAD ed alle belle parole in campagna elettorale del centrosinistra.
Comunque
Se questa storia è arrivata fuori dai confini reggiani lo si deve ad una mobilitazione lunga, intensa e disinteressata di molti cittadini e cittadine che stanno conducendo questa lotta, verso i quali siamo tutti debitori e, dato che è una lotta che ci riguarda tutti e che potrebbe portare ad un risultato esemplare, sarebbe bene che tutti trovassimo modo di dare un sostegno in tutti i modi possibili anche da quel di Carpi (molti, a partire dal gruppo Carpi per la Giustizia Climatica e Sociale, ma anche tanti singoli, lo hanno già fatto) quindi:
1) Passate dal presidio, se avete tempo e modo meglio ancora quando si presenteranno le ruspe
2) Sostenete il comitato economicamente, visto che nel frattempo CONAD ha già minacciato querele e ci sono spese da sostenere (cercate le info sulle pagine social del comitato Bosco Ospizio).
3) Boicottate CONAD (e fateglielo sapere): più rumore facciamo, più è facile che capiscano che questa è una decisione che danneggia in primis i loro affari.
Grazie ancora al comitato Bosco Ospizio.


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